Con l’IA smetteremo di pensare?
Qual è il limite che siamo disposti ad accettare di fronte al cambiamento antropologico che stiamo vivendo, con una tecnologia sempre più invasiva?
Lo sviluppo tecnologico è in sé qualcosa di positivo nel momento in cui diventa un supporto all’essere umano, ma se iniziasse a sfuggire alla comprensione dell’uomo, quest’ultimo non rischierebbe di ritrovarsi in una posizione di sudditanza?
Viviamo una vita ormai quasi costantemente “online”, siamo sempre connessi, agganciati anche fisicamente ai nostri dispositivi portatili.
Se negli anni Ottanta si immaginavano scenari in cui l’uomo si perdeva nella realtà virtuale, oggi si continua a vivere nella realtà di sempre, ma costantemente distratti, risucchiati da un mondo “artificiale” che si sovrappone alla vita vera.
Il rischio, oltre all’estraniamento, è quello di ritrovarsi a fronteggiare un contesto in cui non saremo più noi a dettare le regole, ma l’intelligenza artificiale, strumento che si autoalimenta in maniera autonoma e, di fatto, sfugge al controllo umano.
Il problema antropologico è l’esserci gettati dentro senza avere gli strumenti adeguati per governare il cambiamento.
Il problema etico è, come in molti altri casi della storia, aver rincorso il fuoco di Prometeo, senza domandarci se fosse giusto farlo, se fosse la cosa migliore per il nostro futuro e quello del nostro prossimo.
Anche senza scenari apocalittici, ci ritroveremo di fronte a una tecnologia sempre più invasiva della nostra vita quotidiana. E il vulnus, o almeno uno dei tanti, potrebbero essere ad esempio la nostra pigrizia.
Può sembrare stupido? Pensateci.
L’IA ci assisterà in ogni piccola operazione, iniziando dal rispondere alle nostre domande. Quello che prima si otteneva con fatica, con una ricerca e consultazione, oltre a comparazione, delle fonti, ci viene servito su un piatto d’argento.
Il lavoro più difficile non lo faremo più noi, lo delegheremo. Ma per delegare una cosa, devi saperla fare, altrimenti ne perdi il controllo. Quanto passerà prima che disimpareremo a compiere ricerche, a consultare le fonti?
Sarà tutto più facile. Dovremo solo limitarci a formulare le domande. Fino a quando anche le domande non saranno superflue.
L’IA sarà in grado di rispondere prima delle domande, in quanto conoscerà in maniera approfondita i nostri gusti, il nostro carattere, il nostro stesso modo di porci di fronte a diverse situazioni.
Non chiederemo più niente all’IA, accetteremo supinamente gli input che sarà lei a fornirci.
Il rischio sarà quello di basare sempre di più le nostre vite sulla comodità di questa tecnologia, fino a perdere gli stimoli che ci portano al pensiero critico, autonomo, che oggi nasce dallo studio, dalla fatica, dalla lettura.
L’IA generativa, che arriva a scrivere al nostro posto, cela questa insidia. La mente va tenuta in allenamento. Smettere di pensare potrebbe sembrare un’esagerazione, invece è un rischio vicinissimo in grado di alimentarsi grazie alla pigrizia umana.
Questo non ci porterà alla fine dell’umanità, come nei film più catastrofici, ma potrebbe essere il primo passo verso la fine di un’umanità pensante come la conosciamo oggi.
