La storia della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria a Fogliaro

di Fausto Bonoldi

TEMPO D’AVVENTO 1 – La chiesa di Santa Caterina d’Alessandria a Fogliaro rimase a lungo sconsacrata e adibita a magazzino e fu riaperta al culto solo dopo il 1930 per espresso volere dell’arcivescovo di Milano cardinale Alfredo Ildefonso Schuster.

Posta in prossimità della strettoia con semaforo da cui comincia la via Provinciale per la Rasa, la chiesa ha avuto un passato se non glorioso quanto meno onorevole nel periodo in cui proprio a Fogliaro furono approntati gli alloggi per le maestranze impegnate nella Fabbrica del Santissimo Rosario.

La sua importanza si deduce anche dai documenti del XVII secolo che l’annoverano tra le tappe delle processioni che si svolgevano nel mese di maggio tra Rasa, Velate e Santa Maria del Monte.

Più volte rimaneggiata, soprattutto dopo le raccomandazioni dell’arcivescovo Carlo Borromeo, che la “ispezionò” durante la visita pastorale del 1574, conserva l’aspetto che aveva nel 1653, l’anno della dedicazione alla bella e colta principessa egiziana fatta decapitare dal tetrarca romano d’Oriente per essersi rifiutata di adorare gli dei.

L’evento è ricordato da una targa di pietra murata nella facciata, caratterizzata dalla nicchia in cui è collocata la statua in terracotta colorata di Santa Caterina con la palma del martirio.

Un’altra statua, di minori dimensioni, raffigurante San Sebastiano, è posta sul lato di mezzogiorno. All’interno, in una nicchia ricavata nella stessa parete, è invece collocata una statua lignea di Sant’Ambrogio, in memoria della leggendaria vittoria sugli ariani da lui conseguita nel 389 alle pendici del Sacro Monte.

Non a caso, il fondatore della Chiesa ambrosiana è rappresentato con il pastorale nella mano sinistra e la frusta nella destra, a simboleggiare il rigore di Ambrogio contro l’eresia e i residui di paganesimo. L’interno non presenta decorazioni di rilievo se non la volta affrescata dal pittore Donati e la statua della Madonna del Rosario che sovrasta l’altare, la cui mensola di marmo è stata posata nel 1930, in occasione della riapertura al culto. Sulla parete di sinistra è appeso un quadro che mostra Mosè, ai cui piedi giacciono alcuni israeliti morsi da serpenti, che indica una Croce a cui è attorcigliato un serpente.

L’evento biblico è ricordato dall’evangelista Giovanni. I serpenti furono mandati dal Signore per punire gli ebrei, nel deserto dopo la fuga dall’Egitto, ingrati del soccorso dato loro con la manna e l’acqua dell’Oreb. Decimato dal veleno, il popolo pentito si rivolse a Mosè che, ispirato da Dio, fece fabbricare e attorcigliare a un palo un serpente di rame e disse agli israeliti che, guardandolo, sarebbero sopravvissuti ai morsi velenosi. Il serpente attorcigliato alla Croce è, come scrive l’evangelista Giovanni, un’anticipazione del Cristo crocifisso affinché gli uomini, credendo in Lui, siano salvati dal veleno del peccato e abbiano la vita eterna.