Il 30 agosto del 1967 Varese salutava per sempre uno dei suoi luoghi simbolo: l’Hotel Europa, all’angolo tra via Sacco e via Veratti. La sua chiusura segnò la fine di un’epoca che aveva accompagnato la città per oltre un secolo e mezzo, intrecciando vicende di viaggio, di mondanità e di sviluppo urbano.
La sua storia iniziò nel 1805, quando aprì come semplice locanda per i viandanti. Con il tempo, l’Europa si trasformò in un vero e proprio albergo di prestigio, con ampie scuderie capaci di ospitare un centinaio di cavalli e con una stazione di posta sulla strada per il Lago Maggiore, allora una delle principali direttrici di traffico e di commercio della zona.
La posizione strategica, al bivio tra la direttrice verso il Verbano e quella verso le valli varesine, fece sì che l’albergo fosse frequentato da viaggiatori, commercianti, nobili e borghesi in transito. Ma l’Europa non era solo un punto di sosta: era anche un centro di vita sociale. Il suo ampio salone, sontuoso ed elegante, divenne teatro di ricevimenti, feste da ballo e momenti mondani che scandirono la vita cittadina dell’Ottocento e della prima metà del Novecento.
A testimonianza del suo spirito innovativo, l’albergo ospitò persino una sala cinematografica ricavata al piano terreno: un dettaglio che ci fa comprendere quanto fosse all’avanguardia nel cercare di offrire ai suoi ospiti esperienze moderne e nuove forme di intrattenimento.
La chiusura del 1967 non fu un caso isolato. Già qualche mese prima, il 12 gennaio, era stato demolito l’edificio all’angolo tra piazza Giovine Italia e via Griffi che fino al 1928 aveva ospitato l’albergo ristorante “Gambero”. Anche in questo caso, si trattava di una realtà storica per i varesini, gestita dalla famiglia Gnocchi – la stessa che possedeva il ristorante delle Grotte di Valganna – e che per circa un secolo aveva offerto ospitalità e buona cucina nel cuore del borgo.
L’ultimo gestore del “Gambero”, Pasquale Brocca, scrisse la parola fine a una storia di servizio che i cittadini avevano imparato a considerare parte del paesaggio urbano e della memoria collettiva. La coincidenza temporale delle due chiusure – “Europa” e “Gambero” – fece comprendere come la città stesse cambiando profondamente volto, abbandonando strutture secolari per lasciare spazio a nuove esigenze urbanistiche ed economiche.
Guardando a distanza di tempo, la fine dell’Hotel Europa appare come un segno tangibile di una transizione: da una Varese legata alla sua dimensione ottocentesca di città di passaggio e di soggiorno, a una città che negli anni Sessanta si proiettava verso un futuro industriale e moderno, con nuovi modelli di consumo e di vita sociale.
Se oggi quel nome sopravvive solo nei ricordi e nelle fotografie, resta il valore di una testimonianza che ci ricorda quanto la città abbia saputo reinventarsi più volte, senza però dimenticare le radici della sua identità.
(Rubrica “I Luoghi e la Storia” a cura di Fausto Bonoldi)

