Il 14 gennaio 1891 appare a Varese il settimanale “Campo dei Fiori”, sottotitolato Foglio politico, amministrativo di Varese e circondario. Un giornale che visse soltanto due anni, fino al dicembre 1892, ma che rappresentò una testimonianza significativa della vitalità civile, culturale e polemica della Varese di fine Ottocento.
In un’epoca in cui la stampa locale non era soltanto strumento di informazione, ma luogo di confronto, identità e formazione dell’opinione pubblica, Campo dei Fiori si inserì con una voce riconoscibile e non priva di carattere.
Il settimanale usciva la domenica, scelta non casuale: il giorno in cui la comunità si raccoglieva, discuteva, commentava. La definizione di foglio politico e amministrativo chiarisce subito l’intento: “Campo dei Fiori” voleva occuparsi della vita pubblica, delle dinamiche istituzionali e del rapporto tra Varese e il suo circondario, in un periodo di trasformazioni amministrative e sociali che interessavano tutta la Lombardia post-unitaria.
Direttore ed estensore principale fu l’avvocato Federico Della Chiesa, figura centrale dell’iniziativa, che garantì al giornale un’impostazione solida, argomentativa e coerente. Accanto a lui, in qualità di proprietari, Ferdinando Maj ed Ernesto Malnati, che non si limitarono al ruolo editoriale ma curarono anche l’aspetto materiale della produzione.
Campo dei Fiori veniva stampato nell’officina tipografica dei proprietari in Piazza Battistero n. 3, uno dei luoghi simbolicamente più centrali della Varese storica. Successivamente, la tipografia fu trasferita in via Rossini, segno di un’attività editoriale che cercava spazi e continuità. In un’epoca in cui stampare un giornale significava affrontare costi, rischi e pressioni, possedere una tipografia non era un dettaglio: era una scelta di autonomia, un modo per controllare tempi, contenuti e diffusione.
Tra le collaborazioni più significative spicca quella del poeta Speri Della Chiesa, che firmava i propri scritti con lo pseudonimo “Tri Ko Kumer”. Una firma che già nel nome suggerisce ironia, gioco linguistico, distanza critica. La presenza di Speri Della Chiesa conferisce al settimanale una dimensione letteraria e satirica, dimostrando come “Campo dei Fiori” non fosse un semplice bollettino amministrativo, ma un luogo in cui la parola poteva essere affilata, allusiva, persino provocatoria.
Quando, nel dicembre 1892, “Campo dei Fiori” cessò le pubblicazioni, non lo fece in silenzio. Fu proprio Speri Della Chiesa a scrivere il commiato finale, rivolto in tono ironico alla Cronaca Prealpina, altra voce importante del panorama giornalistico locale. Quel commiato rappresenta uno degli aspetti più interessanti della vicenda: la stampa varesina dell’epoca non viveva in compartimenti stagni, ma in dialogo – talvolta in aperta competizione – tra testate, tra stili, tra visioni diverse della città e del suo futuro.
Due anni possono sembrare pochi. Eppure “Campo dei Fiori” dimostra come anche un’esperienza editoriale breve possa lasciare una traccia duratura, se inserita nel contesto giusto e animata da persone consapevoli del ruolo della parola scritta.
Il settimanale racconta una Varese attenta alla politica locale, orgogliosa della propria autonomia culturale, capace di ironia e confronto, una città che cercava nella stampa uno specchio e, insieme, uno strumento di crescita civile.
Ricordare oggi “Campo dei Fiori” significa restituire voce a un frammento della storia cittadina, a quel tessuto di idee, tipografie, firme e polemiche che ha contribuito a costruire l’identità culturale di Varese.
