IN ANTEPRIMA Guttuso: una Danae “di Velate” in prima assoluta al Castello di Masnago

ESCLUSIVA. In anteprima esclusiva per VareSempre l’immagine della “Danae da Klimt” di Guttuso mai esposta al pubblico prima d’ora

di Carla Tocchetti

È tutta “varesina”, per l’esattezza di natali velatesi, e non è mai stata esposta al pubblico prima d’ora, la Danae da Klimt di Guttuso che VareSempre propone in anteprima esclusiva ai propri lettori. L’opera verrà svelata domenica 1 febbraio al Museo di Arte Moderna e Contemporanea del Castello di Masnago a Varese (inaugurazione ore 17.00).

Una assoluta première per il privatissimo tondo proveniente dalla collezione personale di Antonio Pellin, recentemente regalato alla giovanissima figlia Caterina. L’opera fa parte di un programma decennale promosso dal Comune di Varese con la Fondazione Pellin volto a valorizzare lo speciale legame umano, artistico e collezionistico dell’Artista Guttuso con Varese. Grazie all’amicizia con Guttuso del comm. Francesco Pellin, capostipite e grande collezionista scomparso nel 2009, alla preziosa familiarità e alle fertili conversazioni nell’atelier di Velate, oggi i ricordi del figlio Antonio ci restituiscono anche una dimensione viva e profonda dell’opera presentata.

E’ stata la passione per il salmone affumicato, iniziata con Francesco fondatore della Fjord e proseguita con Antonio oggi amministratore delegato della Milarex Italia, business da 80 milioni di euro e leader internazionale nel segmento, che ha permesso alla famiglia di imprenditori di divenire anche collezionisti illuminati: accanto al successo nel lavoro è cresciuta anche la disponibilità a costituire e storicizzare una importante raccolta d’arte contemporanea, focalizzata nel caso specifico su Guttuso.

L’opera esposta al Castello di Masnago appartiene alla piena maturità di Guttuso e riflette la profonda consapevolezza che il Maestro aveva del proprio percorso.

I salotti del potere e il mercato dell’arte
Giunto negli anni Trenta a Roma da Bagheria dov’era nato (1911), Guttuso coglie l’importanza di capire il mercato dell’arte, ne studia i meccanismi, si interroga sulle ragioni del successo di altri Maestri. Nella capitale inizia a frequentare i salotti “bene” e l’ambiente politico-culturale di sinistra, osservando le tendenze internazionali che si fanno largo nel collezionismo nell’immediato dopoguerra. Percepisce lo spostamento del baricentro commerciale dell’arte contemporanea verso un nuovo mondo fatto di galleristi-manager che dalle nuove capitali estere dell’arte muovono le mode e corteggiano i media.

Autodidatta, ma con un talento per il disegno che lo porta naturalmente al figurativo realistico, Guttuso studia i classici ma si confronta con le avanguardie del Novecento per proporre una linea artistica contemporanea agli investitori. Le quattromila opere prodotte in vita rappresentano la precisa volontà di indagare perchè alcuni lavori, sintesi rappresentativa di un’epoca sociale, economica e politica, sono acclamati come universali, e appetibili dai clienti.

All’inizio degli anni ’40 Guttuso sceglie di portarsi su una strada di rottura e di forza comunicativa, una tensione evidente nella celebre Crocifissione (1941), tacciata di scandalo per il nudo della Madonna, di Maria Maddalena e Marta, in realtà scampata alla censura e apprezzatissima dei critici.  Qualche anno dopo Guttuso entra in contatto con Picasso, lo va a trovare nel suo atelier, dialogano, si confrontano su temi socio-politici del millennio, collaborano. Anche Picasso, come Guttuso, è iper-produttivo e iper-sperimentatore, iper-critico con sé stesso e iper-insoddisfatto del risultato raggiunto. Guttuso sa che attraverso il confronto diretto con un Maestro può affinare la sua identità personale: osserva tutto, assimila, riflette.

Negli anni Cinquanta Guttuso decide di tenere Villa Dotti a Velate, che inizialmente la moglie Mimise voleva vendere, con l’obiettivo di concentrarsi sul proprio lavoro e condurre una vita più ritirata, immersa nella natura. Nella scuderia allestisce un atelier estivo dove poter dipingere grandi formati e temi esistenziali in una atmosfera intima e raccolta, ben diversa dalla concitazione romana o palermitana.

Arte e impegno politico

Tra realismo metaforico e allegoria, Guttuso amplifica l’impegno politico e culturale di sinistra – di pari passo con una idea dell’arte come strumento di denuncia sociale – con una straordinaria capacità di comunicazione. Nominato senatore della Repubblica, negli anni Settanta e Ottanta le sue opere, cariche di riferimenti attuali e ideologici, ricchi di citazioni dotte, sono spesso veicolate dalle maggiori testate giornalistiche. Sono anni che segnano anche una ridefinizione profonda della società italiana, e soprattutto della Donna, progressivamente liberata da vecchi preconcetti attraverso il dibattito sul divorzio, sull’aborto e l’abolizione del delitto d’onore.

Una “nuova” Danae

La Danae da Klimt (1984) esposta a Masnago nasce da questa sedimentazione di esperienze. Guttuso si confronta con un Maestro del passato, Gustav Klimt, e con uno dei quadri più famosi al mondo, la Danae. Oltre settant’anni dopo, Guttuso non vuole farne un semplice omaggio, vuole dialogare alla pari con il celebre Artista della secessione viennese, vuole sfidarlo sul suo terreno: attualizzare il mito. Innanzitutto con felicissima intuizione sceglie un inedito formato tondo, leggermente più celebrativo e solenne del quadrato di Klimt, capace di accogliere senz’altro sfondo la figura senza veli della principessa che riceve una pioggia divina di monete d’oro che la feconderà. Tutto è giocato su cromatismi rosso-arancio, dorati e intensi, governati da Guttuso con la consueta padronanza – gli speciali tubetti di colore acrilico di marca americana, allora introvabili in Italia, glieli portava Francesco Pellin da New York.  

Nulla a che vedere con l’altra Danae (coll. Enrico Coveri), che Guttuso dipinge nello stesso anno, forse perché richiesta dal mercato: una figura più conturbante e secolarizzata, in cui si riconosce tra le lenzuola il corpo combattivo di una Marta Marzotto velata: i capelli sono biondi, le calze fermate da una giarrettiera, i colori carnosi e freddi.

La Danae di Velate, invece, gioca una sfida più sottile e colta. In una atmosfera calda e viva, la fanciulla, ritratta in una posa per nulla volgare e priva di qualsiasi orpello, appare nella sua essenza: vulnerabile come in fondo è ogni essere umano. Tuttavia proprio qui è la forza contraddittoria del dipinto: neppure la copiosa pioggia di danari imposta dall’alto, riesce a intaccare la libertà e la bellezza di questa giovane donna, sublimata in un istante carico di simbolismo e sacralità. In questa Danae velatese Guttuso condensa tutto: la maturità artistica, il dialogo con la storia dell’arte, l’impegno civile non disgiunto da tardive riflessioni religiose, la capacità di conquistare qualcosa che va oltre il tempo e l’oblio.

Verso la fine della sua vita, infatti, poco prima di ammalarsi e lasciarci, Guttuso stava riflettendo sempre più lucidamente su cosa trasmettere dopo di sé. Seleziona, focalizza, decide con fermezza. Pubblica con il critico Crispolti un catalogo in vita delle proprie opere (in cui ringrazia Francesco Pellin per il sostegno), valuta di trasferire i suoi diritti d’arte a Fabio Carapezza attraverso l’istituto dell’adozione: l’opera di valorizzazione degli archivi doveva proseguire anche dopo la morte, a Roma e a Bagheria. Grazie a questa estrema consapevolezza, atto finale della propria esistenza, le opere di Guttuso viaggiano, si scambiano, riescono ancora oggi a parlare al pubblico di tutto il mondo di quella bellezza eterna che solo l’arte può strappare all’effimero.

@ Carla Tocchetti 2025

Inaugurazione al Castello di Masnago via Cola di Rienzo 42, Varese, alle ore 17 di domenica 1 febbraio 2026 con una conferenza a cura di Serena Contini “Gli omaggi di Guttuso ai Maestri del passato: da Botticelli a Raffaello, da Cranach a Caravaggio, da Klimt a Picasso”. Esposizione fino al 29 marzo 2026.