di Carla Tocchetti
Ci sono passioni che nascono negli occhi di un bambino e non si spengono più. All’origine di Flashback, il nuovo libro – che abbiamo letto per voi a pochi giorni dal lancio – di Matteo Inzaghi, affermato giornalista, direttore di Rete55 e docente, c’è questa esperienza lontanissima, intima e personale, collocata in un momento storico preciso. Al centro della narrazione, il decennio irripetibile degli anni ’80 e una delle sue espressioni più potenti: il cinema statunitense, con la sua capacità di trasformare storie, eroi e conflitti in un racconto collettivo capace di attraversare generazioni.
Chi quegli anni li ha vissuti, ricorda le sale piene, l’attesa, il brusio prima che le luci si spegnessero. A Varese c’erano numerose sale, oggetto di un laico pellegrinaggio: Impero, Rivoli, Nuovo, Arca, Vittoria, Vela, Politeama – ad Azzate il Castellani, a Gavirate il Garden e l’Eden. Usciva un film e ci si precipitava a vederlo, poi lo si commentava il giorno dopo, a scuola o al lavoro. Il cinema era rito collettivo, era un linguaggio che univa. Molti di noi legano a quelle poltrone rosse le prime emozioni vere: amicizie, amori, sogni di fuga.
Matteo, classe 1974 era poco più che un bambino quando i genitori, la sera in TV, lo iniziarono a una delle loro grandi passioni: i film. Appena più grandicello, con le prime paghette andava al cineforum e la mattina dopo raccontava agli amici, in classe, sotto lo sguardo benevolo del professore, il pezzo di storia che aveva incontrato sullo schermo. Sono immagini potenti, perché ci ricordano che la cultura è trasmissione, è passaggio di testimone, è una fiammella che si accende nello sguardo.
Come dice Marcello Foa nella prefazione di Flashback, Inzaghi ci invita a fare un passo ulteriore: essere consapevoli che quei film erano il riflesso politico-culturale di una potenza economica – gli Stati Uniti – che attraverso immagini, eroi, generi e storie proponeva al mondo la propria storia. Non solo un contagio visionario estetico e tecnico, ma soprattutto morale e politico. Forte dell’appoggio anche economico del potere, l’industria cinematografica americana degli anni ’80 ha portato sullo schermo padrini e soldati, giornalisti e uomini d’affari, coppie fragili e fantasie epiche. Ha raccontato la guerra fredda e il consumismo, il trionfo individuale e le sue crepe. Ha fatto del “fantasy” una metafora e dell’ “action movie” un manifesto: noi, semplicemente, siamo cresciuti dentro quel racconto.
È qui che il libro di Inzaghi si rivela attualissimo. Perché rileggere la sua rassegna degli oltre settecento film (più decine di serie tv), significa porre a confronto quell’epoca con la realtà odierna che impone a noi, ancora oggi, la riflessione su certe dinamiche. Tra queste per esempio il confronto padri-figli che percepiamo ancora irrisolto, la questione di genere con la parità continuamente rinviata, la difficoltà della convergenza tra autoaffermazione individuale e responsabilità collettiva, l’antitesi tra potere politico e influenza morale. Persino il discusso avanzare della tecnologia, più precisamente della manipolazione delle immagini (oggi parliamo tanto di intelligenza artificiale) affonda le radici di un passaggio di testimone tra uomo e macchina profeticamente anticipato da quelle sceneggiature visionarie.
Flashback non è un manuale per soli cinefili chiusi nel culto della citazione. Certo, l’apparato di note è ricchissimo, le referenze sono monumentali, l’analisi è estremamente accurata. Ma invita chiunque di noi a chiederci quanto di quel cinema ci portiamo dentro, quanto abbia plasmato la nostra grammatica dei sentimenti, orientato la nostra voglia di incidere sulle scelte che avremmo compiuto.
Flashback è un viaggio da compiere con lentezza: una sequenza di capitoli brevi, da leggere e rileggere magari dopo aver rivisto il film corrispondente. A De Piante Editore va il merito di aver sostenuto un progetto culturale ambizioso, pensato per un pubblico attento alle chicche editoriali. In vista dell’uscita del volume (11 marzo 2026) della presentazione a Montecitorio e del ciclo di conferenze che accompagnerà il volume, il volume di Matteo Inzaghi si propone come un’occasione concreta per rileggere un decennio che continua a parlare al presente.