la Martinella, la campana che chiamava a raccolta Varese

Un suono capace di radunare i cittadini e di richiamarli alle decisioni della comunità. È quello della Martinella, la campana civica di Varese, la cui inaugurazione risale al 1° ottobre 1589 secondo la ricostruzione dello studioso Fernando Cova.

L’anno della sua collocazione, il 1589, trova riscontro anche nel racconto del giornalista e studioso di storia locale Fausto Bonoldi. La campana venne posta sul campaniletto del Palazzo Pretorio, allora sede dell’amministrazione comunale, nel cuore del borgo. I suoi rintocchi convocavano i cittadini alle assemblee: una voce pubblica che scandiva la partecipazione alla vita di Varese.

Cova riporta una nota di spesa dal sapore antico: «la qual campana è costata computati la fattura del campanile ed altri ferramenti L. 630». Una somma che, nella trascrizione fornita dallo studioso, comprendeva anche la costruzione del campaniletto e i lavori in ferro necessari all’installazione.

Ma da dove viene il nome Martinella? La sua storia rimanda alla Firenze medievale e a san Martino, protettore dei soldati. Nell’imminenza di una guerra, la campana fiorentina veniva innalzata sopra l’arco della porta di Santa Maria e fatta suonare per avvertire la popolazione. Alla partenza delle truppe veniva poi issata sul carroccio e accompagnava l’esercito.

Nelle Istorie fiorentine, Niccolò Machiavelli racconta che la Martinella suonava per un mese prima dell’uscita dell’esercito dalla città, dando al nemico il tempo di preparare le difese. Lo scrittore presenta questa consuetudine come un esempio della generosità d’animo degli uomini di quel tempo. È un episodio riferito alla tradizione fiorentina, distinto dalla funzione civile svolta dalla campana varesina.

A Varese, il Palazzo Pretorio rimase sede comunale fino al 1882. La Martinella è oggi collocata nella torretta di Palazzo Estense: il suo nome conserva il ricordo delle assemblee cittadine ed è stato adottato anche per la massima onorificenza della città, la Martinella del Broletto.

Ricordarla significa ritrovare una Varese in cui bastava il rintocco di una campana per chiamare la comunità a raccolta.

Testo rielaborato a partire da una nota storica di Fernando Cova.