L’8 dicembre 1980 moriva a Varese Guido Carestiato (Favaro Veneto, 17 gennaio 1911 – Varese, 8 dicembre 1980), una figura di straordinaria rilevanza per la storia aeronautica italiana e in particolare per quella dell’Aermacchi, azienda simbolo del nostro territorio. Collaudatore severo, professionista competente e uomo di profonda dedizione al volo, Carestiato rappresenta una di quelle personalità che hanno contribuito in modo silenzioso ma indelebile alla crescita del settore aeronautico italiano nel dopoguerra.
Il ricordo delle sue imprese è oggi affidato non solo alle cronache tecniche, ma anche alla memoria dei luoghi. L’MB 326 che svetta nella rotonda di Capolago sembra quasi voler riprendere il volo, sospinto dall’immaginazione di quanti conoscono la storia del velivolo progettato dall’ingegner Ermanno Bazzocchi. Quell’aereo, simbolo della rinascita industriale dell’Aermacchi, fu collocato originariamente nell’aiuola di piazza Libertà per volontà del presidente-pilota della Provincia, Massimo Ferrario: un gesto che racconta la volontà di rendere tangibile, nella vita quotidiana della città, il patrimonio aeronautico varesino.
Il 4 agosto 1961 quel jet addestratore divenne protagonista di un’impresa destinata a entrare nella storia dell’aviazione mondiale. Ai comandi c’era proprio il comandante Guido Carestiato, collaudatore storico dell’Aeronautica Macchi. Con precisione, esperienza e un sangue freddo che solo i grandi piloti possiedono, egli portò l’MB 326 alla quota vertiginosa di 15.489 metri, conquistando il primato mondiale di altezza. Si trattò di un risultato eccezionale, non solo per le difficoltà tecniche dell’ascesa ma anche perché dimostrava al mondo la maturità del progetto di Bazzocchi e la straordinaria affidabilità del velivolo.
Il risultato non passò inosservato: l’ingegner Bazzocchi ricevette il premio internazionale per il progresso dell’aeronautica dedicato a Paul Tissandier, un riconoscimento di grande prestigio, assegnatogli il 5 dicembre dello stesso anno. Fu un momento simbolico per l’Italia: l’industria aeronautica nazionale tornava a essere competitiva e innovativa, portando il nome di Varese sulle pagine delle riviste specializzate di mezzo mondo.
Il primato ottenuto da Carestiato fu soltanto il primo di una lunga serie di successi che avrebbero reso l’MB 326 uno degli addestratori più apprezzati al mondo. Tra il 1961 e il 1975 ne furono costruiti oltre 800 esemplari, molti dei quali esportati in più di dieci Paesi e, fatto ancor più significativo, prodotti su licenza in Australia, Brasile e Sudafrica: una testimonianza dell’impatto internazionale del progetto.
Nel 1966 un altro pilota, il capitano Massimo Ralli, portò ancora più in alto l’eredità di Carestiato: fissò il primato mondiale di categoria (per velivoli sino a 3.000 kg) a 17.450 metri, conseguendo inoltre record di arrampicata, dislivello, resistenza e velocità. Imprese che contribuirono enormemente alla reputazione commerciale e tecnica dell’MB 326, trasformandolo in un vero ambasciatore dell’eccellenza aeronautica italiana.
Nel ricordare oggi Guido Carestiato, la città di Varese non celebra soltanto un uomo, ma un’intera stagione della propria storia: quella in cui, grazie a piloti coraggiosi e ingegneri visionari, il cielo divenne davvero un luogo di possibilità, di progresso e di orgoglio condiviso.
Fausto Bonoldi