L’intelligenza artificiale, come ogni strumento creato dall’uomo, dovrebbe essere utilizzata con un’unica finalità: quella di aiutarci a coltivare i valori più profondi del proprio essere umano. Non deve sostituirsi all’uomo, né aspirare a modificare le fondamenta della nostra umanità.
Per rimanere solo strumento deve avere due caratteristiche:
- essere pienamente comprensibile nel suo funzionamento e nella sua evoluzione;
- non minare la natura umana.
Appare abbastanza evidente che l’IA, così come sta venendo portata avanti, corra il rischio di compromettere e remare contro queste caratteristiche, indebolendo quindi il concetto di umanità stessa.
Non sono contrario a propri all’IA, o meglio, da un punto di visto puramente etico e ideale lo sarei, ma sono anche cosciente della necessità di ricorrere al compromesso per non rimanere indeboliti e fuori dalla storia –, io stesso utilizzo in maniera minimale strumenti di IA, come per la generazione della foto di questo stesso articoli e di altri; sono però convinto occorra una forte regolamentazione.
La sfida che questa nuova frontiera ci pone è infatti antropologica: è l’uomo a essere messo in discussione. Chi asserisce il contrario, pecca, consapevolmente o meno, di superficialità.
Di fronte a questa sfida, il mondo politico è riuscito ad agire abbastanza velocemente sul versante legislativo, con la legge 132 del 2025, ma dal punto di vista etico è la Chiesa Cattolica, con Papa Leone XIV, che sta riuscendo ad affrontare l’avvento dell’IA con la dovuta attenzione.
Nella lettura dell’enciclica Magnifica Humanitas, emerge infatti l’analisi forse più lucida incontrata sinora.
Tre i passaggi fondamentali sull’IA: il primo riguarda la tendenza della società di oggi a privilegiare la tecnica rispetto all’etica: «NellʼEnciclica Laudato siʼ Papa Francesco denunciava la crescente affermazione di un paradigma tecnocratico nel mondo globalizzato: la tendenza a lasciare che la logica dellʼefficienza, del controllo e del profitto governi da sola le scelte personali sociali ed economiche.»
Papa Leone XIV prosegue: «Questo paradigma si è esteso rapidamente negli ultimi anni, anche per effetto della diffusione dellʼintelligenza artificiale, delle scienze cognitive, della nanotecnologia, della robotica e della biotecnologia. Di per sé, tali innovazioni possono diventare un grande aiuto per lo sviluppo umano integrale e per la cura della Casa comune. Ma, proprio per il loro potere, possono agire come un acceleratore del paradigma tecnocratico e perciò hanno bisogno di un nuovo quadro spirituale, etico e politico. Più potente non significa necessariamente migliore.»
«Per questo il progresso tecnico, in sé prezioso, chiede un discernimento sulla visione antropologica che lo guida e sui fini che persegue.»
Il secondo aspetto riguarda la capacità manipolatoria dell’IA:
«L’uso dell’IA non è mai un fatto puramente tecnico: quando entra in processi che incidono sulla vita delle persone, essa tocca diritti, opportunità, reputazione, libertà. Decisioni delicate che toccano il lavoro, il credito, l’accesso ai servizi e la reputazione delle persone rischiano di essere affidate completamente a sistemi automatizzati che non conoscono «la compassione, la misericordia, il perdono e, soprattutto, l’apertura alla speranza di un cambiamento della persona», e possono così produrre nuove forme di scarto. Possono esserci usi evidentemente antiumani, come la manipolazione dell’informazione o la violazione della privacy, ma può anche esserci un’insidia meno palese, quando i sistemi di IA, presentandosi come neutrali e oggettivi, rispecchiano e rafforzano stereotipi o posizioni ideologiche di chi li ha progettati e addestrati.»
«Affidare, nei fatti, a un algoritmo il potere di selezionare chi merita e chi no, senza che nessuno si assuma più il peso della decisione, significa affidargli il compito di ridefinire i confini delle possibilità umane. Ciò che viene meno, in questo processo, non è solo l’empatia verso l’escluso, che può essere imitata artificialmente, ma la responsabilità politica, perché lo scarto dei deboli viene ammantato di neutralità e oggettività, davanti alle quali è impossibile protestare. E così, l’ingiustizia si fa silenziosa e la compassione, la misericordia e il perdono, non come mera apparenza, ma come gesti politici, scompaiono dall’orizzonte.»
«Da questo deriva una conseguenza semplice ma stringente: non possiamo considerare l’IA moralmente neutra.»
Infine, terzo aspetto, quello del potere dei gruppi tecnologici che superano la potestà degli Stati: «come accade per ogni grande svolta tecnologica, l’IA tende ad accrescere soprattutto il potere di chi dispone già di risorse economiche, competenze e accesso ai dati. Alla luce del bene comune e della destinazione universale dei beni, questo fenomeno desta seria preoccupazione: piccoli gruppi molto influenti possono orientare informazione e consumi, condizionare processi democratici e incidere sulle dinamiche economiche a proprio vantaggio, contraddicendo la giustizia sociale e la solidarietà tra i popoli.»
«Per questo è indispensabile che l’impiego dell’IA – soprattutto quando coinvolge beni pubblici e diritti fondamentali – sia accompagnato da criteri chiari e controlli effettivi, ispirati alla partecipazione e alla sussidiarietà: le comunità e i corpi intermedi non possono essere ridotti a destinatari di decisioni prese altrove, ma devono poter contribuire al discernimento e alla vigilanza. Inoltre, la proprietà dei dati non può essere affidata solo a privati, ma va regolamentata. Essi sono frutto del contributo di molti e non possono essere venduti o affidati a pochi. Serve una creatività in grado di gestirli come uno dei beni comuni o collettivi, nella logica della condivisione, come già suggeriva San Giovanni Paolo II, a proposito dei beni collettivi.»
Ho voluto proporre le citazioni, sebbene lunghe per i canoni di un articolo, per sottolineare l’importanza di ogni singola parola. L’intelligenza artificiale è un confine che forse era meglio non superare, ma ormai è stato varcato e va quindi innanzitutto governato, ponendo sempre al centro l’essere umano.