Dalla Grecia a Varese: il cammino della fiamma olimpica

di Cesarina Briante

La torcia olimpica è passata mercoledì a Varese, accolta da un grande pubblico lungo le vie del centro. Tra le realtà presenti durante il percorso figurava anche La Varese Nascosta, coinvolta nelle iniziative organizzate per l’occasione. Oltre al valore sportivo, il passaggio della torcia reca con sé anche un forte significato storico e simbolico, legato alla tradizione della fiamma che accompagna i Giochi fin dalle loro origini.

Per gli antichi Greci, il fuoco non era un semplice elemento ma un dono divino, una scintilla sottratta agli dèi per illuminare e scaldare la vita degli uomini. Il mito riporta che fu Prometeo a compiere l’atto più audace: prendere il fuoco a Zeus e consegnarlo all’umanità, dando luce alla strada alla Conoscenza, all’arte e alla civiltà. La fiaccola olimpica custodisce la memoria di questa narrazione originaria, che per i Greci segnava l’inizio della civiltà. Secondo i miti, furono gli eroi, Eracle o Pelope, a istituire i primi Giochi.

Ogni volta che la fiamma viene accesa a Olimpia, non si accende solo un fuoco si ripete quell’atto antico, si richiama l’immagine dell’unione mistica tra cielo e terra, tra l’uomo e il divino.
In quel tempo lontano le Olimpiadi non erano un evento sportivo come lo intendiamo oggi. Erano un rito sacro, celebrato nel santuario di Zeus. Gli atleti gareggiavano come offerta al dio, incarnando l’areté, la virtù più alta: armonia tra corpo, mente e spirito. Durante i Giochi vigeva la tregua sacra, l’ekecheiria: le città in guerra deponevano le armi, i viaggiatori erano protetti, e la Grecia intera ricordava di essere una sola comunità.
Nell’antichità, il fuoco sacro veniva trasportato nelle lampadedromie, le corse con le fiaccole, in cui giovani atleti si passavano la luce in un ciclo continuo. La torcia attuale riprende proprio quell’idea: il fuoco non appartiene a un solo luogo, ma a chi ha il coraggio e la determinazione di mantenerlo vivo.

La staffetta come la conosciamo oggi fu introdotta nel 1936 in Germania, durante i Giochi di Berlino.
Da allora, quel gesto è diventato un rito globale che attraversa città, mari e montagne, trasformando la fiamma in un messaggio itinerante di pace e unità.
Ogni portatore custodisce per un istante il fuoco degli dèi e lo affida a un altro, come se la luce di Prometeo continuasse a viaggiare nei secoli.
La fiamma olimpica, accesa ancora oggi a Olimpia con un rito solenne, rappresenta quindi la continuità tra i Giochi antichi e quelli moderni. È il fuoco sacro che non si estingue: quando la torcia giunge a destinazione e accende il braciere, la fiaccola e la torcia si ricongiungono: il mito antico e il gesto moderno tornano a essere un’unica fiamma. È il momento in cui la storia si rinnova, e il fuoco degli dèi torna tra gli uomini per celebrare ciò che di più umano esiste: il coraggio, la competizione leale, la bellezza del movimento, la pace tra i popoli.

Le Olimpiadi ci rammentano questo: un ponte tra passato e futuro, tra mito e realtà, tra uomini e dèi. Un fuoco che illumina: il fuoco della Conoscenza.

Comitato Olimpico Internazionale (IOC)
Treccani – “Olimpia”Treccani – “Olimpici, Giochi”
Museo Archeologico di Olimpia