Il famedio onora i Grandi di Varese

Un tempio della memoria non è mai un semplice deposito di nomi incisi nel marmo o sulla targhetta amovibile di un pannello decorativo. È, al contrario, uno specchio dinamico nel quale una comunità sceglie di riflettere l’immagine migliore di sé. La recente e affollata seduta del Consiglio comunale tenutasi in Salone Estense per l’ampliamento del Famedio di Varese ha offerto uno spaccato perfetto di questo dialogo costante tra identità cittadina, fervore culturale e l’immancabile dialettica politica.

L’assise cittadina, guidata dai lavori preparatori della commissione presieduta da Francesca Strazzi, si è trovata a ratificare una lista articolata di 28 figure rappresentative dell’arte, delle istituzioni, del giornalismo, della medicina, del clero e dell’associazionismo. Una gallery d’eccellenza in cui convivono grandi menti storiche e figure dal fortissimo impatto popolare.

La votazione dell’aula ha proceduto a ritmo sostenuto, incassando l’unanimità quasi perentoria del Consiglio su gran parte dei profili presentati e scandita dagli applausi di un Salone Estense gremito di parenti, estimatori e cittadini.

L’elenco intreccia memorie risorgimentali e d’impresa, come quelle di Clemente Ballerio e Speri Della Chiesa, con l’impegno istituzionale e civile che ha contraddistinto la storia del Novecento varesino nei volti di Edoardo Chiesa, Ovidio Cazzola, Cesare Corti, Antonino Mazzoni e Giovanni Valcavi. La dimensione culturale e storiografica del territorio ha trovato il giusto riconoscimento negli studi e nelle opere di Luigi Ambrosoli, Giuseppe Armocida, Livio Ghiringhelli, Leopoldo Giampaolo e Anna Maria Gandini.

Ampio spazio è stato riservato alla cura dell’altro e alla dedizione per il bene comune: dalla profonda eredità spirituale ed umanitaria di don Vittorio Pastori (l’amato “Don Vittorione”) a quella del prof. Enrico Bianchi e di Giuseppe Bortoluzzi. La passione sportiva e la tempra atletica del territorio rivivono nei ricordi indissolubili di Luciano Brunella.

Non meno significativo è il tributo tributato alla creatività artistica, al giornalismo, al collezionismo e alla cultura locale, rappresentati con autorevolezza da nomi cardine quali Ester Miglierina (simbolo di sensibilità artistica e profondo legame culturale), affiancata da personalità eccelse del tessuto culturale varesino.


Tra le figure portate all’attenzione della commissione e del Consiglio, una in particolare racchiude il senso più autentico del legame viscerale con la narrazione della città: quella di Pietro Macchione. Editore, storico dell’anima bosina, instancabile ricercatore e custode delle metamorfosi urbane e culturali varesine, la sua iscrizione al Famedio è stata fortemente caldeggiata e voluta dalla popolare community ed associazione culturale La Varese Nascosta. È stata proprio quest’ultima a farsi cassa di risonanza del desiderio popolare, sostenendo con forza l’inserimento di chi per decenni ha dato voce ai tesori nascosti e ai libri della memoria cittadina.

Il momento della votazione del profilo di Pietro Macchione è stato un perfetto microcosmo delle dinamiche d’aula: l’approvazione è stata schiacciante, accompagnata da una larga convergenza trasversale che ha riconosciuto l’indiscusso valore dell’uomo e dell’editore. Ciononostante, non è mancata una nota di scetticismo procedurale o politico, tradottasi nella singola astensione di un consigliere. Un voto astenuto solitario che non ha minato l’esito della votazione, ma che ha comunque aggiunto quell’elemento di contesa fisiologico per le cronache di Palazzo Estense.


Se gran parte della lista è passata con un clima di apparente concordia, la seduta non è stata esente dalle classiche frizioni della politica locale. Le astensioni registrate in aula hanno fatto da spia d’allarme su precise figure della rosa dei candidati.

Tra candidature contestate sul nascere o ritirate per evitare strappi eccessivi alla vigilia (come l’attesa decisione sulla figura di Umberto Bossi), ed ex sviste ortografiche che in passato avevano fatto storcere il naso alla stampa e all’opposizione per questioni di forma e decoro, il dibattito si è mosso sul sottile filo che separa la celebrazione encomiastica dall’uso politico della memoria.

Il Famedio, in definitiva, si allarga e compie il suo dovere: consegnare alla cittadinanza una mappa d’onore in cui riconoscersi. Resta la sensazione che, al di là dei tecnicismi e delle isolate astensioni d’aula, la storia varesina sappia trovare la propria strada nel cuore della città, proprio come dimostra il giusto approdo di Pietro Macchione tra i Grandi di Varese.