È morto a 94 anni Luigi Federiconi, storico esponente della destra varesina ed ex assessore comunale all’Ambiente nella prima giunta Fontana, dal 2006 al 2011. La sua storia attraversa quasi un secolo, dagli anni della guerra alla militanza nel Movimento Sociale Italiano, fino alle battaglie per il risanamento del lago di Varese. Una biografia che racconta anche una parte della storia politica e sociale della città.
Federiconi era nato a Senigallia nel 1931. A sei anni accompagnava già il padre nei cantieri in Libia, dove si scavavano pozzi artesiani. Fu il primo incontro con un mondo, quello delle acque e del sottosuolo, che sarebbe diventato il centro della sua attività professionale. A ventun anni cominciò a lavorare nello studio paterno a Varese, intraprendendo una carriera da geometra e consulente tecnico dei tribunali, specializzato nei danni ambientali.
La politica lo accompagnò per gran parte della vita. Negli anni Settanta ricoprì incarichi dirigenti nel Movimento Sociale Italiano varesino, attraversando una stagione di forti contrapposizioni ideologiche. Visse poi la trasformazione del MSI in Alleanza Nazionale e l’esperienza del Popolo della Libertà. Insieme a Piero Pellicini, futuro senatore, contribuì all’acquisto della storica sede della destra cittadina, che ancora oggi ospita Fratelli d’Italia.
Accanto all’impegno politico coltivò una profonda conoscenza del territorio. Si occupò di scarichi industriali, cave abusive e inquinamento delle acque, dedicando particolare attenzione al lago di Varese. In un’intervista del 2020 al Consiglio Nazionale Geometri raccontò di aver ricevuto una busta contenente quattro proiettili dopo alcune indagini ambientali nel Verbano. Un’intimidazione che disse di aver denunciato per proteggere la famiglia.
Autore di numerose pubblicazioni tecniche, nel 1983 firmò con Vincenzo Sarno un manuale di oltre cinquecento pagine sul trattamento delle acque. Nel 2022 pubblicò con Marcello e Lorenzo Federiconi L’ambiente in cui vivevamo. Nello stesso anno il Collegio dei geometri lo premiò per cinquant’anni di professione. Lui precisò che, contando anche il periodo trascorso al Catasto, gli anni di lavoro erano in realtà settanta.
La guerra, vissuta da bambino, era rimasta un altro capitolo importante della sua memoria. Ancora nel febbraio 2025, a 92 anni, incontrava gli alunni della scuola primaria Maria Ausiliatrice di Castellanza per raccontare la paura, le privazioni e gli amici perduti durante il conflitto.
Fino agli ultimi anni ha continuato a studiare, scrivere e condividere le proprie esperienze. Dalla Libia degli anni Trenta allo studio di via Paravicini, dalle sedi del MSI alle rive del lago di Varese, Federiconi ha lasciato tracce in luoghi e vicende che appartengono alla storia della città.
