La fugace visita di Benito Mussolini alla Macchi

Un episodio minore che racconta molto dell’Italia aeronautica degli anni Venti

Il 26 ottobre 1925 Benito Mussolini compì una visita privata nel Varesotto, destinata a rimanere marginale nelle cronache ufficiali ma oggi ricca di significato storico. In mattinata il capo del Governo si recò alla SIAI di Sesto Calende, accompagnato dalla figlia Edda e da alti ufficiali dell’Aeronautica, per il battesimo dell’idrovolante S.55.

Il velivolo, destinato alla grande traversata atlantica dell’onorevole Eugenio Casagrande, ricevette da Mussolini il nome “Alcione”. Un gesto altamente simbolico, che precedette un’impresa poi interrotta in Marocco, due mesi più tardi, da un violento uragano.

L’arrivo a Varese e una visita senza cerimoniale

Dopo Sesto Calende era prevista una breve visita allo stabilimento Macchi della Schiranna, dove Mussolini avrebbe dovuto giungere in idrovolante. L’attesa fu vana: il Duce arrivò invece in automobile da via Sanvito, solo alle 13.30.

L’accoglienza fu tutt’altro che solenne. Il prestigioso Hotel Excelsior era chiuso e Mussolini dovette ripiegare sull’Hotel Europa. Anche ai cancelli della Aeronautica Macchi mancavano i vertici: il presidente Giulio Macchi e il direttore tecnico Tonini erano impegnati a Napoli, mentre Castoldi si trovava a Baltimora per la Coppa Schneider, che proprio quel giorno vedeva la sconfitta italiana.

A riceverlo furono solo due consiglieri e il direttore amministrativo cav. Carminati, che non mancò di segnalare la grave crisi produttiva, con le maestranze ridotte a circa 300 unità.

La Cronaca Prealpina e l’incontro con Bagaini

La visita è ricordata soprattutto grazie alla Cronaca Prealpina, che ne lasciò una dettagliata testimonianza scritta. Proprio in quel contesto si colloca il cordiale incontro tra Mussolini e Giovanni Bagaini, fondatore e direttore del giornale.

Una fotografia — rarissima, se non unica — mostra Mussolini mentre saluta familiarmente Bagaini, a conferma del ruolo centrale che la stampa locale aveva allora nel raccontare e costruire il consenso, ma anche nel fissare la memoria degli eventi cittadini.

Tra folla, propaganda e modernità

Le cronache parlano di una folla entusiasta, tra gagliardetti e “alalà”, all’uscita dal ristorante e di maestranze plaudenti all’interno dello stabilimento, anche se non esistono immagini ufficiali della visita alla Macchi.

È invece certo che Mussolini fece ritorno a Milano guidando personalmente l’automobile lungo la nuova autostrada Milano-Varese, inaugurata l’anno precedente e celebrata come la prima autostrada al mondo: un finale simbolico, perfettamente coerente con la retorica della modernità e della velocità.

Un episodio minore, ma rivelatore

Breve, disordinata e senza esiti concreti, la visita del 1925 resta un episodio minore, ma capace di raccontare molto: le ambizioni dell’aeronautica italiana, le difficoltà industriali, il peso della propaganda e il ruolo decisivo della stampa locale. Anche — e soprattutto — grazie allo sguardo di Giovanni Bagaini.

Fonti:

https://www.docomomoitalia.it/wp-content/uploads/2021/05/Aermacchi-Evoluzione-stabilimento-e-aspetti-storici-rilevanti.pdf?utm_source=chatgpt.com

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Un episodio minore che racconta molto dell’Italia aeronautica degli anni Venti

Il 26 ottobre 1925 Benito Mussolini compì una visita privata nel Varesotto, destinata a rimanere marginale nelle cronache ufficiali ma oggi ricca di significato storico. In mattinata il capo del Governo si recò alla SIAI di Sesto Calende, accompagnato dalla figlia Edda e da alti ufficiali dell’Aeronautica, per il battesimo dell’idrovolante S.55.

Il velivolo, destinato alla grande traversata atlantica dell’onorevole Eugenio Casagrande, ricevette da Mussolini il nome “Alcione”. Un gesto altamente simbolico, che precedette un’impresa poi interrotta in Marocco, due mesi più tardi, da un violento uragano.

L’arrivo a Varese e una visita senza cerimoniale

Dopo Sesto Calende era prevista una breve visita allo stabilimento Macchi della Schiranna, dove Mussolini avrebbe dovuto giungere in idrovolante. L’attesa fu vana: il Duce arrivò invece in automobile da via Sanvito, solo alle 13.30.

L’accoglienza fu tutt’altro che solenne. Il prestigioso Hotel Excelsior era chiuso e Mussolini dovette ripiegare sull’Hotel Europa. Anche ai cancelli della Aeronautica Macchi mancavano i vertici: il presidente Giulio Macchi e il direttore tecnico Tonini erano impegnati a Napoli, mentre Castoldi si trovava a Baltimora per la Coppa Schneider, che proprio quel giorno vedeva la sconfitta italiana.

A riceverlo furono solo due consiglieri e il direttore amministrativo cav. Carminati, che non mancò di segnalare la grave crisi produttiva, con le maestranze ridotte a circa 300 unità.

La Cronaca Prealpina e l’incontro con Bagaini

La visita è ricordata soprattutto grazie alla Cronaca Prealpina, che ne lasciò una dettagliata testimonianza scritta. Proprio in quel contesto si colloca il cordiale incontro tra Mussolini e Giovanni Bagaini, fondatore e direttore del giornale.

Una fotografia — rarissima, se non unica — mostra Mussolini mentre saluta familiarmente Bagaini, a conferma del ruolo centrale che la stampa locale aveva allora nel raccontare e costruire il consenso, ma anche nel fissare la memoria degli eventi cittadini.

Tra folla, propaganda e modernità

Le cronache parlano di una folla entusiasta, tra gagliardetti e “alalà”, all’uscita dal ristorante e di maestranze plaudenti all’interno dello stabilimento, anche se non esistono immagini ufficiali della visita alla Macchi.

È invece certo che Mussolini fece ritorno a Milano guidando personalmente l’automobile lungo la nuova autostrada Milano-Varese, inaugurata l’anno precedente e celebrata come la prima autostrada al mondo: un finale simbolico, perfettamente coerente con la retorica della modernità e della velocità.

Un episodio minore, ma rivelatore

Breve, disordinata e senza esiti concreti, la visita del 1925 resta un episodio minore, ma capace di raccontare molto: le ambizioni dell’aeronautica italiana, le difficoltà industriali, il peso della propaganda e il ruolo decisivo della stampa locale. Anche — e soprattutto — grazie allo sguardo di Giovanni Bagaini.

Fonti:

https://www.docomomoitalia.it/wp-content/uploads/2021/05/Aermacchi-Evoluzione-stabilimento-e-aspetti-storici-rilevanti.pdf?utm_source=chatgpt.com