Andrea Carcano, Il titolare del “C’era una Volta” di Sant’Ambrogio, affida ai social un messaggio amaro contro maleducazione e recensioni negative: «Sono stanco di fare questo lavoro». E annuncia la volontà di cedere l’attività
«Non ce la faccio più, sono stanco di fare questo lavoro». Comincia così lo sfogo affidato ai social dal proprietario del C’era una Volta, ristorante di Sant’Ambrogio, a Varese. Poche righe, scritte senza troppi giri di parole, nelle quali alla stanchezza per alcuni comportamenti dei clienti si accompagna una decisione importante: mettere in vendita il ristorante.
Il titolare precisa subito che il suo giudizio non riguarda tutti. Ma racconta di essere esasperato da quelle persone che considera maleducate e, soprattutto, dalle recensioni negative che ritiene vengano talvolta pubblicate con troppa leggerezza. «Non tutti chiaramente – scrive – ma ci sono persone maleducate che mettono recensioni negative gratuitamente». Poi l’annuncio: «Da oggi il mio ristorante è in vendita».
La proposta riguarda l’avviamento e le attrezzature del locale, che il proprietario specifica essere tutte a norma. Per conoscere le condizioni della cessione invita gli interessati a contattarlo privatamente. Nessun prezzo indicato pubblicamente: la cifra, spiega, sarà concordata tenendo conto anche del «fatturato cospicuo» dell’attività.
Al di là della vicenda personale, lo sfogo del ristoratore varesino riporta in primo piano una questione con la quale oggi deve confrontarsi praticamente chiunque gestisca un’attività aperta al pubblico. Quanto pesa una recensione? Recensire un ristorante, un albergo o un negozio è diventato semplicissimo. Bastano uno smartphone e pochi secondi. Ed è certamente uno strumento importante: permette ai consumatori di raccontare la propria esperienza, premiare chi lavora bene e segnalare ciò che non ha funzionato.
Dall’altra parte dello schermo, però, c’è un’attività. Ci sono persone, dipendenti, investimenti, affitti, bollette, fornitori e giornate di lavoro. E soprattutto c’è una reputazione costruita spesso nel corso degli anni che oggi può essere influenzata anche da una manciata di giudizi pubblicati online. Questo non significa che una recensione negativa sia necessariamente ingiusta. Un cliente insoddisfatto ha tutto il diritto di raccontare la propria esperienza.
Ma esiste anche un confine tra la critica, persino severa, e l’insulto; tra raccontare ciò che è accaduto e utilizzare una recensione come uno strumento per colpire chi sta dall’altra parte. Ed è proprio questa seconda situazione che il titolare del C’era una Volta sostiene di non riuscire più a sopportare.
Il C’era una Volta, in via Sacro Monte a Sant’Ambrogio, è una realtà conosciuta della ristorazione varesina. E lo sfogo di oggi assume un significato particolare ricordando che il suo titolare aveva continuato a investire nell’attività anche durante uno dei momenti più difficili vissuti dalla ristorazione italiana. Nel 2021, nel pieno delle restrizioni legate alla pandemia, aveva scelto infatti di rinnovare il locale e la cucina, scommettendo sulla ripartenza quando il futuro del settore appariva tutt’altro che semplice.
Oggi, a distanza di oltre cinque anni, il messaggio affidato ai social racconta uno stato d’animo completamente diverso. La stanchezza sembra avere preso il posto dell’entusiasmo. E l’annuncio è inequivocabile: il ristorante è in vendita. La vicenda del C’era una Volta diventa così anche lo spunto per una riflessione che va ben oltre Sant’Ambrogio.
Le recensioni online hanno dato ai clienti un potere che fino a pochi anni fa non avevano: quello di rendere pubblico immediatamente il proprio giudizio davanti a centinaia o migliaia di potenziali clienti. È un potere utile e, molto spesso, prezioso. Ma proprio perché può avere conseguenze concrete sulla vita e sul lavoro degli altri, forse dovrebbe portare con sé anche una responsabilità. Perché dietro cinque stelle – o dietro una sola – ci sono sempre delle persone.
