di Stefania Cipolat
Si può anche non essere leghisti, ma è giusto riconoscere che questi due uomini, insieme ad altri protagonisti di quella stagione politica, hanno inciso profondamente sul modo di intendere la politica, non solo a livello locale, ma anche nazionale e, per certi aspetti, internazionale.
Hanno saputo portare Varese dentro uno scenario più ampio, dandole visibilità, forza, identità e una cassa di risonanza che nel tempo ne ha consolidato il valore e il prestigio. Oggi Varese non sarebbe la stessa senza ciò che quella stagione politica ha rappresentato.
La città ha costruito negli anni un’identità forte, complessa, sfaccettata. E questi uomini non vanno ricordati soltanto per il loro ruolo politico, ma anche per la passione con cui hanno difeso le loro idee, per il coraggio con cui hanno portato avanti battaglie che allora apparivano di rottura, talvolta perfino azzardate, ma che hanno saputo lasciare un segno.
Io voglio ricordarli soprattutto così: come uomini innamorati del proprio territorio, profondamente legati a questa terra, desiderosi di proteggerla, valorizzarla e custodirne le radici più autentiche. Le radici del dialetto, della cultura locale, di slogan che forse all’inizio non venivano compresi da tutti, ma che col tempo sono entrati nell’immaginario nazionale.
A questi uomini va riconosciuto il merito di aver acceso una passione, di aver dato forma a una visione e di essere stati, per tanti giovani della mia generazione, una vera scuola politica. Per questo, al di là delle appartenenze, resta il rispetto per la forza delle idee, per il coraggio e per l’amore sincero verso il territorio.