di Andrea Bortoluzzi
Maria Corti giovane artista varesina ha esposto negli ultimi mesi e esporrà ancora da UBIK a Varese in Piazza del Podestà 1 dal 22 ottobre al 12 novembre, lavori appartenenti a tre serie che l’artista sviluppa parallelamente.
Uso intenzionalmente le sue parole riprese dalla sua presentazione della mostra.
“La prima, Pages perdues, dove segno grafico e scrittura corrono intrecciati, unendo l’impossibilità di ritornare sulle parole alla forma floreale che, nel suo divenire, indaga il tempo della vita umana e il mutare dei corpi. La seconda, Diari, vede una indagine più intima e meditativa, dove ogni lavoro equivale a una pagina di diario trascritta sul disegno. La terza, Sauvage, studia lo scorrere del tempo attraverso il mutare della natura: l’approccio, rispetto alle due tipologie di lavori precedenti, è più urgente ed istintivo, prediligendo schizzi dal vero e colore”
Con Maria l’incontro è dato dal caso: vado a Villa Panza ogni giorno a passeggiare nel grande parco dove nella stagione estiva non di rado mi accade di incontrare come mi è accaduto di recente seduta su una panchina la padrona di casa, Pupa Magnifico Panza e discorrere con lei di passato e presente con la delicatezza quasi filiale di un rapporto le cui origini sono perse nella notte dei tempi.
All’uscita dalla Villa saluto una ragazza che lavora all’ingresso. Sta leggendo un libro in un momento di pausa. Curioso le chiedo di che lettura si tratta.
E’ “Elogio dell’ombra” di Jorge Luis Borges una raccolta di poesie dedicate al tema dell’oblio inteso non come cancellazione del passato ma luogo di transizione tra luce e ombra in attesa serena della morte.
Maria generosamente si offre di prestarmi il suo libro per una lettura serale. Scopro che sulla copertina ha attaccato un post it. Su cui ha annotato che espone in Corso Matteotti ed è una artista.
Incontri: enigmi dell’anima penso la sera leggendo Borges e seguendo i segna libro che la mia gentile interlocutrice ha lasciato tra le pagine. Maria si presenta attraverso le parole del poeta argentino dietro le quali non si nasconde ma suggerisce un racconto della sua poetica. La cosa mi affascina.
Le restituisco il giorno appresso il libro e ci diamo appuntamento da Ubik per visitare la sua mostra e parlare un poco del suo lavoro.
Dico un poco perché Maria non è artista che integra con la parola il valore iconico della sua arte. E’ molto scarna ed essenziale nel porgersi guardandoti con il suo sguardo penetrante ,ma anche molto sicura di sé voglio dire convinta della sua poetica e delle sue scelte.
Le opere esposte sono di una raffinatezza quasi orientale nel segno grafico che rende spesso la parola immagine usando entrambi i lati del loro valore segnico.
Il tutto improntato ad una delicatezza figurativa che rende il lavoro di una estrema e sensibile vicinanza alla realtà della natura rappresentata che siano steli di fiori, intrecci di rami, sparse e colorate infiorescenze.
Senti Maria le tue provocazioni mi hanno mandato a cercare nella mia libreria studi da ma annotati con cura nei tempi andati e di cui avevo perduto le tracce come “La parola dipinta” e “Alternatim” di Giovanni Pozzi dedicati al rapporto tra parola e immagine.
“I miei scritti divenuti disegni divengono un visivo ricordo sussurrato, una realtà esistente e concreta eppure inafferrabile e incomprensibile”.
A me pare per la verità comprensibilissima: il valore iconico delle tue opere non cancella quello dei segni scritti che mi appaiono come testura delle tue composizioni che a loro volta hanno un forte impatto naturalistico.
“Certo nei disegni esposti il segno grafico e la scrittura si incontrano e si fondono, si intrecciano e si integrano l’uno con l’altro. Nel mio lavoro indago la mutevolezza effimera delle cose, declinandola in una condizione di fragilità e delicatezza, necessaria di uno sguardo d’attenzione.”
Mi pare che ti affascini misurarti con la dimensione del tempo
“Penso che l’ essere umano, nel suo corpo e nel suo pensiero, resti effimero e fragile davanti all’immensità del tempo.”
E di questa fragilità ti fai interprete mi sembra con il modo di porgersi delle tue opere.
“Attraverso scritti del mio diario o disegni realizzati en plein aire, l’immagine della natura che mi pare rendere nella mia opera è sia rappresentazione dell’animo umano, piegato da un’inquietudine esistenziale, sia dell’avanzare del tempo che causa il suo sfiorire. Nonostante ciò, nella decadenza delle cose vive un fascino nuovo di pari potenza a quello della forma perfetta.”
Come sempre dietro la semplicità delle apparenze si nasconde la miniera dell’esistenza di ciascuno di noi.
Quando dico a Maria che la sua opera mi ricorda Emily Dickinson si schernisce con un timido sorriso che mi pare di apprezzamento.
La lascio così recintandole a mente una poesia di Emily che mi pare faccia da specchio alle sue opere : “A sepal, petal, and a thorn/Upon a common summer’s morn-/A flask of Dew-/A Bee or two-/A Breeze-a caper in the trees-And I’m a Rose!”
