Giuseppe Armocida (1946-2026), il gigante della cultura varesina

di Carla Tocchetti

Incidere ancora una volta, nonostante la malattia che lo stava portando via, sulla possibilità di costruire conoscenza per il territorio. A questo stava lavorando, con le sue ultime forze, Giuseppe Giugi Armocida: avrebbe collaborato a un vero e proprio “archivio degli archivi” nella biblioteca del polo culturale Borghi a Comerio – perfetto suggello di una vita eccellente spesa tra i libri, l’insegnamento e l’impegno civico.

Dal profondo Sud alla “lombardissima” Varese
Con la scomparsa di Giugi Armocida, la lombardissima Varese si inchina ancora una volta a un figlio del profondo Sud – il richiamo è all’amico editore Macchione. Portatrice di un cognome da Magna Grecia, la famiglia Armocida da Caraffa del Bianco, Locride (RC), era giunta in provincia alla fine degli anni Quaranta per dare alle nuove generazioni un futuro da professionisti, interrompendo la singolare genealogia ministeriale che vedeva nonno, padre e zio, tutti segretari comunali.

Ma ricordare Armocida solo come calabrese sarebbe fargli un torto. Una adolescenza trascorsa tra Ispra e Varese, tra tanti amici cairolini ora diventati illustri e la decisione di intraprendere Medicina, viene funestata da una serie di gravissimi lutti familiari, che imprimono in lui uno strazio indelebile, che fa rafforzare l’attaccamento alle persone e al territorio che lo avevano accolto. Nasce probabilmente da qui il radicamento per la terra varesina e la passione per la storia locale, che renderanno eclettico il caleidoscopio dei suoi interessi.

Dall’archeologia alla psichiatria forense
Dotato di un talento eccezionale per lo studio, tra i venti e i trent’anni Armocida passa con disinvoltura dall’Archeologia alla Storia Varesina, da Medicina alle specializzazioni in Psichiatria, Medicina Legale e Storia della Medicina, girando l’Italia intera con le docenze accademiche. In molti ricordano le sue vibranti lezioni tra scienza e umanesimo, affascinanti e coltissime, e la progettazione di sempre nuovi percorsi didattici. Nel 1998 viene chiamato al tavolo decisionale di chi vuole rendere autonoma l’Università a Varese: Armocida propone il nome “Insubria” in riferimento allo storico bacino culturale, una intuizione geniale che unisce identità territoriale e respiro internazionale. L’importanza universale che si ritrova nel piccolo sarà il filo conduttore dei suoi studi.

La Cultura cambia il volto della città di Varese
Ma è con l’amministrazione di Varese che questo gigante della cultura si mette in gioco per incidere direttamente sul suo tempo: dopo due mandati come Sindaco a Ispra, nel 1997 il sindaco Fumagalli gli conferisce l’incarico di Assessore alla Cultura di Varese. Una giunta, al suo primo mandato, che lavora in sinergia e c’è anche la prima donna vicesindaco, la dr.ssa Bottelli. Armocida con la forza dell’intelligenza e dell’ironia compone qualsiasi dialettica e lancia una visione culturale che cambierà il volto di Varese.

Sarà un quinquennio d’oro di coraggiosi interventi, che trasformano Varese in una città moderna, dinamica e attrattiva anche turisticamente. Il cinema Gloria (ex Rivoli) viene destinato a regia amministrativa e diventa Palazzina della Cultura con un modernissimo auditorium. Il complesso di Villa e Parco Baragiola viene acquisito dalla Curia, superando il no di Provincia e Regione, e resta nei beni della Città. Dopo quasi cinquant’anni di fermo e lavori straordinari, la funicolare del Sacro Monte di Varese riparte e risolve le annose problematiche di accesso al borgo. Una città senza teatro non si può sentire: in piazza Repubblica nello spazio ove sorgeva il Mercato Coperto si costruisce un Teatro tenda provvisorio e inizia una stagione di eventi. Non viene dimenticata la frazione seicentesca di Penasca che diventa oggetto di riqualificazione trasformando l’arteria fatta di buche e terra di via Oslavia in un elegante viale in porfido rosa (si pensava anche al progetto della Via Crucis nell’antico tracciato che scende dal Sass a Valle Olona ma non si riuscì a portarlo a termine).

All’insegna di una fattiva collaborazione pubblico-privato, nel 1998 Armocida rende protagonista il microcosmo culturale varesino con un evento che collega sette librerie, sette associazioni, quattro case editrici e le maggiori istituzioni pubbliche e private impegnate in didattica e cultura. Nasce “Amor di Libro”, programma dedicato all’editoria ricchissimo con decine di eventi nel cuore della città, capace di richiamare centomila persone l’anno. Tra gli altri, protagonisti anche i fratelli Raffo: proprio su ispirazione di Armocida, Mauro converte il suo caffè letterario nella fortunata serie dei suoi Salotti.

Una biblioteca come universo
Ma il vero universo personale di Giugi Armocida, all’insegna del motto “Il viaggio più bello è dentro la tua stanza” (de Maistre), sono i cinquantamila volumi che rivestono corridoi, stanze e saloni della sua residenza isprese. Un tesoro che comprende rarità come cinquecentine, incunaboli e edizioni bodoniane e si racconta che vi sia persino “una intera stanza riservata a enciclopedie, vocabolari latini, dizionari, biografie di cardinali, pittori, medici, imprenditori, patrioti”. Inventariata con precisione da bibliomane, come amava definirsi Armocida, questa summa della conoscenza medica e storica anche locale, è stata punto di riferimento per oltre trecento pubblicazioni personali e supporto per numerosissimi studiosi (Armocida fu tra i fondatori della Società Storica Varesina e della rivista omonima). Ma la chiave più preziosa, intangibile, di questo universo è soprattutto il metodo Armocida: essere curiosi, studiare nelle pieghe della storia, costruire conoscenza, metterla a disposizione degli altri.
Smilzo nel suo giacchettino, gli occhialini poggiati sul naso a gentile difesa di occhi sorridenti sempre percorsi dai lampi del genio, Armocida era capace di gesti antichi come il rispetto e la pazienza. Non lamentarsi mai è stato uno dei piccoli ultimi consigli racchiuso in un divertito “Discorsetto” sulla nuova dimensione dei diversamente giovani: nella vecchiaia, scrive, gli era permesso ordinare il proprio pensiero, anche fuori dai confini tracciati dalla professione e presentare senza imbarazzo quelle amichevoli confidenze, forse aritmiche e irregolari, ma tutte sincere.

© Carla Tocchetti 2026