Il Birrificio Angelo Poretti ha tolto dal proprio logo il nome di Valganna, il paese in provincia di Varese dove la birra nasce dal 1877. Un dettaglio piccolo solo in apparenza. Il numero è rimasto. Il luogo no.
Basta mettere una accanto all’altra le due versioni del marchio per vedere la differenza. Nel logo storico, quello che tutti conosciamo, il testo è disposto su quattro righe ben leggibili: “Birrificio Angelo Poretti” e, sotto, la dicitura “Valganna dal 1877“.
Il fatto che vi sia “Valganna” non è un dettaglio decorativo: è lì a rivendicare un legame preciso con un luogo, una fabbrica, una storia locale.
Nella nuova etichetta, quella che si trova oggi sulle bottiglie, la struttura grafica è simile: stessa impostazione a scudo, stessi colori blu e crema, stesso font per “Angelo Poretti”, tuttavia il testo sotto il marchio è cambiato: non più “Valganna dal 1877”, bensì semplicemente “1877”, incastonato dentro la “O” di “Poretti”. Il resto dello spazio che prima ospitava il nome del paese è stato ceduto a nuove diciture, come “L’Originale” e “4° luppolo coltivato in Italia”. Il numero è rimasto. Il luogo no.
Un restyling è normale, i loghi invecchiano. Ma restyling non significa cancellazione: si poteva rimpicciolire “Valganna”, non farlo sparire del tutto in favore di un’italianità generica che non cita più il paese preciso dove la birra viene davvero prodotta. Forse è una scelta di marketing, per puntare su un messaggio più “nazionale” invece che su un localismo poco noto fuori da Varese. Ma resta il dubbio: Valganna non è un dettaglio qualsiasi, è il luogo che ha dato identità al marchio per quasi centocinquant’anni. Toglierlo rende quel “1877” un numero senza indirizzo.
Ed è proprio qui che la scelta stona di più, perché la storia del birrificio è profondamente legata al territorio. Già agli inizi del ‘900 lo studio di architettura tedesco Bihl e Woltz, specializzato in edifici industriali, curò l’ampliamento dello stabilimento con uno stile Jugendstil (il Liberty floreale in versione industriale) che ancora oggi si riconosce nei mascheroni, nei medaglioni e nelle decorazioni ispirate al naturalismo dell’epoca, alternate a festoni di luppolo e ai colori giallo e grigio che richiamano la birra stessa. La sala di cottura del 1908 conserva tuttora quelle caratteristiche estetiche ed è ancora oggi il cuore produttivo dell’azienda.
Nel parco del birrificio sorge anche Villa Magnani, costruita nel 1905 da Ulisse Stacchini (lo stesso architetto della Stazione Centrale di Milano) con decorazioni floreali e i medaglioni con le iniziali di Angelo Poretti; le sculture di angeli-donna lungo le scale della villa hanno ispirato il logo delle Riserve Angelo. Oggi la villa ospita il pub “La Casa di Angelo”, aperto alle visite guidate.
Una storia così radicata in un luogo preciso, fatta di architetti, edifici e decorazioni pensate proprio per quel posto, rende ancora più difficile capire perché il nome di quel posto sia stato cancellato dall’etichetta.
Non è un dramma, la birra è la stessa. Ma per chi vive questo territorio, vedere un pezzo d’identità scomparire da un’etichetta che per generazioni lo ha portato con orgoglio in giro per l’Italia e per il mondo lascia un po’ di amaro in bocca.
E la domanda resta: perché proprio Valganna doveva sparire?
