Teresa Casati Confalonieri e l’ombra del Risorgimento nel salotto milanese che ispirò l’Adelchi

Teresa Casati Confalonieri e l’ombra del Risorgimento nel salotto milanese che ispirò l’Adelchi

Il 7 marzo 1785, a Milano, nasceva Alessandro Manzoni, uno dei protagonisti assoluti della letteratura italiana e una delle figure centrali della cultura del Risorgimento.

Autore dei Promessi Sposi, opera destinata a segnare profondamente la lingua e l’immaginario nazionale, Manzoni non fu soltanto uno scrittore: fu anche un osservatore attento delle tensioni politiche e morali del suo tempo. Frequentò ambienti aristocratici e patriottici, condividendo amicizie e relazioni con alcuni dei protagonisti della nascente coscienza nazionale italiana.

Tra le figure che segnarono la sua esperienza umana e intellettuale vi fu Teresa Casati Confalonieri, donna di straordinaria forza morale e protagonista di una vicenda che incrocia intrighi di palazzo, cospirazioni, rivolte e drammi familiari.

A lei e al suo dramma umano Alessandro Manzoni si ispirò per tratteggiare il personaggio della regina Ermengarda nella tragedia Adelchi.

Una figura femminile segnata dal dolore e dalla dignità, che porta nella letteratura manzoniana l’eco delle tragedie personali vissute da molte famiglie coinvolte nelle lotte politiche dell’epoca.
Teresa Casati Confalonieri

Teresa Casati, primogenita di Gaspare Casati e Maria dei marchesi Orrigoni, nacque a Milano il 17 settembre 1787.

Il 15 ottobre 1807 sposò Federico Confalonieri, noto patriota lombardo soprannominato il “Conte Aquila”.

Nel periodo napoleonico Teresa entrò nella vita di corte: divenne infatti dama della viceregina del Regno Italico Augusta di Baviera, figlia del duca Massimiliano IV.

Dopo la caduta di Napoleone e il ritorno del dominio austriaco in Lombardia, la coppia Confalonieri si impegnò sempre più attivamente nella cospirazione patriottica.

Il loro palco alla Scala di Milano divenne un vero e proprio laboratorio politico e culturale.

In quell’ambiente si incontravano figure anche molto diverse tra loro: il governatore della Lombardia austriaca Giulio Strassoldo, il poeta carbonaro Giovanni Berchet, il comandante generale delle truppe imperiali conte Bubna di Littilz, e l’intellettuale toscano Gino Capponi.

Il salotto dei Confalonieri ospitava inoltre le riunioni dei Federati, un gruppo politico che progettava una federazione tra il Lombardo-Veneto e il Regno sabaudo.

Era un ambiente nel quale si discuteva apertamente di riforme politiche, di autonomia e di indipendenza.

Manzoni e l’ode “Marzo 1821”

Fu proprio in questo clima che Alessandro Manzoni concepì la celebre ode “Marzo 1821”, uno dei testi più significativi della poesia civile risorgimentale.

L’ode nasceva dalla speranza che il principe Carlo Alberto di Savoia intervenisse militarmente a favore della Lombardia contro l’Austria.

Ma la rivolta fallì e l’intervento sabaudo non arrivò.

Per questo motivo il componimento non poté essere pubblicato subito: Manzoni dovette attendere fino al 1848, quando l’ondata rivoluzionaria europea rese finalmente possibile diffondere quel testo.

La repressione austriaca

Il fallimento del tentativo insurrezionale del 1821 scatenò una dura repressione.

Le carceri dell’Impero austriaco si riempirono di patrioti e tra questi vi fu anche Federico Confalonieri.

Pur messo sull’avviso da Teresa — che a sua volta era stata informata dal conte Bubna — il patriota rimandò la fuga.

Il 13 dicembre 1821, quando i gendarmi si presentarono alla porta, Confalonieri si rese conto che qualcuno aveva murato il passaggio segreto attraverso il quale sperava di sfuggire all’arresto.
Il processo fu durissimo.

Nel 1823 Federico Confalonieri venne condannato a morte.

Il dramma di Teresa

Per salvare il marito, Teresa Casati Confalonieri iniziò una lunga e disperata battaglia diplomatica.
Si recò più volte a Vienna, implorando la grazia dell’imperatore Francesco I.

Dopo ripetuti rifiuti, la condanna venne finalmente commutata in ergastolo grazie all’intercessione della moglie dell’imperatore, Carolina Augusta di Baviera.

Il patriota fu rinchiuso nella terribile fortezza dello Spielberg, simbolo della repressione austriaca contro i patrioti italiani.

Teresa riuscì a vedere il marito per l’ultima volta il 4 febbraio 1824.

Da quel momento continuò a battersi per ottenere almeno una riduzione della pena.

L’intervento di Manzoni

La vicenda colpì profondamente Alessandro Manzoni, che seguiva con partecipazione le sorti degli amici coinvolti nelle lotte patriottiche.

Il 12 febbraio 1830 lo scrittore scrisse una supplica all’imperatore per ottenere clemenza per Federico Confalonieri.

Ma la risposta non arrivò mai.

Nel frattempo Teresa, consumata da anni di dolore e di speranze deluse, si stava spegnendo.

Il 26 settembre 1830 morì a Buccinigo, presso Erba, nel palazzo dei marchesi Vidiserti.
Aveva solo quarantatré anni.

L’epitaffio scritto da Manzoni

Fu proprio Alessandro Manzoni a dettare l’epitaffio inciso nella parete posteriore del tempietto dorico del Mausoleo Casati Stampa di Soncino, nel cimitero di Muggiò:

TERESA
NATA DA GASPARE CASATI
E DA MARIA ORRIGONI
IL XVII SETTEMBRE MDCCLXXXVII
MARITATA A FEDERICO CONFALONIERI
DONNA DI FORTE ANIMO
E DI PIETÀ OPEROSA
CONSUMÒ LA VITA
TENTANDO INVANO
LA LIBERAZIONE DELLO SPOSO
MORÌ IL XXVI SETTEMBRE MDCCCXXX

Un ultimo gesto di amicizia e di rispetto verso una donna che aveva incarnato, con la sua vita, il dramma umano e politico di un’intera generazione.

Il ricordo a Varese

Anche Varese conserva la memoria di Teresa Casati Confalonieri.

Alla nobildonna milanese è infatti dedicata la strada che, immersa nel verde, sale da via Sanvito verso il colle Campigli, tra un supermercato e una stazione di servizio.

Un luogo discreto della città che custodisce il ricordo di una figura oggi poco conosciuta, ma che fu protagonista di una delle pagine più intense del primo Risorgimento.

E proprio nel giorno in cui si ricorda la nascita di Alessandro Manzoni, questa vicenda torna a raccontare quanto la letteratura, la politica e le passioni umane fossero profondamente intrecciate nell’Italia dell’Ottocento.

Una storia di amore, patriottismo e sacrificio, che attraversa la vita di uno dei più grandi scrittori italiani.

Fonti: ricerche storiche di Fausto Bonoldi