Il 13 febbraio 1895 nasce a Thiene (Vicenza) Arturo Ferrarin, una delle figure più celebri dell’aviazione italiana delle origini: pilota militare, collaudatore, protagonista di imprese che hanno fatto epoca e che – cosa meno nota al grande pubblico – hanno lasciato tracce concrete anche nel territorio varesino, dove oggi Ferrarin è ricordato con intitolazioni e memoriali.
Un pioniere dell’aria: chi era Ferrarin
Ferrarin appartiene a quella generazione di aviatori che, tra Prima guerra mondiale e primo dopoguerra, trasformò il volo da sperimentazione ardimentosa a “nuova frontiera” tecnica e culturale. La sua biografia è legata al mondo militare e ai primi grandi raid, in un’epoca in cui i velivoli erano ancora fragili, con autonomia limitata e navigazione tutt’altro che semplice.
L’impresa che lo rese famoso: il raid Roma–Tokyo (1920)
Il suo nome entra nella storia soprattutto per la trasvolata Roma–Tokyo del 1920, una delle più spettacolari imprese aeronautiche del tempo. Secondo ricostruzioni giornalistiche e storiche locali, Ferrarin parte dall’aeroporto di Roma Centocelle nel febbraio 1920 (in particolare il 14 febbraio) e raggiunge Tokyo il 31 maggio, dopo un viaggio lunghissimo fatto di tappe, problemi tecnici e condizioni ambientali difficili: un’impresa pionieristica che collega idealmente Italia e Giappone quando il mondo – letteralmente – era molto più grande di oggi.
Quell’evento non è solo “sportivo” o “militare”: è anche un racconto di tecnologia, logistica, coraggio e immaginario collettivo. Non a caso, a distanza di un secolo, il raid continua a essere ricordato e rievocato in incontri pubblici e iniziative culturali.
Perché Ferrarin è “di casa” nel Varesotto
Ferrarin muore il 18 luglio 1941 in un incidente aereo avvenuto presso l’aeroporto di Guidonia (Roma).
Il legame con la provincia di Varese non è una forzatura “di comodo”: è documentato e visibile in più punti. È sepolto a Induno Olona, dove la comunità mantiene vivo il ricordo con cerimonie e commemorazioni annuali. Riposa all’interno di una grande cappella di famiglia insieme alla moglie, Adelaide Castiglioni, vicino alla villa che era di proprietà del suocero, Ermenegildo Castiglioni.
A Induno Olona, Ferrarin è inoltre ricordato con un’intitolazione scolastica: la scuola primaria del paese porta il suo nome. A Varese esiste una lastra commemorativa dedicata ad Arturo Ferrarin: il censimento su Pietre della Memoria ne indica la collocazione nei pressi della Questura, “a poca distanza dal monumento agli Avieri”. Il nome di Ferrarin compare anche nel mondo della scuola: documenti pubblici e materiali istituzionali riportano l’intitolazione a “Arturo Ferrarin” per un istituto tecnico del comparto trasporti/logistica nell’area di Gallarate.
Un’immagine simbolica: Ferrarin e il Lago di Varese.
C’è anche un’immagine, di grande forza evocativa, che aggancia Ferrarin al nostro territorio: nell’archivio della Fondazione Leonardo (collezioni legate alla storia aeronautica) è presente una scheda fotografica con Ferrarin su idro Macchi M.52 in flottaggio sul Lago di Varese. È un dettaglio che intreccia memoria personale e storia industriale/aeronautica locale.



