Disabilità e inclusione sociale: oltre gli stereotipi e le apparenze

di Luca Loria

Quando si parla di disabilità e inclusione sociale, entrano in gioco numerosi aspetti: l’accessibilità degli spazi, il superamento delle barriere architettoniche, il diritto all’istruzione e al lavoro, le relazioni sociali e le opportunità di autonomia. Sono elementi fondamentali che contribuiscono alla qualità della vita e alla piena partecipazione delle persone con disabilità nella società. Ma essere inclusi significa soltanto avere la possibilità di partecipare a determinate attività, oppure poter scegliere come vivere la propria quotidianità, con i sostegni necessari? L’inclusione non dovrebbe fermarsi alle parole, ai gesti di compassione o ai messaggi motivazionali. Dovrebbe tradursi in opportunità concrete, relazioni, accessibilità e possibilità di partecipare alla vita della comunità.

Oltre gli stereotipi: come guardiamo alle persone con disabilità?

Ancora oggi possono emergere atteggiamenti paternalistici, talvolta accompagnati da gesti di compassione o da una sorpresa eccessiva davanti a situazioni quotidiane. Pensiamo a chi rimane stupito nel vedere una persona in carrozzina frequentare l’università, lavorare o praticare sport, quasi si trovasse davanti a un’impresa straordinaria. Ma perché una persona con disabilità dovrebbe essere considerata eccezionale soltanto perché svolge attività che fanno parte della vita quotidiana?

Nel 2014 l’attivista australiana Stella Young, durante un intervento al TEDxSydney intitolato I’m not your inspiration, thank you very much, affrontò il fenomeno dell’inspiration porn: la tendenza a trasformare le persone con disabilità in esempi motivazionali per gli altri. Il problema non è riconoscere un risultato importante o ammirare un traguardo raggiunto, ma considerare eroica una persona semplicemente perché vive la propria quotidianità con una disabilità.

Una fotografia, un video o un messaggio sui social possono trasformare una persona in un simbolo da ammirare, dimenticando che dietro quella rappresentazione esiste un individuo con una propria personalità, desideri, capacità, difficoltà e aspirazioni. Inoltre, non tutte le disabilità sono visibili e non tutte le persone presentano le stesse esigenze. Esistono disabilità motorie, sensoriali, intellettive e condizioni del neurosviluppo che possono comportare bisogni di sostegno differenti. Alcune persone praticano sport a livello agonistico, altre frequentano l’università, lavorano, coltivano interessi artistici oppure partecipano ad attività educative e sociali. Altre ancora necessitano di sostegni più intensi nella vita quotidiana. Nessuna di queste esperienze, da sola, definisce il valore di una persona.

Dall’autonomia alla partecipazione sociale

L’autonomia non coincide necessariamente con la completa indipendenza. Può significare riconoscere i propri bisogni, esprimere preferenze, compiere scelte e utilizzare consapevolmente i sostegni disponibili. Anche le relazioni hanno un ruolo importante. Amicizie, affetti, interessi personali e occasioni di incontro contribuiscono alla crescita e alla qualità della vita.

Come possiamo favorire nuovi spazi inclusivi nei quali le persone con disabilità possano incontrarsi e interagire non soltanto tra loro, ma anche con persone senza disabilità? Non necessariamente creando strutture dedicate esclusivamente alla disabilità. Si potrebbe riflettere anche su come rendere maggiormente accessibili e accoglienti gli spazi già presenti nella comunità: biblioteche, associazioni culturali, attività sportive e luoghi di aggregazione. Sarebbe interessante coinvolgere anche giovani e cittadini che magari non conoscono da vicino queste realtà, favorendo occasioni di incontro, conoscenza reciproca e relazioni spontanee, nel rispetto delle possibilità e delle esigenze di ciascuno.

Personalmente, mi piacerebbe vedere sempre più persone con disabilità lavorare nei negozi, nei bar o nei ristoranti del territorio, secondo le proprie capacità, aspirazioni e con gli eventuali sostegni necessari. Entrare in un negozio e chiedere informazioni su un abito a un commesso o a una commessa con disabilità, oppure essere serviti al tavolo di un ristorante, dovrebbe essere una situazione del tutto normale. Non qualcosa da raccontare come un’impresa eccezionale, ma un’esperienza quotidiana nella quale una persona viene riconosciuta per il proprio lavoro, senza essere trasformata in un modello da imitare. Forse anche attraverso queste occasioni si possono superare alcuni stereotipi, favorendo una maggiore partecipazione alla vita sociale e lavorativa, anche al di fuori delle cooperative e delle strutture educative.

Il contributo delle realtà educative del territorio

In provincia di Varese operano associazioni, cooperative sociali, centri educativi e strutture riabilitative che, attraverso attività e progetti differenti, accompagnano le persone con disabilità nei percorsi di crescita personale, formazione, socializzazione e autonomia. Tra queste realtà troviamo La Nostra Famiglia, Il Millepiedi, Magari Domani e POLHA Varese, ciascuna impegnata in ambiti e servizi specifici.

Il loro contributo permette di affrontare una domanda più ampia: quale rapporto esiste tra le opportunità offerte dai servizi educativi e la possibilità di costruire una vita pienamente inclusiva nella società? Perché una società inclusiva non si costruisce soltanto attraverso strutture, progetti e attività, ma anche attraverso l’accessibilità, il riconoscimento delle persone, delle loro scelte e del loro diritto a partecipare alla vita comune. Nel prossimo articolo approfondiremo alcune delle realtà educative e sociali presenti nella provincia di Varese, i loro progetti e il ruolo che educatori, famiglie e persone con disabilità svolgono nei percorsi di autonomia e inclusione.