di Bruno Belli
Abbiamo descritto, la settimana scorsa, la Basilica di San Vittore, nella cui forma attuale si cominciò ad erigere, sulle macerie della precedente medievale, nella prima metà del XVI secolo. Ritraendone le principali opere d’arte all’interno delle varie cappelle, abbiamo fatto cenno all’altare della «Madonna Addolorata» (la cui celebrazione cade il 15 settembre) sul quale si conserva il gruppo ligneo della Madonna trafitta dal dolore per la morte di Gesù; si tratta un’immagine molto venerata dai Varesini: di fronte a questa splendida immagine d’arte, per vari motivi cui ora accenneremo, si fermano tutti i fedeli varesini quando entrano nella Basilica di san Vittore.
LA CAPPELLA. La cappella fu costruita nel 1611 e fu dapprima intitolata a «S. Maria della speranza» ed a «San Carlo», fu poi ingrandita tra il 1717 ed il 1718 per dedicarla alla Beata Vergine Addolorata, ponendovi in essa il prezioso simulacro detto, un tempo, «La Madonna del Coro», poiché, in precedenza, era situato nel coro posteriore dell’altare maggiore.
L’altare marmoreo ottocentesco e gli affreschi di Luigi Morgari (1923) hanno sostituito la decorazione settecentesca di cui rimane solo il «Dio Padre in gloria» sulla volta, opera del Magatti (1727). Il crocifisso proviene dall’acquisto presso il pittore Carlo Zavattone nel 1678.
LA SCULTURA. Tale raffigurazione della Madonna sorretta e compianta da Maria Cleofe e dalla Maddalena è stata attribuita, di recente, ad Andrea Retondi, più noto come Andrea da Saronno o Andrea da Milano (Saronno, 1475 – Milano, 1547 circa), pregevole intagliatore del quale si conserva la splendida opera «La visitazione dei magi» presso il Santuario del Sacro Monte di Varese.
Il gruppo delle tre donne ai piedi della croce faceva parte di un complesso più ampio di varie statue che raffigurava il Calvario. Mentre non abbiamo notizia sulla sorte del Crocifisso con il Cristo e quelle con i ladroni, due statue dell’intero complesso sono oggi conservate presso il «Museo di arte moderna» del «Castello di Masnago».
L’originale completo di tutti i personaggi fu ammirato da S. Carlo Borromeo, durante le sua visita pastorale del 1567 ed ancora dal Cardinale Federico Borromeo che, nel 1612, così lo descrive: «Dietro all’altare, sono appese alla parete tre grandi croci cui sono inchiodate le immagini di Gesù Cristo Crocifisso e dei due ladroni; ai piedi della Sua Croce si vedono le statue della Beata Vergine Maria e delle altre Marie e di S. Giovanni evangelista dipinte e dorate ed elegantemente scolpite».
E’ interessante notare come il volto della Madonna del gruppo ligneo della Basilica di San Vittore sia stato preso a modello particolare dallo scultore Dionigi Bussola (secolo XVII) per creare le statue della Vergine e della due pie donne nella Decima Cappella del Sacro Monte, dedicata alla «Crocifissione», segno della considerazione non solo religiosa, ma anche artistica di quest’opera cara ai Varesini.
DEVOZIONE – IL MIRACOLO DEL 1678. La devozione nei confronti del simulacro crebbe in continuazione, soprattutto dopo il miracolo avvenuto il 28 luglio 1670, quando canonici e celebrante rimasero illesi dopo che un fulmine era caduto nel coro della Basilica.
La popolazione attribuì lo scampato pericolo alla protezione della Madonna, ma ancora, più eclatante, fu il “caso” occorso il 30 maggio 1678, quando si decise di trasferire il gruppo ligneo nella vicina Chiesa di S. Lorenzo che avrebbe ospitato l’intero «Calvario».
Fu organizzata una solenne processione, per giungere nella Chiesa di S. Lorenzo, dove si doveva collocare la statua. Durante la processione comparvero nel cielo tre splendide stelle: a seguito del prodigio, il simulacro fu lasciato in S. Vittore, mentre i Crocifissi restarono nella nuova collocazione in San Lorenzo.
Così narra il Brambilla nella sua storia cittadina:«…volendosi riporre il Simulacro nella chiesa di S. Lorenzo, e facendosene la solenne traslazione, a’ 30 di maggio, si videro scintillare di pieno giorno in cielo tre splendide stelle. Quest’ultimo avvenimento entusiasmò talmente il popolo che volle unanime fosse il Simulacro collocato, in perpetuo, nella Basilica». Fu così scelta la cappella dove tuttora si trova, al tempo giuspatronato della Famiglia Dralli.
A tale proposito, il canonico Comolli presentò questa dichiarazione giurata, al processo istruito nel 1746 sulla veridicità dell’accaduto: «Attestiamo noi infrascritti con il nostro giuramento che nel giorno 30 maggio, seconda festa di Pentecoste dell’anno 1678, facendosi per la prima volta il solenne trasporto dell’Adorabile Simulacro di N.S. Maria Vergine Addolorata quale conservasi con particolare divozione (sic) nella Insigne Chiesa Collegiale di S. Vittore in Varese, da noi si sono vedute tre stelle sopra questo Borgo quali erano molto ben luminose, quantunque risplendesse il sole e queste si ammirarono finchè fu ultimata la detta Processione circa a mezzogiorno, e in fede. Varese, il dì 5 gennaio 1737».
L’afflusso di numerosi pellegrini, l’offerta di abbondanti doni ed il desiderio di onorare degnamente la Vergine convinsero i Fabbriceri della Basilica ad eseguire i lavori di ampliamento della cappella che venne in seguito affrescata dal Magatti.
Purtroppo, i lavori del 1838 intervennero in modo radicale nella trasformazione della cappella stessa ed in tale occasione andarono distrutti tali preziosi affreschi parietali (a Varese è piuttosto comune il costume, o vizio, di distruggere piuttosto che di conservare, di mantenere e di restaurare quello che sia di pregio).
All’inizio del XX secolo furono offerte dal popolo le tre stelle d’oro con brillanti che servirono per l’incoronazione, compiuta dal beato Cardinal Ferrari, arcivescovo di Milano, il 15 settembre 1907
Il culto dell’Addolorata varesina ha dato origine ad una interessante produzione di immagini e di oggettistica sacra: dagli affreschi sulle pareti di numerose case di Varese e dell’alto Varesotto a gruppi statuari lignei o in terracotta, dalle incisioni – famosissima quella creata da Aurelio Colombo nel 1836 – alle particolari «Corone dei sette dolori».
Bibliografia minima (per approfondire):
- AA.VV. Varese: vicende e protagonisti, Bologna, Edison, 1977
- Luigi Ambrosoli, Varese, storia millenaria, Varese, Macchione Editore, 2002
- Mario Bertolone, Varese, le sue castellanze e i suoi Rioni, Milano, Faccioli, 1952
- Leopoldo Giampaolo, Varese. Sintesi storca, Varese, Litotipografia Verbano, 1977
- Luigi Brambilla, Varese e il suo circondario, Varese, Tipografia Ubicini, 1874
- Luigi Borri, Documenti Varesini, Varese, Macchi e Brusa Editori, 1891
- Alberto Bertoni, Raffaella Ganna, La presenza di Giovanni Angelo Del Maino a Varese e alcune puntualizzazioni su Andrea da Saronno e la sua cerchia, in «Scultori e intagliatori del legno in Lombardia nel Rinascimento», Milano 2002.
- Chiara Zangarini, L’Addolorata e la madonna delle Grazie di Varese. Storia, devozione ed arte, Varese, macchione, 2012.
[Le singole foto, come sempre, sono accompagnate da didascalie e da qualche notizia specifica in relazione al testo].
- Il gruppo ligneo della «Madonna Addolorata» nella nicchia della Cappella omonima nella Basilica di San Vittore, opera di Andrea Retondi, più noto come Andrea da Saronno o Andrea da Milano (Saronno, 1475 – Milano, 1547 circa). Il gruppo è sormontato da un crocifisso del XVII secolo. Scrive il Brambilla, nella sua storia varesina, a proposito: «Il Simulacro della Vergine è lavoro di grande pregio, come pure, tolto qualche difetto, è stimabile il Crocifisso sovrapposto».
- Il gruppo ligneo della «Madonna Addolorata» in particolare.
- In questo particolare si vedono le notevoli fattezze dei volti della donne e le stelle con diamanti offerte nel 1907 dai fedeli.
- Ho scelto in particolare i volti per attestare il pregio di questa notevole scultura lignea che servì da spunto allo scultore Dionigi Bussola per le statue omonime all’interno della Decima Cappella del Rosario al Sacro Monte, di cui tratteremo.
- La Madonna addolorata accompagnata dalle Pie donne: scultura di Dionigi Bussola, Decima Cappella, «La crocifissione» al Sacro Monte di Varese.
- Particolare del volto della Madonna: scultura di Dionigi Bussola, Decima Cappella, «La crocifissione» al Sacro Monte di Varese.
- Particolare dei volti della Vergine, della Maddalena e di Maria Cleofe: scultura di Dionigi Bussola, Decima Cappella, «La crocifissione» al Sacro Monte di Varese.
- Aurelio Colombo, incisione del «Gruppo dell’Addolorata» (1836). Si noti, sulla base, la scritta «Honorificientia Populi varisiensis» che attesta il ruolo di «Onore» attribuito dal «Popolo varesino» alla Madonna addolorata.
- Un versione a colori della precedente incisione che dimostra la diffusione dell’immagine cara ai Varesini negli anni. Si tratta di una incisione acquerellata della fine dell’ottocento di proprietà della mia famiglia (Nella foto non sono riuscito a riprodurre troppo bene i colori originali, che sono meno accesi).
- Cartolina facente parte degli oggetti di diffusione popolare. Si noti, sulla destra, la bella immagine che pone in rilievo il Campanile di San Vittore ed il Borgo con il Santuario della Madonna del Monte, ritratti per sottolineare lo stretto legame tra le due Chiese.
- Copertina del volume di Chiara Zangarini, edito da «Macchione editore», dedicato alla storia, all’arte ed alla devozione che riguardano il gruppo ligneo.
- Cartolina della Prima metà del Novecento che ritrae la Basilica di San Vittore dove si conserva la Madonna più amata e venerata dai Varesini.
- Giovanni Battista da Cornetta (attribuito), «San Giovanni Evangelista», statua in legno conservata presso il «Museo di Arte moderna» del Castello di Masnago: faceva parte, con la «Madonna Addolorata», del gruppo del «Calvario» della Basilica di San Vittore. L’autore era il cugino di Andrea da Saronno e gli fu di aiuto nel completare le sculture.
- Giovanni Battista da Cornetta (attribuito), «Santa Maria Maddalena», statua in legno conservata presso il «Museo di Arte moderna» del Castello di Masnago: faceva parte, con la «Madonna Addolorata», del gruppo del «Calvario» della Basilica di San Vittore. L’autore era il cugino di Andrea da Saronno e gli fu di aiuto nel completare le sculture.
- Andrea Retondi, più noto come Andrea da Saronno o Andrea da Milano (Saronno, 1475 – Milano, 1547 circa), «La visitazione dei magi» nel Santuario del Sacro Monte di Varese.















