Il congresso di Varese, capitale della diplomazia europea

Un borgo di poche migliaia di abitanti che per oltre un mese ospitò diplomatici, tecnici e funzionari chiamati a risolvere una questione destinata a segnare la storia del territorio. Il Congresso di Varese del 1752 definì infatti gran parte del confine tra la Lombardia austriaca e i territori svizzeri dell’attuale Canton Ticino, tracciando una linea che, nella sostanza, è giunta fino ai giorni nostri.

Il 19 giugno 1752, mentre l’Europa viveva una fase di delicati equilibri tra le grandi monarchie del continente, Varese si ritrovò improvvisamente al centro della politica internazionale.
Non era ancora una città. Non era ancora il capoluogo che conosciamo oggi. Era un borgo prospero della Lombardia austriaca, ma la sua posizione geografica, a pochi chilometri dalla frontiera svizzera, ne faceva un luogo ideale per ospitare una trattativa destinata a chiudere controversie territoriali che da decenni alimentavano tensioni tra lo Stato di Milano e i territori confederati.

Le dispute riguardavano soprattutto pascoli, boschi, alpeggi e diritti di sfruttamento delle aree montane. In molte zone la linea di confine era infatti ancora incerta, lasciando spazio a continui contrasti tra comunità confinanti. La mancanza di delimitazioni precise favoriva inoltre il contrabbando, fenomeno particolarmente diffuso lungo tutta la fascia prealpina.
Per affrontare la questione venne convocato quello che sarebbe passato alla storia come il Congresso di Varese.

La sede principale delle trattative fu la storica Villa Orrigoni Litta Modignani a Biumo Inferiore, allora residenza della nobile famiglia Orrigoni e oggi conosciuta come sede dell’oratorio parrocchiale. La delegazione milanese, guidata dal conte Gabriele Verri, trovò ospitalità tra Villa Orrigoni e Casa Frasconi. I rappresentanti svizzeri, guidati dal senatore Heinrich di Locarno, furono invece alloggiati tra Casa Biumi Litta e Casa Alemagna.
Le riunioni durarono settimane e furono accompagnate da rilievi sul terreno, sopralluoghi e verifiche dirette nelle aree contese. Non bastavano infatti le mappe dell’epoca: era necessario confrontare documenti, tradizioni locali e diritti storici delle comunità coinvolte. Solo dopo lunghe mediazioni si riuscì a raggiungere un accordo condiviso.

Il congresso si concluse il 2 agosto 1752 con la firma del cosiddetto Trattato di Varese, che fissò una linea di frontiera destinata a diventare la base dell’attuale confine tra Italia e Svizzera. Negli anni successivi furono collocati numerosi cippi confinari per materializzare sul terreno quanto stabilito dai negoziatori.
Per oltre un mese il borgo visse un’intensa stagione di relazioni pubbliche. Le famiglie nobili locali organizzarono ricevimenti, incontri, momenti di svago e spettacoli per gli ospiti stranieri. Fu una straordinaria occasione di promozione del territorio, che mise in luce l’eleganza delle dimore varesine e la capacità della comunità locale di accogliere personalità provenienti da diversi Stati.

Secondo gli studiosi, proprio la positiva impressione lasciata da Varese contribuì ad accrescere il prestigio del borgo presso la corte viennese. Pochi anni più tardi l’imperatrice Maria Teresa d’Austria avrebbe infatti concesso a Francesco III d’Este la signoria personale di Varese, avviando quella stagione di sviluppo che avrebbe portato alla nascita della futura città estense.
Oggi, a quasi tre secoli di distanza, il Congresso di Varese rimane uno degli episodi più significativi e meno conosciuti della storia locale. Un evento che dimostra come, ben prima di diventare capoluogo, Varese fosse già un punto d’incontro tra mondi diversi, una porta tra Lombardia e Svizzera e, per qualche settimana dell’estate del 1752, un autentico centro della diplomazia europea.

Fonti: Dizionario Storico della Svizzera, studi sul Trattato di Varese del 1752, ricerche storiche di Fausto Bonoldi e documentazione storica locale.
Questo taglio è più adatto a una rivista storico-culturale come Varese Sempre perché trasforma il semplice “accadde oggi” in un racconto del ruolo internazionale che Varese ebbe nel Settecento.