Falò di Sant’Antonio: la notte del fuoco, dei Monelli e della profezia dell’anno nuovo

Da oltre quattro secoli, quando gennaio stringe Varese nel suo freddo più secco, alla Motta succede sempre la stessa cosa: un grande fuoco viene acceso per guardare avanti. Il Falò di Sant’Antonio non è una rievocazione, ma un gesto continuo, documentato fin dal 1572, che ha attraversato carestie, guerre, modernità e cambi di linguaggio senza mai perdere il suo senso profondo. È una notte in cui la città si riconosce in un rito antico, a metà tra sacro e pagano, dove il tempo sembra rallentare e la piazza torna ad essere un luogo di attesa collettiva.

A costruire e difendere questo rito sono, da sempre, i Monelli della Motta. Dietro il nome scanzonato c’è un lavoro lungo un anno: legna raccolta, pira progettata, tradizione tramandata senza mai trasformarla in spettacolo. I Monelli sono parte del paesaggio urbano tanto quanto la chiesa e la piazza stessa; senza di loro il falò non sarebbe quello che è. Attorno alla pira si muovono come custodi silenziosi, lasciando che il vero protagonista resti il fuoco e non chi lo accende.

Ed è proprio il fuoco, ogni anno, a concentrare sguardi e superstizioni. Perché non basta che bruci: conta come brucia. Se prende subito, deciso, con una fiamma alta e luminosa, la tradizione promette un anno favorevole. Se indugia, se fatica, se il fumo resta basso o gira, invita alla prudenza. Sono antiche letture popolari, nate quando il fuoco era un presagio reale, non simbolico. Intanto, tra i rami, finiscono i bigliettini: desideri, paure, cose da lasciar andare. Il falò diventa così una specie di oracolo urbano, osservato in silenzio mentre trasforma tutto in cenere.

Dal punto di vista pratico, la serata ruota tutta attorno alla Motta. L’accensione è prevista intorno alle 21, ma già dal tardo pomeriggio la piazza si anima con le bancarelle, il cibo caldo e l’aria di festa. Le strade intorno saranno chiuse al traffico ed è consigliato arrivare a piedi, lasciando l’auto nei parcheggi più grandi della città: le aree verdi e il multipiano del Sempione sono gratuiti proprio per facilitare la partecipazione. Un’organizzazione essenziale, come vuole la tradizione.

Resta solo l’attesa. Ogni anno è diverso, anche se tutto sembra uguale. La legna è nuova, il vento non è mai lo stesso, e nessuno sa davvero come prenderà il fuoco questa sera. È questo il vero motivo per cui Varese si ferma a guardare: per scoprire se la fiamma salirà dritta e sicura o se chiederà cautela. La profezia del falò, come sempre, inizierà nel momento esatto in cui il primo ramo prenderà fuoco.