Il 18 novembre 1816 nasce ufficialmente la passeggiata di via Dandolo
Ci sono luoghi che attraversiamo ogni giorno senza sospettare la storia che custodiscono. Via Dandolo, con la sua tranquilla fascia alberata, è uno di questi spazi “silenziosi” che rappresentano però un capitolo significativo nell’evoluzione urbanistica di Varese. Oggi, 18 novembre, ricordiamo il gesto che ne ha determinato la nascita: la donazione del terreno, avvenuta nel 1816, da parte di Vincenzo Dandolo.
Siamo in pieno Ottocento, in quella Lombardia che si prepara lentamente a trasformarsi da borgo rurale a città moderna. È in questo contesto che il conte Vincenzo Dandolo, figura illuminata e di profonda sensibilità civile, decide di donare alla comunità un tratto di terreno da destinare al pubblico passeggio. Una scelta semplice solo in apparenza: in realtà, era un gesto che anticipava un’idea di città più attenta alla qualità della vita, al decoro e al benessere dei cittadini.
Dandolo parlò esplicitamente di un dono fatto “a lustro e comodo della città”, sottolineando la volontà di creare uno spazio aperto, curato e fruibile. L’unica condizione posta dal conte era il mantenimento delle alberature da lui stesso volute: un filare destinato a ombreggiare e abbellire la passeggiata, quasi un invito a considerare la natura come parte integrante del vivere urbano.
Questa visione rimase viva nel tempo, tanto che un secolo e mezzo più tardi, il 1° gennaio 1966, la fascia alberata di via Dandolo fu ufficialmente trasformata in giardino pubblico. L’iniziativa, proposta dall’assessore Umberto Zavattari, consolidò la funzione sociale di quell’area, rendendola un angolo di verde accessibile a tutti, nel cuore della città.
La storia delle sue alberature, però, non è rimasta immobile. I platani originari, simbolo della visione del conte Dandolo, nel corso del Novecento cominciarono a mostrare segni di malattia. Circa venticinque anni fa, una parte di essi fu sostituita con bagolari, alberi robusti e longevi, capaci di garantire continuità al carattere verdeggiante della via. Fu una scelta che mantenne lo spirito del luogo: non una cancellazione del passato, ma un suo naturale adattamento alle necessità contemporanee.
Negli ultimi decenni, alla memoria del benefattore Vincenzo Dandolo si è aggiunta un’altra figura di rilievo: Melvin Jones, fondatore del Lions Club International. La passeggiata verde di via Dandolo porta oggi anche il suo nome, in riconoscimento del valore sociale e umanitario dell’associazione che Jones istituì nel 1917. È un accostamento simbolico: da un lato il filantropo varesino che donò un luogo di benessere alla città; dall’altro il filantropo americano che promosse a livello mondiale l’idea di servizio verso il prossimo. Due visioni di generosità che si incontrano lungo un viale alberato.
Camminando oggi lungo via Dandolo, forse non pensiamo a tutto questo. Eppure quel tratto di verde è il risultato di due secoli di scelte, gesti e attenzioni: dalla donazione del 1816 alla trasformazione in giardino nel 1966, dalla cura delle alberature alle nuove dediche commemorative. È uno spazio che ricorda quanto la città viva non solo negli edifici, ma anche nei suoi luoghi di respiro, nelle sue ombre, nella volontà di un uomo di lasciare qualcosa “a lustro e comodo” della comunità.
Una storia che continua, stagione dopo stagione, sotto le fronde dei bagolari.
Fausto Bonoldi