Simboli e tradizioni della Pasqua nel Varesotto

Il terzo arco della Via Sacra che precede l’undicesima Cappella, in cui è rappresentata la Risurrezione

di Cesarina Briante

La Pasqua nel Varesotto si fonde in un insieme di simboli antichi, riti cristiani e memorie popolari che attraversano i secoli. Oggi la associamo ai coniglietti di cioccolato, alle uova colorate e ai primi fiori di stagione, ma dietro queste immagini moderne sopravvive un patrimonio più profondo, fatto di gesti semplici e di tradizioni che hanno accompagnato la vita delle nostre comunità.

La Pasqua cristiana celebra la resurrezione di Cristo e conclude i quaranta giorni della Quaresima, ma accanto alla liturgia ufficiale si sono conservate usanze che affondano le radici nella primavera, nella rinascita della natura e nei ritmi del mondo contadino. Nel Varesotto, come in molte zone dell’Italia settentrionale, il ramoscello d’ulivo benedetto veniva appeso alle porte delle case e nelle stalle come protezione contro i temporali e la grandine, un gesto semplice che univa la fede alla necessità concreta di difendere ciò che era più prezioso.

Durante il Giovedì Santo e il Venerdì Santo, quando le campane tacevano, il richiamo alle funzioni era affidato al suono secco delle raganelle di legno. I ragazzi del paese percorrevano le vie con questi strumenti, chiamati anche troccole o tric trac, producendo quel caratteristico tac tac tac che segnava il tempo della Settimana Santa e che molti anziani ricordano ancora.

La Pasquetta era spesso il primo giorno dell’anno trascorso all’aperto, tra cortili, prati e margini dei boschi del Campo dei Fiori. Le famiglie si riunivano per un pranzo semplice, e le uova in ciapp, tagliate in verticale e accompagnate dalle prime insalatine, erano un piccolo simbolo della vita che ricominciava.

Anche la colomba pasquale ha una storia più antica di quanto si creda. Prima della versione industriale degli anni Trenta, nelle campagne lombarde esistevano pani rituali a forma di uccello. Una testimonianza preziosa arriva dal Corriere dei Piccoli, supplemento illustrato del Corriere della Sera del 1911, che parlando della Pasqua cita un dolce dalle origini remote e lo definisce semplicemente un uccello.

Non era un errore: nelle cucine contadine si preparavano uccelletti di pasta, tortorelle e pani dolci modellati come colombe o galline, simboli di pace, fertilità e rinascita.

Una delle testimonianze più antiche e affascinanti legate alla Pasqua nel nostro territorio risale al 1287 ed è riportata da Luigi Brambilla nel volume Varese e il suo circondario del 1874. In quell’anno il preposto di Varese, Anrico da Salvia, presentò una protesta all’arcivescovo Ottone elencando gli oneri che gravavano sul Capitolo e sulla popolazione in occasione delle festività. Tra questi compaiono una staia di sale e i pasti con vino da offrire agli uomini durante Pasqua e San Marco, destinati a chi portava le olive, compensi per coloro che lavavano le pile dell’acqua santa e altri piccoli servizi rituali. Sono dettagli che restituiscono un’immagine vivissima della vita religiosa del passato, fatta di liturgia ma anche di obblighi condivisi, scambi simbolici e gesti di cura verso la chiesa e il paese. Molti dei simboli pasquali che oggi consideriamo ovvi, dall’uovo alla colomba, dal ramoscello ai pani rituali, appartengono a un patrimonio culturale che precede il cristianesimo. La primavera era il tempo della rinascita, dell’equinozio, dei primi lavori nei campi. Il cristianesimo non ha cancellato questi riti, li ha trasformati e custoditi, lasciando che continuassero a vivere nelle abitudini quotidiane delle comunità. Così, tra documenti medievali, ricordi di paese e testimonianze illustrate del primo Novecento, la Pasqua nel Varesotto appare come un mosaico di continuità e trasformazioni, dove il sacro e il popolare si incontrano e si riconoscono, anno dopo anno, generazione dopo generazione.

Fonti:

Luigi Brambilla, Varese e il suo circondario. Notizie raccolte ed ordinate, Varese, 1874. Corriere dei Piccoli – Supplemento illustrato del Corriere della Sera, anno 1911. Vocabolario Treccani, voce “raganella” (strumento liturgico della Settimana Santa).