La fotografia di Gianmarco Donaggio alla Biennale di Venezia

Un varesino alla biennale di Venezia con Holy Wood Dust che segna il primo lungometraggio in cui Gianmarco Donaggio firma la direzione della fotografia per Victor Kossakovsky, coronando una collaborazione iniziata dieci anni fa, quando, appena ventiquattrenne, entrò in Norvegia nel reparto macchina di Gunda. Un percorso proseguito con Architecton e con la ricerca visiva di Trillion, fino ad arrivare oggi a un progetto che porta il loro dialogo creativo a una nuova dimensione.

Nato dall’incontro tra Kossakovsky e il botanico Stefano Mancuso, Holy Wood Dust esplora il mondo degli alberi come un universo fatto di memoria, percezione e relazioni invisibili. La fotografia di Donaggio diventa così uno strumento di ricerca, capace di muoversi continuamente tra la scala monumentale del paesaggio e quella microscopica delle strutture cellulari.

La ricerca tecnica prende forma nel 2025, attraverso sei mesi di progettazione di strumenti specifici. A Manifatture Digitali Cinema di Prato, Donaggio sviluppa insieme a Chris Field, visual engineer di Green Planet (BBC), tre sistemi robotici di motion control progettati per lavorare tra 10× e 20× di ingrandimento. Una tecnologia necessaria per filmare processi quasi invisibili, come la germinazione, eliminando anche le minime vibrazioni.

Il lavoro nasce inoltre dal costante confronto con Stefano Mancuso e il suo team dell’Università di Firenze, in un dialogo tra ricerca scientifica e sperimentazione cinematografica.

Sul set, foreste, montagne, città e paesaggi remoti richiedono un dispositivo estremamente flessibile, che combina droni, elicotteri, U-crane e sistemi di motion control. Al centro della configurazione c’è la RED V-RAPTOR X, utilizzata per la sua versatilità e per la possibilità di mantenere una coerenza visiva nelle diverse condizioni di ripresa. L’acquisizione in 8K a 48 fps consente di attraversare scale, movimenti e dimensioni differenti mantenendo una precisa identità fotografica.

In Holy Wood Dust, il passaggio dal paesaggio al microscopico non è un semplice espediente visivo: è il linguaggio attraverso cui il film prova a cambiare prospettiva e a guardare il mondo dal punto di vista degli alberi.

Gianmarco Donaggio è direttore della fotografia e artista audiovisivo. Il suo lavoro unisce cinema, sperimentazione e ricerca tecnologica, attraverso ottiche personalizzate, rig su misura e sistemi di ripresa progettati specificamente per ogni progetto. Membro della European Film Academy e alumni di Berlinale Talents, con Holy Wood Dust firma il suo primo lungometraggio come direttore della fotografia per Victor Kossakovsky.