di Carla Tocchetti
A un anno dalla scomparsa, il pensiero de La Varese Nascosta va al suo amministratore e membro del direttivo Pino Terziroli (1948-2025), anima curiosa e voce lucida della Cultura varesina, capace di raccontare la Città con lo sguardo di chi la vive e la sogna.
Se non ci avesse lasciato un anno fa, un po’ di più se pensiamo alla malattia che lo aveva allontanato da tutto, amici, eventi, social, ma non dalla famiglia, se potessimo chiederglielo adesso, cosa direbbe Pino Terziroli della Varese di oggi?
Di sicuro avrebbe continuato a parlarci, da uomo di cultura a tutto tondo e innamorato del territorio, dal suo social prediletto: quel Facebook che grazie a testi lunghi valorizza in pieno la libertà di esprimersi. Avrebbe continuato a rivolgere erudite riflessioni, a diecine al giorno, a noi – la sua roccaforte di oltre seimila amici e seguaci, vera fonte di passaparola. Una attività inarrestabile, controcorrente, di riscoperta e studio sui libri, di incontro e confronto, che concretizzava in post ogni volta più ricchi di testimonianze. Una attività attualissima se pensiamo che anche le testate online locali puntano sempre più decise sulla popolarità delle storie minori, e della cultura che tutto innerva.
La battaglia per Santo Stefano
In tasca una laurea milanese in Scienze Politiche alla Cattolica (1973), in una Lombardia segnata da preoccupanti deragliamenti filosofici e sociali, Terziroli predicava (e coltivava nella pratica) l’idea che la vera militanza è quella Culturale, che promuove la Verità ma non sacrifica la Fede. La Cultura non è mai un orpello inutile, bensì una precisa responsabilità civile. Cioè riguarda tutti. Al limite dell’eroismo in questo senso, proprio all’inizio quei terribili anni ’70, fu l’epopea del salvataggio della Chiesa di Santo Stefano a Bizzozero, il gioiello romanico di Varese, che vide Terziroli protagonista poco più che ventenne accompagnare la nascita da zero di un Comitato civico Pro Restauri, presieduto dal prof. Silvano Colombo allora illuminato Direttore dei Civici Musei, con l’architetto Bruno Ravasi, il parroco don Luigi Antonetti, l’assessore alla Cultura arch. Ovidio Cazzola, il console del Touring Club Italiano prof. Walter Roccato. Una stagione, diceva sempre Terziroli, che deve essere di esempio per i grandiosi frutti colti dall’aggregazione di centinaia di cittadini in un comitato spontaneo, rionale, con cui le istituzioni si dovevano coordinare, supportando la tutela di un patrimonio comune.
Comunicazione online e in presenza
Convinto del grande valore della comunicazione come marcatore dell’evoluzione sociale, già dal 2004 Terziroli aveva colto le opportunità offerte dai social network. All’ insegna del motto“C’è sempre rimedio all’incomunicabilità” frequentava i gruppi della città, tra cui La Varese Nascosta, con lo scopo di collegare le persone tra loro anche in presenza, valorizzarle, sostenerle incondizionatamente nelle battaglie per il Bello. Fino all’ultimo possibile presente agli eventi culturali, con i suoi celebri “reportage” dava luce a chi lo meritava. Spesso il primo a chiedere la parola anche se ultimamente si dichiarava sempre più amareggiato di fronte alla sordità culturale delle istituzioni.
L’accoglienza del coreano
Fra i più divertenti ricordi, due progetti in particolare erano nati in seno alla associazione culturale Beautiful Varese, che fondammo nel 2014. In quell’anno ci inventammo un “gruppo di accoglienza culturale” per il maestro coreano di spada Kangsoon Park, conosciuto su Facebook e appassionato di lingua italiana: lo convincemmo a scegliere Varese anziché Milano per un breve soggiorno. Volevamo capire cosa potesse provare un turista dell’Estremo Oriente, per la prima volta a cospetto delle bellezze del nostro territorio, e rappresentargli cosa è la Bellezza di Varese per noi che la abitiamo. Fulcro della nostra organizzazione, una improvvisata visita in lingua inglese al Sacro Monte, dove l’asiatico rimase incantato dal barocchetto in Santuario, e una esclusiva merenda di prodotti tipici nel suggestivo bow-window firmato Pogliaghi nella Villa privata dei Laviola.
La via leonardesca nel Contado del Seprio
In vista di Expo 2015 sviluppammo poi l’ambizioso programma turistico-culturale “La Via Leonardesca nel Contado del Seprio”, con l’intento di valorizzare le testimonianze che artisti legati alla bottega di Leonardo a Milano hanno lasciato a cavallo del 1500 in Provincia di Varese. Un itinerario “che mancava”: sette tappe collocate in luoghi emblematici dal punto di vista storico, artistico e ambientale (Saronno, Gerenzano, Cairate, Mezzana di Somma Lombardo, Sesto Calende, Legnano e Uboldo) permettevano la visione di opere di Bernardino Luini (che Terziroli aveva visto anche al Louvre restandone “fulminato”) e di Cesare Magni, Cesare da Sesto, Giampietrino, Giovanni Agostino da Lodi, Marco d’Oggiono, e altri. Un itinerario fattibile in giornata per immergersi in quel paesaggio naturale e umano che ha ispirato la nascita di molte opere di stile leonardesco; al progetto mancarono purtroppo le forze economiche e istituzionali in appoggio.
Se abbiamo imparato qualcosa dal caro amico Terziroli, è la riflessione che noi tutti possiamo, nel nostro piccolo, essere Costruttori di Bellezza, così come proposto da Papa Wojtyla nella sua “Lettera agli artisti” del 1999. Sta a ciascuno di noi essere Custodi della Bellezza: partendo da qui, ognuno con i propri talenti può divenire Costruttore di Bellezza nel mondo, o comunque provarci. A noi quindi, uniti e consapevoli, il compito di alzare lo sguardo e scegliere di essere all’altezza del futuro che ci attende.