di Cristina Bellon
Nei corridoi dell’Urologia dell’Ospedale del Circolo di Varese si avverte un’energia fatta di competenza, ricerca e giovani talenti che scelgono di riportare qui l’esperienza maturata all’estero. È la storia del dottor Nicolò Schifano, urologo e andrologo, che dopo anni di formazione tra il San Raffaele di Milano e due prestigiosi centri londinesi – lo University College London Hospital e il King’s College London Hospital – ha deciso di tornare per lavorare accanto al professor Federico Dehò, oggi primario dell’Urologia varesina. Una scelta maturata nella stima professionale e nel desiderio di contribuire alla crescita del reparto.
Con questa prospettiva, il dottor Schifano ha approfondito l’aumento dei giovani che si rivolgono agli ambulatori, le terapie più innovative e il ruolo centrale della prevenzione oncologica.
Dottor Schifano, quali sono oggi le malattie urologiche e andrologiche più frequenti tra i giovani?
«L’età media dei pazienti che si rivolgono agli ambulatori sta scendendo in maniera significativa. Tra le malattie più comuni nei ragazzi ci sono quelle andrologiche, in particolare l’eiaculazione precoce, che riguarda un maschio su cinque. Anche l’età media dei pazienti con disfunzione erettile psicogenica sta diminuendo sensibilmente: incontriamo ragazzi appena maggiorenni e, in casi più rari, minorenni. Un’altra patologia molto diffusa è la sindrome da dolore pelvico cronico, una condizione dolorosa che interessa il basso addome, spesso accompagnata da disturbi urinari, con un impatto sostanziale sulla qualità di vita.»
Varese è tra i primi centri a utilizzare le onde d’urto focali. Di cosa si tratta e per quali disturbi funzionano?
«Le onde d’urto a bassa intensità sono un trattamento minimamente invasivo e innovativo. Consistono nella somministrazione di suoni ad alta intensità a livello del pene. Questa energia sonora crea un micro danno: stimola l’attivazione del sistema immunitario e delle cellule del pene, portando a un effetto di rigenerazione tramite la produzione di alcune sostanze che si chiamano citochine e stimolano la produzione di nuovi vasi. È un trattamento molto discusso e promettente, con rischio di effetti collaterali praticamente nullo ed efficacia clinica dimostrata. È stato recentemente introdotto nel nostro ospedale in regime di Servizio Sanitario Nazionale: siamo fra i primi a offrirlo in sanità pubblica, e ne siamo molto orgogliosi. Lo utilizziamo per trattare le forme vascolari di disfunzione erettile, ma anche la malattia di La Peyronie, come parte di un approccio multimodale.»
Che cos’è la malattia di La Peyronie e che fascia d’età colpisce?
«Provoca la curvatura del pene acquisita dell’adulto. Il picco di incidenza si registra intorno ai 60 anni, ma ci sono forme precoci anche a 40 anni o prima. È una malattia idiopatica: non conosciamo con precisione la causa, ma un fattore di rischio è rappresentato dai problemi di erezione. Quando l’erezione durante i rapporti non è solida, infatti, il pene può essere sottoposto a sollecitazioni anomale che causano micro danni ripetuti alla tunica albuginea dei corpi cavernosi. Questa patologia può interessare dal 5% al 20% della popolazione maschile, con ripercussioni sensibili sulla qualità di vita sessuale.»
Parliamo di prevenzione oncologica: quando iniziare i controlli e su quali tumori porre maggiore attenzione?
«Il tumore della prostata è il primo per frequenza negli uomini, può arrivare al 20% nei soggetti più anziani. Non dà segni di sé: l’unico modo per identificarlo è la valutazione del PSA insieme all’esplorazione rettale eseguita dall’urologo. Chi ha familiarità dovrebbe iniziare i controlli intorno ai 45-50 anni; chi non ce l’ha può iniziare intorno ai 55, personalizzando la scelta con il medico.»
E il tumore della vescica? È un rischio anche per i più giovani?
«È molto frequente e il sangue nelle urine è spesso la prima avvisaglia. Il picco di età è intorno ai 65-70 anni, ma nella mia carriera ho visto almeno una decina di casi intorno ai 30 anni, spesso in grossi fumatori. Non bisogna mai sottovalutare tracce di sangue nelle urine, anche nei giovani.»
Qual è invece il tumore più diffuso nei ragazzi e come si può prevenire?
«Il tumore più frequente nei maschi giovani è il tumore del testicolo. È assolutamente curabile se identificato precocemente. La cosa più importante è l’autopalpazione del testicolo, da raccomandare a tutti i ragazzi a partire dai 14 anni, ogni due settimane, idealmente sotto la doccia, fino ai 30 anni. Se il ragazzo nota qualcosa di sospetto, deve farsi valutare tempestivamente.»