1° Marzo – Sant’Albino, il Santo che veglia su uno dei sette colli di Varese

Il 1° marzo la Chiesa celebra Sant’Albino, figura del VI secolo la cui memoria attraversa l’Europa e approda, sorprendentemente, anche nel cuore del nostro territorio.

Nato a Vannes attorno al 470 in una nobile famiglia gallo-romana, Albino abbracciò la vita monastica e divenne abate per circa venticinque anni nel monastero di Tincillac. Nel 529 fu eletto per acclamazione popolare vescovo di Angers, nei Paesi della Loira.

Le fonti storiche lo ricordano come un pastore riformatore: si oppose con fermezza alla pratica dei matrimoni incestuosi diffusa tra le famiglie nobili del tempo. Morì il 1° marzo 550; pochi anni dopo le sue reliquie furono traslate in una nuova chiesa alla presenza del vescovo di Parigi San Germano di Parigi, dando origine all’abbazia di Saint-Aubin.

Sant’Albino nell’arte europea

La figura del santo vescovo trova eco anche nella pittura del XVI secolo. Il fiammingo Pieter Aertsen realizzò nel 1560 Scene della vita di un santo vescovo, oggi alla National Gallery.

Un’opera che testimonia la centralità dell’immagine episcopale riformatrice nell’Europa rinascimentale.

Il colle di Sant’Albino: presidio spirituale su Varese

Varese è la città dei sette colli: Montalbano, Campigli, Biumo Superiore, Miogni, San Pedrino, Giubiano e Sant’Albino.

Il colle di Sant’Albino (406 m s.l.m.) domina la città, il lago e la catena alpina. Sulla sua sommità sorge una piccola chiesa dedicata al santo, edificio probabilmente risalente al XIII secolo e già definito nel Cinquecento “antichissimo” e “molto ben decorato”.

La visita pastorale del 1755

Nel 1755 l’arcivescovo di Milano Giuseppe Pozzobonelli registrò la presenza dell’oratorio di Sant’Albino nel territorio della parrocchia di Capolago.

È documentata una processione il 1° marzo verso il colle, con offerte votive e ceri. Una tradizione che dimostra quanto il culto fosse radicato già nel XVIII secolo.

Dalla sagra rurale alla rinascita contemporanea

Fino a pochi decenni fa, nella domenica più vicina al 1° marzo si svolgeva una partecipata festa popolare: celebrazioni liturgiche, giochi tradizionali, bancarelle e distribuzione di tortelli preparati dalle osterie locali.

Una festa che univa fede e ruralità, memoria e comunità.

Negli ultimi anni la tradizione si era affievolita. Ma dall’anno scorso il gruppo “Amici di Sant’Albino”, con la collaborazione dell’associazione culturale La Varese Nascosta, ha ripreso ufficialmente la festa, riportando sul colle momenti religiosi, iniziative culturali e spirito popolare. Sempre nel 2025, grazie ai volontari de La Varese Nascosta fu riparata la campana della Chiesa che finalmente, dopo circa mezzo secolo, riprese a suonare.


L’edizione di quest’anno si terrà il 15 marzo, terzo appuntamento dopo la ripresa della manifestazione, con la presenza di autorità in ambito storico-culturale, religioso e folkloristico, oltre a eventi e bancarelle.



Un segnale importante: il colle non è soltanto un luogo panoramico, ma uno spazio identitario che la comunità ha scelto di riabitare.

Una curiosità: Sant’Albina o Sant’Albino?

Nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero (XIII secolo) compare un riferimento a “Sancta Albina” sul monte di Cartabbia.

Tuttavia, in una visita pastorale del 1567 la chiesa risulta già dedicata a Sant’Albino.

Il passaggio resta oggetto di studio e dimostra quanto la storia del culto locale sia stratificata e ancora meritevole di approfondimento.



Sant’Albino, dunque, non è soltanto una figura del calendario liturgico: è un colle, una chiesetta medievale, una processione settecentesca, una sagra rurale, una tradizione che oggi torna a vivere grazie all’impegno di cittadini e associazioni.

E il 15 marzo, ancora una volta, quel colle tornerà a raccontare la storia di Varese.

Fonti e foto:
– Catalogo National Gallery; RKD
– Bibliotheca Sanctorum; Acta Sanctorum; DHGE
– Archivio Storico Diocesano di Milano; Visite Pastorali; studi di Renzo Talamona e Fernando Cova
– Archivio Storico Diocesano di Milano, Pieve di Varese, vol. 40
– Liber Notitiae Sanctorum Mediolani (XIII Secolo) di Goffredo da Bussero; Visite Pastorali 1567; ricerche di Renzo Talamona; articolo di Laura Pantaleo Lucchetti, su La Provincia, del 20 febbraio 2017.