L’era dello sharenting è finita? La stretta inglese per proteggere i bambini

Internet è oramai parte della quotidianità non solo nostra, ma anche dei più giovani. Di fronte alla minaccia dell’intelligenza artificiale usata dai cybercriminali e ai rischi per la salute mentale, il governo londinese lancia un messaggio potente: stop alle foto online e social vietati fino ai 16 anni.

Un tempo si utilizzava il diario d’infanzia per mantenere vivi i ricordi e le emozioni dei momenti vissuti, una sorta di quaderno intimo custodito nei cassetti di casa e tenuto rigorosamente sottochiave. Oggi quello scrigno segreto è diventato pubblico, digitalizzato e costantemente aggiornato sui social network da genitori orgogliosi. Anche nei momenti più intimi, che, forse, andrebbero conservati gelosamente.

Questa pratica, nota come sharenting (termine inglese per indicare la condivisione costante di foto e video dei propri figli online) ed ampiamente diffusa in molti contesti, ha appena subito un duro scontro con la realtà della sicurezza informatica in quanto nel Regno Unito, la National Crime Agency (NCA) ha lanciato un allarme senza precedenti, emettendo nuove e drastiche linee guida per i genitori.

Un richiamo perentorio che consiste nel limitare drasticamente, se non azzerare, la condivisione pubblica di immagini di minori. Occorre ribadire che dietro questa stretta, osteggiata da buona parte dell’opinione pubblica, non c’è solo una questione di privacy, ma una vera e propria minaccia tecnologica estremamente concreta e inquietante.

Secondo i dati e i monitoraggi raccolti dalla NCA, i criminali informatici non si limitano più a sottrarre foto dai profili pubblici per scopi di adescamento tradizionale, costituendo un fatto che, già di per sé, offrirebbe un deterrente estremamente forte per evitare la pubblicazione di contenuti privati, ma oggi e in questo ambito, il vero pericolo si annida nell’intelligenza artificiale generativa.

Attraverso software di IA vengono estratti i volti dei bambini da foto innocenti come quelle scattate al mare, al parco o nel primo giorno di scuola, al fine di incollarli su corpi nudi o contesti abusivi, generando materiale pedopornografico sintetico (chiamato deepfake) caratterizzato da un impressionante realismo.
Uno scatto ritenuto sicuro da un genitore diventa così la materia prima per alimentare mercati neri digitali in cui individui senza scrupoli e morale utilizzano e vendono materiale illegale di ogni sorta.

La facilità e la rapidità con cui questi algoritmi manipolano le immagini hanno reso praticamente obsoleto il concetto stesso di profilo privato, spingendo le autorità britanniche a chiedere un cambio culturale radicale partendo dal considerare l’immagine stessa dei propri figli come un dato sensibile da proteggere a ogni costo.

L’allarme della NCA non è una voce isolata, ma si inserisce in una più ampia e aggressiva strategia del governo britannico per ridefinire i confini del mondo digitale per i più giovani. Il pacchetto di misure allo studio e in via di implementazione a Londra prevede anche il divieto assoluto di accesso ai social media per tutti i minori di 16 anni.
Principale obiettivo è quello di sottrarre gli adolescenti non solo alla mercificazione delle proprie immagini, ma anche alle dinamiche algoritmiche che creano dipendenza, ansia e depressione, fenomeni sempre in continua espansione.

La mossa del Regno Unito solleva un dibattito filosofico e culturale che va ben oltre i confini nazionali; per anni abbiamo assistito alla spettacolarizzazione dell’infanzia: immagini in cui bambini, che non hanno ancora l’età per firmare un consenso, si ritrovano un’impronta digitale indelebile, create a loro insaputa dai genitori.
Questa svolta da parte dell’Inghilterra impone una riflessione collettiva, di cui possiamo analizzare molteplici aspetti poiché i minori hanno il diritto di crescere senza che ogni loro progresso, capriccio o momento di vulnerabilità sia registrato nel grande database del web.

Inoltre, fino a che punto l’orgoglio di un genitore può spingersi se mette a rischio la sicurezza fisica e psicologica del figlio? Lo Stato deve intervenire come barriera di protezione a tutela delle fasce più deboli.
Mentre la NCA invita i genitori a consultare i propri portali ufficiali per comprendere i rischi della sovraesposizione online, il resto d’Europa guarda a Londra con estremo interesse perché è inevitabile che, se la stretta sui social per i minori di 16 anni e il bando dello sharenting dovessero dimostrarsi efficaci, l’intero Occidente potrebbe essere costretto a seguire l’esempio britannico.

La fine dell’era dell’innocenza digitale sembra arrivata. Proteggere i bambini oggi non significa più solo insegnare loro a non parlare con gli sconosciuti per strada, ma anche spegnere la fotocamera dello smartphone prima che sia troppo tardi.