di Maria Francesca Nicolò
Ci avete mai pensato che l’arte possa anche scaturire da un sentimento sincero e profondo?
Non è solo questione di bravura, tecnica, equilibrio e studio. È una perfetta simbiosi di tutti
questi elementi unita a qualcosa che rende assolutamente unico l’essere umano.
La città di Varese rappresenta appieno questa suggestiva genesi, e basta osservare un po’
meglio per trovare riscontro a questa affermazione.
Moltissimi angoli della metropoli sono ricchi di aneddoti romantici e delicati.
Pochi conoscono la storia del cuore d’eroe che riposò a Villa Recalcati per diverso tempo.
Una vicenda che parte da un luogo lontano, e precisamente in Polonia da un valoroso soldato.
Tadeusz Kościuszko (1746-1817) fu un importante generale e patriota polacco, considerato un
eroe nazionale sia in terra natale che negli Stati Uniti: noto per le tante azioni militari e il
coraggio con cui le compì.
Combatté nell’esercito continentale durante la Guerra d’Indipendenza americana,
guadagnandosi il rispetto per le capacità strategiche e i suoi ideali democratici.
Tornato in Polonia, guidò l’insurrezione del 1794 contro l’invasione russa e prussiana.
Fu sconfitto, fatto prigioniero e infine riparò in Svizzera.
Qui conobbe la giovane Emilia Morosini, e, anche se non vi sono tracce di una relazione, le
rimase profondamente affezionato.
Forse in lei vedeva una serenità perduta, un rifugio sicuro dopo tanti tribolamenti.
In ogni caso, l’uomo volle che la donna custodisse il suo cuore una volta passato a miglior
vita. L’amica accettò senza remora, anzi, fece in modo di raccontare la vita e le tante azioni
compiute da Tadeusz, ivi compresa quella di donare un pezzo di sé a Varese.
Una scelta che incarnò l’essenza preziosa e più emblematica di uno spirito romantico,
liberale e democratico, guerriero per la libertà e l’uguaglianza razziale e religiosa.
Dopo la sua morte a Soletta, in Svizzera, nel 1817, il corpo di Kościuszko venne sepolto a
Cracovia, e, il cuore fu separato.
Dopo essere stato imbalsamato, venne inizialmente conservato in una teca di cristallo e
riposto in un piccolo cippo a Villa Recalcati (allora Villa Morosini), per quasi quarant’anni.
Nel 1895, una delegazione polacca si recò a Varese per recuperare la reliquia.
Il cuore fu solennemente restituito alla Polonia, ed attualmente è conservato nel Museo
Polacco di Rapperswil.
Ancora oggi, in città, è vivo il ricordo dell’amore di questo soldato ed è un po’ come se ne non
se fosse mai andato via.
Testimonianza che un gesto tanto straripante di affetto può divenire anche in una bellezza
artistica da visitare ed ammirare.
Potranno passare secoli, ma la meraviglia può mutare forma senza non privarsi della sostanza
con cui essa è stata generata.
Ne sono prova i giardini estensi e questo monumento: nati per un amore o un affetto e
divenuti un bene comune prezioso e custodito gelosamente dalla comunità.
Esempio che non basta solo una buona tecnica per creare una bella opera d’arte: occorre passione e memoria.

E non a caso, Kościuszko scelse di donare il cuore a Varese: un’anima tanto appassionata in vita non poteva che trovare pace in un piccolo angolo di paradiso come Villa Recalcati, dove passione e bellezza erano di casa.