di Cesarina Briante
A metà tra storia e leggenda si colloca l’origine dei bastoncini di zucchero, dolci dalla forma curiosa e dai colori vivaci che ancora oggi catturano l’attenzione di grandi e piccini. Si racconta che nel lontano 1670, nella grande cattedrale di Colonia, i bambini del coro fossero vivaci e irrequieti. Come spesso accade in ogni epoca e luogo, far star fermo un bambino è una faticosa impresa. Le lunghe funzioni natalizie li annoiavano, e le loro voci si perdevano più in chiacchiere che nell’esecuzione dei canti.
Il maestro del coro, stanco ma ingegnoso, chiese a un pasticcere di inventare un dolce che potesse tenerli tranquilli e allo stesso tempo ricordare loro il senso della festa. Nacquero così lunghi bastoncini di zucchero, piegati a forma di gancio per richiamare il passo dei pastori che vegliavano sul Bambino. Erano bianchi, semplici, ma bastava stringerli tra le mani per sentire un po’ di dolcezza e disciplina. I bambini li accolsero con stupore: non più solo note e preghiere, ma un segno di festa che li faceva sorridere e li riportava all’armonia del canto.
Col tempo, quei bastoncini viaggiarono oltre Colonia, attraversarono mercati e fiere, vestirono strisce rosse come il sangue di Cristo, si profumarono di menta per evocare freschezza e purezza, e finirono appesi agli alberi di Natale come ornamenti luminosi.
Ogni famiglia li custodiva come simbolo di pazienza e di gioia, un piccolo dono che rallegrava i cuori.
Oggi, tra le bancarelle di Varese e nelle piazze di tante città, brillano ancora come allora: dolci che nascono da un gesto di ingegno e diventano segno di festa, capaci di alimentare lo spirito del Natale con la loro forma e i loro colori. Non sono soltanto zucchero e menta, ma frammenti di storia che raccontano come anche la disciplina possa trasformarsi in allegria, e come un semplice bastoncino possa diventare leggenda.
Fotografia originale dell’autrice, 2025. Il bastoncino appeso all’albero diventa simbolo della leggenda corale di Colonia.