Storia di Varese – 14. S. Vittore, patrono di Varese (8 maggio)

di Bruno Belli

S. Vittore (che, dal latino «victor» significa «colui che vince» ed ha come emblema la Palma del martirio), è celebrato dalla Chiesa l’8 maggio, data della morte: chi fu nella storia e perché è stato eletto a patrono di Varese e di molti altri luoghi lombardi, piemontesi e nel Canton Ticino?

Le notizie più antiche sono tramandate da Sant’Ambrogio, il celebre ed amatissimo Vescovo di Milano (IV secolo), sia nell’«Explanatio Evangelii secundum Lucam» («Interpretazione dell’Evangelo secondo Luca»)  sia nell’Inno «Victor, Nabor, Felix pii», intonato ad onore dei martiri Vittore, Narbore e Felice, soldati originari della Mauritania, di stanza a Milano, che morirono a Lodi in difesa della fede.

Ricercando nella storia di Milano, infatti, Ambrogio trovò personaggi illustri che onoravano, dal punto di vista della Fede cristiana, la diocesi che egli guidava: decise, così, di narrarne le gesta e di glorificarli per meglio diffondere il verbo cristiano, raccontando gli esempi che tali uomini valorosi rappresentavano.

L’altra fonte storica da cui apprendiamo la vita e soprattutto il martirio di S. Vittore sono gli «Atti» relativi al Santo, che risalgono però già al secolo VIII, quindi successivamente alla predicazione di S. Ambrogio.

Vittore, Nabore e Felice erano tre sudditi dell’Impero romano nati nella seconda metà del III secolo in Mauritania (Vittore è, infatti, denominato anche «Il Moro» oppure «Mauro»), divenuti soldati di stanza a Milano.

Costretti, come altri compagni nella milizia e nella fede, a dovere scegliere tra il giuramento di fedeltà tra l’imperatore e Dio, considerato che l’imperatore, per legge, era ritenuto egli stesso una divinità in terra, essi dichiararono che avrebbero servito sì Massimiano, ma non avrebbero abiurato la loro fede.

Tale scelta in un primo momento procurò a Vittore soltanto l’arresto e la pena della cella di rigore. Dopo avergli fatto passare sei giorni senza mangiare e senza bere per fiaccarne la resistenza, venne trascinato nell’ippodromo del circo che si trovava presso l’attuale Porta Ticinese: nonostante che l’interrogatorio venisse condotto dallo stesso Massimiano e dal consigliere Anulino, anche dopo una severa flagellazione, Vittore si rifiutò di sacrificare agli dei. Ricondotto in carcere, che si trovava dove oggi sorge «Porta Romana», Vittore fu torturato: gli fu versato piombo fuso nelle piaghe, ma la forte tempra del soldato africano ebbe ancora la meglio. Un giorno, anzi, approfittando di una disattenzione dei suoi carcerieri, riuscì ad evadere e a rifugiarsi in una stalla situata nei pressi di un teatro, laddove vediamo oggi «Porta Vercellina». Scoperto, fu trascinato in un vicino bosco di olmi e lì decapitato.

Secondo la tradizione il corpo rimase insepolto per una settimana, finché Materno, vescovo di Milano, lo ritrovò ancora intatto, fedelmente vegliato da due fiere. Gli fu quindi edificata una tomba sontuosa, che venne poi denominata, per le sue ricche decorazioni a mosaico d’oro, «San Vittore in Ciel d’Oro», oggi incorporata nella basilica di Sant’Ambrogio, accanto alla quale lo stesso Ambrogio volle far seppellire suo fratello Satiro.

Considerato anche patrono di prigionieri ed esuli, proprio a Milano il moderno carcere fu a lui dedicato.

Molte chiese, inoltre, a Milano e nella diocesi ambrosiana, sono consacrate a Vittore tanto che tale diffusa presenza è considerata una prova dell’appartenenza (oggi o nel passato) di un territorio alla Diocesi Ambrosiana: «Ubi Victor, ibi ambrosiana ecclesia» («Dove è Vittore, lì c’è la Chiesa Ambrosiana).

Oltre al sacello di «San Vittore in Ciel d’Oro», a Milano è tuttora esistente la chiesa di ‹‹San Vittore al Corpo››, mentre altre furono demolite: «San Vittore al Carcere», «San Vittore al Teatro» e «San Vittore al Pozzo», edificate, a suo tempo, nelle zone indicate come legate alla vita del Santo.

A Rho vi è la basilica di San Vittore, a Corbetta la ‹‹Collegiata prepositurale›› dedicata al santo, così come allo stesso è intitolata la quattrocentesca ‹‹Basilica collegiata prepositurale›› di Arcisate, sede di uno degli antichi capitoli della diocesi di Milano.

A Varese, dove la predicazione di S. Ambrogio era stata piuttosto incisiva, come avevamo già accennato in precedenza, il culto del Santo si era diffuso già nel V secolo, quando fu eretta la prima Chiesa che, ampliata con tutta probabilità tra i secoli IX e XIII, quando fu a sua volta completato il «Battistero di San Giovanni», fu demolita per costruirne una più ampia.

Dell’attuale «Basilica di San Vittore» di Varese (consacrazione del presbiterio nel 1542) parleremo quando arriveremo a trattare il periodo storico nel quale fu edificata, ma qui, trattando del Santo Patrono, è bene ricordare che nella stessa furono affrescati episodi della sua vita lungo il XVII secolo: «La gloria di S. Vittore», per mano di Giovanni Ghisolfi è del 1675, ed i tre episodi del martirio, dipinti nel coro da Salvatore Bianchi, sono del 1692.

Tra le località più vicine a Varese che contino S. Vittore come patrono ricordiamo Arsago Seprio, Asigliano Vercellese (VC), Balerna (Canton Ticino), Brezzo di Bedero, Cannobio (VB), Corbetta (MI), Esino Lario (LC), Muralto (Canton Ticino), San Vittore Olona (MI), Sizzano (NO), Porlezza (CO), Poschiavo (Cantone dei Grigioni), Rho (MI), Verbania e Villa Cortese (MI)

Bibliografia minima (per approfondire):

  • AA.VV. Varese: vicende e protagonisti, Bologna, Edison, 1977
  • Luigi Ambrosoli, Varese, storia millenaria, Varese, Macchione Editore, 2002
  • Mario Bertolone, Varese, le sue castellanze e i suoi Rioni, Milano, Faccioli, 1952
  • Brambilla, Luigi, Varese e il suo circondario, Varese, Tipografia Ubicini, 1974.
  • Leopoldo Giampaolo, Varese. Sintesi storca, Varese, Litotipografia Verbano, 1977
  • Fedele Savio, Gli antichi vescovi d’Italia dalle origini al 1300 descritti per regioni: La Lombardia. Vol. 1: Milano Firenze, Libreria editrice internazionale, 1913.
  • Giovanni Treccani degli Alfieri, ed.. Storia di Milano. [Milano]: Fondazione Treccani degli Alfieri per la storia di Milano, 1953-1996. Vol. 3: Dagli albori del comune all’incoronazione di Federico Barbarossa (1002-1152).
  • On line: https://www.santiebeati.it/dettaglio/52300

[Le singole foto, alcune tratte dalle pubblicazioni in Bibliografia, altre di mia proprietà o reperite nel web sono accompagnate come sempre da didascalie e da qualche notizia specifica in relazione al testo].

  1. La pergamena Varesina con «San Vittore a Cavallo», Santo Patrono della città (1359), con l’aggiunta (posticcia) della barba, forse in ossequio al “ritratto” che si trova nel «Sacello di San Vittore in Ciel d’Oro» nella Basilica di S. Ambrogio a Milano (vedo foto n.3).
  2. Affresco del 1404 (la data è segnata dall’autore in alto a destra) che ritrae S. Vittore, presso la Chiesa di Santa Caterina ad Erbamolle, Buguggiate.
  3. «Sacello di San Vittore in Ciel d’Oro» nella Basilica di S. Ambrogio a Milano: il volto di S. Vittore come ritratto nella cupola a mosaico. Una delle opere d’arte paleocristiana più conosciute e sicuramente di alto valore artistico a Milano è indubbiamente il sacello di San Vittore in Ciel d’Oro. La piccola cappella fu costruita tra il 316 e il 328 dal vescovo Materno per riporvi le spoglie del martire Vittore. Qui, secondo la tradizione, sant’Ambrogio, attorno al 375, avrebbe posto la salma del fratello Satiro. Con la successiva santificazione di Satiro, il piccolo sacello si trasformò in una piccola chiesa dedicata al suo culto e fu inglobata definitivamente nella Basilica ambrosiana solo nel XV secolo. Si tratta, oggi, di una grande cappella con la splendida decorazione a mosaico presente sulle pareti e sul soffitto che risale alla seconda metà del V secolo. I mosaici raffigurano a sinistra sant’Ambrogio tra san Gervaso e san Protaso, e a destra san Materno tra San Nabore e san Felice. In alto la cupola dorata riporta al centro proprio il mezzo busto di san Vittore qui fotografato.
  4. «Sacello di San Vittore in Ciel d’Oro» nella Basilica di S. Ambrogio a Milano: l’intero rosone con il volto di S. Vittore.
  5. «Sacello di San Vittore in Ciel d’Oro» nella Basilica di S. Ambrogio a Milano: veduta dal basso della volta con il colonnato che l’attornia.
  6. «Sacello di San Vittore in Ciel d’Oro» nella Basilica di S. Ambrogio a Milano: ritratto di sant’Ambrogio. Si tratta di uno dei più antichi ritratti conosciuti del vescovo milanese e, come tale, esso è considerato il più realistico perché il più vicino nel tempo alla vita del Santo.
  7. Basilica di S. Ambrogio a Milano. L’ampio portico con il Sacrato.
  8. Statua di S. Vittore conservata presso il «Museo del Duomo di Milano»
  9. La Basilica di «S. Vittore al corpo» a Milano, in un disegno della seconda metà del XIX secolo.
  10. Interno della Basilica di «S. Vittore al corpo» a Milano.
  11. La ‹‹Chiesa di S. Vittore al Teatro›› in una fotografia del 1911, poco tempo prima della demolizione.
  12. La ‹‹Chiesa di S. Vittore al Teatro››: la facciata così come si presentava in un disegno precedente alla demolizione.
  13. La facciata tardo Settecentesca della Basilica di S. Vittore a Varese, disegnata da Leopoldo Pollack, il più celebre allievo di Giuseppe Piermarini, l’autore del Teatro alla Scala. La facciata a capanna, sotto l’ampia lunetta collocata alla base del timpano, riporta la dedica latina «Sancto Victori Martyri patrono» («A S. Vittore Martire patrono»).
  14. Varese, Basilica di S. Vittore: Vetrata della Lunetta, vista dall’interno, con «S. Vittore a Cavallo», come ritratto dalla pergamena del 1359. Presumibilmente, in questo modo era ritratto S. Vittore nella Chiesa romanica abbattuta (secc. V – XI) per fare posto alla nuova Basilica nel XV secolo.
  15. Varese, Basilica di S. Vittore: veduta d’assieme dell’Altare maggiore con i tre episodi del martirio di S. Vittore, dipinti nel Coro da Salvatore Bianchi nel 1692.
  16. Varese, Basilica di S. Vittore: particolare visione centrale degli affreschi di Salvatore Bianchi dedicati al Martirio del Santo patrono.
  17. Varese, Basilica di S. Vittore: veduta d’insieme dalla navata principale.
  18. Varese, Basilica di S. Vittore, la facciata, in un quadro di Gabriele Tadini.
  19. Varese, Casbeno, Facciata della Parrocchiale, consacrata anch’essa a S. Vittore.
  20. Varese, Casbeno, «Madonna del latte», pregevole opera facente parte della muratura della Chiesa più antica, sulla quale sorge l’attuale.
  21. Il complesso della «Pieve di S. Vittore» ad Arsago Seprio, in un’incisione di metà sec. XIX.
  22. Il complesso della «Pieve di S. Vittore» ad Arsago Seprio
  23. Il complesso della «Pieve di S. Vittore» ad Arsago Seprio
  24. Interno del Battistero del complesso della «Pieve di S. Vittore», ad Arsago Seprio, magnifico esempio di Basilica ottagonale di Romanico lombardo.
  25. Brezzo di Bedero (Varese), «Collegiata di S. Vittore»
  26. Brezzo di Bedero (Varese), «Collegiata di S. Vittore»: particolari della lavorazione a piccoli archi acuti, simile a quella che si trova nei muri medievali rimasti in centro a Varese, segno della comune arte di Gotico Lombardo.
  27. Brezzo di Bedero (Varese), «Collegiata di S. Vittore»: affresco con Santi tra i quali, presumibilmente, Vittore è il secondo da sinistra.
  28. Brezzo di Bedero (Varese), Canonica: particolare di un affresco che ritrae un gatto con la preda, soggetto di netta derivazione d’arte romana d’età imperiale.
  29. Arcisate, «S. Vittore», le diverse tracce delle due facciate, parte della più antica (sec. XI) sul retro e quella settecentesca, davanti.
  30. Arcisate, «S. Vittore», la facciata laterale più antica, con il campanile.
  31. Arcisate, «S. Vittore», interno. Si notano le volte a botte più antiche, quindi le colonne e la navata rifatte nel Settecento.
  32. Altorilievo «San Vittore a Cavallo» posto sul campanile della Chiesa di S. Vittore a Muralto in Canton Ticino.