Il 24 ottobre 1910 la grande villa varesina appartenuta a Francesco Tamagno, uno dei più celebri tenori italiani di tutti i tempi, divenne ufficialmente parte del patrimonio dell’Ospedale di Circolo di Varese.
Una data che segna non solo un passaggio di proprietà, ma anche un legame profondo tra la storia della città e quella di un artista che, con la sua voce, aveva incantato il mondo.
Tamagno era nato a Torino nel 1850 in una famiglia numerosa e di umili origini. Sin da giovane mostrò un talento fuori dal comune, tanto che divenne ben presto uno dei protagonisti assoluti della scena lirica internazionale. La sua carriera fu costellata di trionfi: cantò nei più prestigiosi teatri del mondo e legò per sempre il proprio nome al ruolo di Otello, nella prima assoluta dell’opera di Giuseppe Verdi al Teatro alla Scala nel 1887.
Fu proprio Verdi in persona a scegliere lui, colpito dall’energia e dalla potenza vocale del tenore torinese.
Negli anni Ottanta dell’Ottocento Tamagno acquistò una splendida residenza a Varese, in località Giubiano, poco distante dal futuro Ospedale di Circolo. La villa, costruita dalla famiglia Albuzzi, sorgeva immersa nel verde e divenne per il cantante un rifugio di quiete dopo le fatiche dei palcoscenici internazionali. La battezzò Villa Margherita, in onore dell’unica e amatissima figlia nata da una relazione clandestina con una nobildonna.
Durante la gioventù, quando aveva appena vent’anni, Tamagno prestò servizio militare proprio a Varese, tra i boschi della Rasa e sulle pendici del monte Chiusarella. La sua voce, raccontano le cronache, risuonava talmente forte durante le esercitazioni da destare l’attenzione — e la severità — del tenente, che lo punì con un giorno di rigore per “eccesso di acuti”. Un aneddoto che oggi strappa un sorriso, ma che restituisce la forza e il temperamento di un artista straordinario.
Ritiratosi dalle scene nel 1902, Tamagno visse gli ultimi anni della sua vita proprio nella villa varesina, tra ricordi, amici e silenzi. Morì improvvisamente nel 1905, a soli 55 anni, nella casa di un amico in città.
I funerali religiosi si tennero nella chiesa parrocchiale di Giubiano, seguiti da un solenne corteo che accompagnò la salma alla stazione ferroviaria, da cui partì per Torino.
Là, la capitale sabauda e tutto il Regno d’Italia gli tributarono onori grandiosi.
Riposa ancora oggi nel monumentale mausoleo in marmo di Botticino, eretto per volontà della figlia Margherita nel cimitero monumentale di Torino.

Cinque anni dopo la sua morte, il 24 ottobre 1910, la villa di Giubiano divenne proprietà dell’Ospedale di Circolo di Varese, entrando così nella storia cittadina anche come bene pubblico.
Ancora oggi, Villa Tamagno rimane un luogo di memoria, arte e cultura, testimone di un’epoca in cui Varese fu crocevia di voci, passioni e grandezza.
Fonti: ricerche storiche di Giuseppe Terziroli
Il 24 ottobre 1910 la grande villa varesina appartenuta a Francesco Tamagno, uno dei più celebri tenori italiani di tutti i tempi, divenne ufficialmente parte del patrimonio dell’Ospedale di Circolo di Varese.
Una data che segna non solo un passaggio di proprietà, ma anche un legame profondo tra la storia della città e quella di un artista che, con la sua voce, aveva incantato il mondo.
Tamagno era nato a Torino nel 1850 in una famiglia numerosa e di umili origini. Sin da giovane mostrò un talento fuori dal comune, tanto che divenne ben presto uno dei protagonisti assoluti della scena lirica internazionale. La sua carriera fu costellata di trionfi: cantò nei più prestigiosi teatri del mondo e legò per sempre il proprio nome al ruolo di Otello, nella prima assoluta dell’opera di Giuseppe Verdi al Teatro alla Scala nel 1887.
Fu proprio Verdi in persona a scegliere lui, colpito dall’energia e dalla potenza vocale del tenore torinese.
Negli anni Ottanta dell’Ottocento Tamagno acquistò una splendida residenza a Varese, in località Giubiano, poco distante dal futuro Ospedale di Circolo. La villa, costruita dalla famiglia Albuzzi, sorgeva immersa nel verde e divenne per il cantante un rifugio di quiete dopo le fatiche dei palcoscenici internazionali. La battezzò Villa Margherita, in onore dell’unica e amatissima figlia nata da una relazione clandestina con una nobildonna.
Durante la gioventù, quando aveva appena vent’anni, Tamagno prestò servizio militare proprio a Varese, tra i boschi della Rasa e sulle pendici del monte Chiusarella. La sua voce, raccontano le cronache, risuonava talmente forte durante le esercitazioni da destare l’attenzione — e la severità — del tenente, che lo punì con un giorno di rigore per “eccesso di acuti”. Un aneddoto che oggi strappa un sorriso, ma che restituisce la forza e il temperamento di un artista straordinario.
Ritiratosi dalle scene nel 1902, Tamagno visse gli ultimi anni della sua vita proprio nella villa varesina, tra ricordi, amici e silenzi. Morì improvvisamente nel 1905, a soli 55 anni, nella casa di un amico in città.
I funerali religiosi si tennero nella chiesa parrocchiale di Giubiano, seguiti da un solenne corteo che accompagnò la salma alla stazione ferroviaria, da cui partì per Torino.
Là, la capitale sabauda e tutto il Regno d’Italia gli tributarono onori grandiosi.
Riposa ancora oggi nel monumentale mausoleo in marmo di Botticino, eretto per volontà della figlia Margherita nel cimitero monumentale di Torino.
Cinque anni dopo la sua morte, il 24 ottobre 1910, la villa di Giubiano divenne proprietà dell’Ospedale di Circolo di Varese, entrando così nella storia cittadina anche come bene pubblico.
Ancora oggi, Villa Tamagno rimane un luogo di memoria, arte e cultura, testimone di un’epoca in cui Varese fu crocevia di voci, passioni e grandezza.
Fonti: ricerche storiche di Giuseppe Terziroli
