Nato nel Varesotto e cresciuto ad Azzate, “Tete” conquista anche i 50 rana dopo il trionfo nei 100. Dietro i successi internazionali c’è una storia profondamente legata alla provincia di Varese, da Azzate al Nuoto Club Brebbia e allo storico tecnico Marco Pedoja.
PARIGI – Da Azzate al tetto d’Europa, passando ancora una volta da Parigi. Nicolò Martinenghi non smette di vincere e regala al nuoto italiano un’altra serata da ricordare.
Ieri, sabato 15 agosto, il campione varesino ha conquistato la medaglia d’oro nei 50 metri rana agli Europei di nuoto di Parigi, fermando il cronometro a 26”57. Alle sue spalle un altro italiano, Simone Cerasuolo, argento in 26”62: appena cinque centesimi hanno separato i due azzurri.
Per Martinenghi è soprattutto una straordinaria doppietta europea, perché il titolo dei 50 arriva dopo quello già conquistato nei 100 rana in questa stessa edizione dei Campionati continentali.
Parigi, evidentemente, continua ad avere qualcosa di speciale per lui.
Proprio nella capitale francese, due anni fa, Martinenghi aveva infatti raggiunto il punto più alto della propria carriera conquistando l’oro olimpico nei 100 rana ai Giochi del 2024.
«Nuotare lo faccio con il sorriso»
La vittoria nei 50 assume un valore particolare anche per il periodo non semplice attraversato dal campione azzurro.
Dopo la gara Martinenghi ha raccontato di essersi trovato bene nel ruolo di outsider, una condizione che gli ha permesso di gareggiare con maggiore libertà e serenità, lasciandosi alle spalle anche i pensieri legati all’infortunio.
«Mi è piaciuto fare l’outsider perché mi sentivo più libero, sereno e tranquillo. Nuotare lo faccio con il sorriso», ha spiegato ai microfoni Rai.
Ed è forse proprio questa capacità di ritrovare leggerezza nei momenti decisivi uno dei segreti di un atleta che, nonostante un palmarès ormai impressionante, continua a presentarsi davanti ai blocchi di partenza con la voglia di sorprendere.
Le radici nel Varesotto
Per il nostro territorio, però, Nicolò Martinenghi non è semplicemente uno dei più grandi nuotatori italiani.
È “Tete”, il ragazzo cresciuto ad Azzate, affacciato su quel lago di Varese che continua a rappresentare casa anche quando le gare e gli allenamenti lo portano in giro per il mondo.
Il suo legame con Azzate è documentato da molti anni. Già quando Martinenghi stava emergendo come uno dei maggiori talenti della rana internazionale, la stampa sportiva raccontava la quotidianità del giovane campione che viveva ad Azzate, nuotava tra Brebbia e Comerio e studiava a Busto Arsizio.
Una carriera internazionale costruita, dunque, partendo da pochi chilometri di provincia varesina.
Brebbia e Marco Pedoja: dove è nato il campione
Un altro luogo fondamentale nella storia sportiva di Martinenghi è Brebbia.
Il suo nome è indissolubilmente legato al Nuoto Club Brebbia, società nella quale è cresciuto agonisticamente. Nel 2019 Martinenghi risultava ancora atleta del club, allenato da Marco Pedoja, il tecnico varesino che lo ha accompagnato nella sua crescita.
Il rapporto tra i due è diventato una delle storie più belle del nuoto italiano.
Pedoja ha seguito Martinenghi sin dalle prime fasi della sua carriera al Nuoto Club Brebbia e successivamente il loro percorso è proseguito fino ai massimi livelli, culminando nell’oro olimpico dei 100 rana conquistato a Parigi nel 2024.
Già nel 2017, quando Martinenghi aveva appena 17 anni, la stampa varesina parlava del «ragazzo di Azzate» portato ai vertici della rana mondiale dal lavoro svolto con Pedoja e il Nuoto Club Brebbia.
Azzate e quella festa per il suo campione
Quanto sia forte il rapporto tra Martinenghi e il paese nel quale è cresciuto lo si è visto soprattutto dopo l’impresa olimpica del 2024.
Il 24 settembre 2024 Azzate organizzò il “Tete Day”, una grande festa dedicata al suo campione olimpico. C’erano istituzioni, familiari, amici, insegnanti e naturalmente Marco Pedoja.
In quell’occasione Martinenghi raccontò quanto fosse importante tornare nella propria comunità: «Quando sono a casa, respirare un po’ di famiglia mi fa sempre molto piacere».
Azzate gli dedicò anche un’installazione permanente con i cinque cerchi olimpici sul belvedere cittadino, divenuto anche “l’Orizzonte di Tete”.
Un riconoscimento che racconta meglio di molti discorsi il rapporto tra il campione e il suo territorio.
Un palmarès da fuoriclasse
Martinenghi appartiene ormai da anni all’élite mondiale della rana.
Nel 2022 a Budapest è diventato campione mondiale dei 100 rana. Nello stesso anno, agli Europei di Roma, ha conquistato il titolo continentale sia nei 50 sia nei 100 rana. Poi è arrivato il capolavoro di Parigi 2024, con l’oro olimpico nei 100.
Ora Parigi entra nuovamente nella sua storia.
Agli Europei 2026 Martinenghi ha aggiunto altri due ori, tornando sul gradino più alto del podio nei 100 e nei 50 rana.
Da Azzate all’Europa, senza dimenticare casa
Dietro le medaglie, i record e le grandi piscine internazionali rimane così una geografia molto più piccola.
Azzate, Brebbia, Comerio, il lago di Varese.
Sono i luoghi nei quali è cresciuto il ragazzo che sarebbe diventato campione mondiale e olimpico.
E forse è proprio per questo che ogni medaglia di Nicolò Martinenghi viene vissuta nel Varesotto con qualcosa in più del semplice orgoglio sportivo.
Perché mentre il mondo del nuoto lo conosce come uno dei più grandi ranisti della sua generazione, da queste parti rimane soprattutto Tete, il ragazzo di Azzate.
Da ieri sera, ancora una volta, campione d’Europa.
