L’ultimo saluto a Pietro Macchione, custode di storie e memoria

Nella Basilica di San Vittore, Varese ha accompagnato Pietro Macchione nel suo ultimo viaggio con una partecipazione composta e profonda. Una chiesa piena, silenziosa, attraversata da volti diversi ma uniti da un sentimento comune: il riconoscimento per una figura che ha saputo lasciare un segno discreto e duraturo nella vita culturale della città.

Durante l’omelia è stato ricordato uno dei tratti più evidenti della sua esistenza: «Ha amato la storia, ha amato le storie». Una frase semplice, che ha restituito con precisione il senso del suo lavoro e della sua visione. Macchione non si è limitato a pubblicare libri: ha cercato, raccolto e restituito memorie, dando voce a persone, luoghi e vicende che rischiavano di andare perduti.

Varese era stata per lui una scelta consapevole, una città adottata e poi profondamente abitata. Qui aveva intrecciato l’attività editoriale con l’impegno civile e culturale, contribuendo a costruire nel tempo un patrimonio condiviso di conoscenza e appartenenza. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come una presenza attenta, mai invadente, capace di ascolto e di cura.

La cerimonia si è svolta senza enfasi, nel segno della sobrietà che lo ha sempre contraddistinto. Dopo il rito, l’ultimo accompagnamento verso Giubiano ha chiuso una giornata di raccoglimento autentico, più fatta di silenzi che di parole.

Resta il suo lavoro, restano i libri, ma resta soprattutto un’idea forte e semplice: che raccontare una città significhi prendersene responsabilmente cura. Un’eredità che continua a parlare, anche adesso che la voce si è fermata.