Di Andrea Bortoluzzi
Martedì 15 settembre alle ore 11 presso la Università dell’Insubria, Via Monte Generoso, aula 10,sarà commemorata la figura di Sergio Patriarca docente di Diritto Commerciale presso la presso la Facoltà di Economia sin dal primo suo nascere e scomparso di recente.
Ricordando Serghiei.
Qualche mese fa è mancato a Milano dove viveva e lavorava un amico. Serghiei come lo chiamavo io che ero e sono Bortolo come mi chiamava lui. Serghiei, Sergio fa di cognome Patriarca. Figlio di un professore di Greco e Latino al Liceo Piazzi di Sondrio era Professore di Diritto Commerciale presso la Facolta di Economia della Universita dell’Insubria.
Ci siamo conosciuti per via del Diritto Commerciale comune amore di studi e ricerche sotto l’ombrello della comune per formazione Università di Pavia . Affinita’ elettive le nostre non solo di studi ma di vita. Io estroverso lui riservato. Io come diceva lui ” ai limiti dell’astrazione” lui ” dentro la casistica pratica”. Io giocavo al professore di diritto lui al professionista. “Bortolo ho un problema da porti “mi chiedeva “sai che noi professori di cose pratiche non sappiamo molto”.
E allora mi obbligava a giocare a ruoli invertiti rispetto a quelli reali. Eravamo in verita’ entrambi dediti alla speculazione teorica e molto immersi nel fare. Nel gestire gli esami, nell’impostare le lezioni, nel prendere assolutamente sul serio l’insegnamento. Nel discutere certi passaggi di un suo scritto che definiva nei minimi dettagli. Nel progettare insieme soluzioni quasi trasgressive per risolvere problemi irrisolvibili.
Nell’amare la vita e farci reciprocamente partecipi delle nostre gioie. Che fossero una bella sciata, una vacanza appagante, una vittoria dell’Inter, A ben pensarci usavamo pochissime parole per intenderci. A volte bastava uno sguardo. E anche a prenderci in giro: l’ironia anche l’autoironia era il nostro pane quotidiano. Ora Serghiei scrivo queste cose per dirti che continuo a sorriderti ad aspettare i tuoi quesiti le tue telefonate dall’auto ‘Sto tornando da Barzio oggi ho sciato tre ore neve bellissima”,” che cosa ti e’ preso non hai registrato i voti dell’ultimo appello”.
Serghiei mi capiva e mi proteggeva dalle conseguenze nefaste delle mie amnesie burocratiche, le mie idiosincrasie per i questionari e le schede da compilare. Lui in quello era diligente preciso fermo vigile e disponibile con tutti, colleghi, personale amministrativo, studenti. L’interlocutore riceveva sempre un sorriso. Con un sorriso commentavamo insieme le sorprendenti invenzioni sintattico lessicali e logiche degli elaborati d’esame degli studenti che ci portavano a veleggiare nella leggerezza dell’assurdo. Che era anche un modo di liberarci del peso della nomofilachia, orribile parola che significa aderenza alle norme giuridiche .Ciò che leggevamo era di frequente un diritto da Alice nel Paese delle meraviglie che ci stupiva e affascinava per i suoi peripli per mondi alieni.
Ho scritto molto anche dietro suo invito senza sentirmi obbligato da vincoli di Scuola o di appartenenza. Anzi era affascinato dalle mie ripetute escursioni in campi perimetrali alla nostra materia che fossero etica, storia e filosofia del diritto, lingua e tecnologia. Mi voleva tanto bene da prendere per buone anche le mie più azzardate tesi interpretative e accompagnarmi nelle più ardite frequentazioni in campi da esplorare e dissodare che seguiva con l’interesse tipico di un uomo di grande cultura e umanità. Sapeva dare valore agli altri un valore che spesso anteponeva al suo.
Era un signore dalla grande, innata nobilta’ del tratto e dalle incrollabili e indefettibili certezze interiori. Credo fossimo affascinati lui dall’idea di avere un allievo più avanti in età di lui e io di avere un maestro più giovane di me. Questo gioco di ruoli incrociati è stato una cifra costante della nostra comunanza di cuori.
