Storia di Varese – 26. I secoli XVI-XVII (II): l Basilica di San Vittore

di Bruno Belli

La scorsa settimana, riferendoci alla vita religiosa ed artistica nella Varese dei secoli XVI e XVII, abbiamo terminato parlando dell’Arciconfraternita di Santa Marta che possedeva una cappella nella chiesa che si trovava dove ora sorge la Basilica di San Vittore, che con la torre campanaria ed il Battistero di San Giovanni si presenta come il cuore religioso di Varese. 

L’attuale basilica è frutto di interventi diversi avvenuti in tre momenti successivi: dapprima fu completato il profondo presbiterio che fu consacrato nel 1542. Poi si proseguirono i lavori sull’aula a tre navate, che sostituì la precedente chiesa d’origine romanica, coronata dal meraviglioso tiburio, opera di Giuseppe Bernascone: le opere furono completate tra il 1589 ed il 1625. Infine, si realizzò la facciata, ben un secolo dopo, quando l’architettura esprimeva l’apogeo del Neoclassico: essa fu costruita tra il 1788 e il 1791 su disegno di Leopoldo Pollack.
Fu nel secolo scorso che Lodovico Pogliaghi pose i due angeli che si trovano nei pennacchi della porta principale. Sotto il grande timpano, lungo la facciata è posta la dedicazione della Chiesa: «SANCTO VICTORI MARTIRI PATRONO» («al Patrono San Vittore martire»).

All’interno, il presbiterio rimane il fulcro del tempio cristiano: su di esso si innesta l’abside poligonale, il cui impianto, di matrice bramantesca, fu alterato con gli interventi effettuati nella seconda metà del XVII secolo. Nel 1675 il pregevolissimo ebanista di Velate Bernardino Castelli scolpì i due pulpiti, e tra il 1679 ed il 1690 le due casse d’organo e le cantorie, opere elevatissimo livello dove si “leggono” diversi personaggi. Sempre nel 1675 Giovanni Ghisolfi affrescò la volta con la «Gloria di San Vittore», infine, nel 1692, Salvatore Bianchi realizzò i tre grandi affreschi del coro con scene del martirio del Santo.
L’altare, esempio notevole del «barocchetto lombardo», fu progettato dall’architetto milanese Bartolomeo Bolla: fu, quindi realizzato tra il 1734 e il 1742. Elia Vincenzo Buzzi scolpì le statue, su disegno di Pierantonio Magatti.
Il nuovo assetto del presbiterio, secondo le norme del Concilio Vaticano II, fu sistemato definitivamente nel 1991 con la realizzazione dell’altare, dell’ambone, della sede, della croce astile offerti in memoria di Paolo VI, realizzati su disegno di Floriano Bodini. Sul’arco trionfale, che si apre sul presbiterio, è stato collocato il grande Crocefisso (1712), sostenuto da un volo di angeli, capolavoro sempre del Castelli, del quale è possibile gustare un autentica architettura eccelsiastica, conservata presso Villa Mirabello: si tratta del grande mobile da sacrestia, sovrastato da una splendida «Vergine che schiaccia il serpente», proveniente dalla Chiesa di S. Antonio alla Motta.

La volta della navata centrale, ricoperta dagli stucchi di Ludovico Pogliaghi (1929), reca tre affreschi, opera di Giovanni Battista Zari (1846), cui si devono anche i quattro «Profeti Maggiori» sui pennacchi e gli “Apostoli ed Evangelisti» della cupola.

L’aula, a tre navate, custodisce nelle cappelle laterali veri capolavori del Seicento lombardo: varcate le eleganti bussole in legno di Giovan Battista Crugnola (1750), nella navata di sinistra è situata la «Cappella della Maddalena» con la pala d’altare della Santa portata in cielo dagli angeli, la predella con l’Apparizione di Cristo alla Maddalena e la cimasa con l’Eterno Padre, opere di Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone (1611); sulla parete sinistra è collocata una piccola edicola (sec. XVII-XVIII) con una tela raffigurante Gesù Bambino tra i santi Gaetano di Thiene e Pasquale Baylon e a destra un piccolo altare con la tela detta Madonna delle Grazie, oggetto di grande devozione popolare.
I quadri collocati sopra i confessionali (opera nel 1833 in sostituzione di quelli intagliati dal Castelli) sono attribuiti a pittori del XVII secolo: essi provengono dal mercato antiquario milanese dei primi decenni dell’Ottocento.

Segue la «Cappella di santa Caterina d’Alessandria» con la tela di Giovanni Battista Ronchelli (1770) che ritrae il Martirio della Santa; la predella, («Nozze mistiche di S.Caterina») e la cimasa («Trasporto del corpo della Santa») fu dipinte da Antonio Mondino, allievo del Morazzone), cui si doveva anche l’originaria pala d’altare poi perduta.

Nel transetto, sempre sulla sinistra, è posta la grande «Cappella della Madonna del Rosario», dove, in due riprese (tra il 1598 ed il 1599 e tra il 1615 ed il 1617), il Morazzone affrescò dapprima la volta e la tazza absidale con l’«Incoronazione della Vergine ed angeli musicanti», quindi le pareti con gli affreschi «La Presentazione al Tempio» e «Lo Sposalizio». Allo stesso Morazzone si devono i quindici tondi realizzati su rame con i misteri del Rosario che fanno corona ad una Madonna del XV secolo. La cimasa dell’altare raffigurante la «Vergine che dona il Rosario a San Domenico» è opera sempre del Magatti (1725). Di notevole interesse è il palliotto ligneo dell’altare raffigurante la «Battaglia di Lepanto», intagliato sempre da Bernardino Castelli nel 1702.

Di fronte si trova la «Cappella di S. Marta» (la terza a destra, per chi guardi dall’ingresso principale) con un notevole altare marmoreo, che presenta la «Deposizione di Cristo nel sepolcro», copia coeva dell’opera che Simone Peterzano dipinse per S.Fedele a Milano, dove tuttora si trova; gli affreschi, realizzati da Pietro del Sole e da Federico Bianchi (tra il 1680 ed il 1682), raffigurano le Storie di Marta e Maria. 

In un’urna sono conservate le reliquie di santa Urbica, prelevate nelle catacombe romane e poste un tempo nella soppressa chiesa del Convento dell’Annunciata (oggi Via Medaglie d’oro), dalla quale provengono. Il «Crocefisso», di intensa drammaticità, è opera contemporanea di Vittorio Tavernari.

Nella navata di destra vi è poi, la «Cappella dell’Addolorata», la più amata e frequentata dai fedeli,  che prende il nome dal gruppo ligneo, scolpito intorno alla metà del XVI secolo, qui collocato dopo la miracolosa apparizione di tre stelle il 30 maggio 1678: da allora il simulacro è oggetto di grande venerazione in tutto l’alto Varesotto (torneremo in particolare su quest’opera e sul miracolo). L’opera lignea (sulla quale torneremo con maggiori dettagli) rappresenta la Madonna dolente sorretta da Maria Cleofa e dalla Maddalena ed è stata attribuita, di recente, ad Andrea Retondi, più noto come Andrea da Saronno o Andrea da Milano (Saronno, 1475 – Milano, 1547 circa), pregevole intagliatore del quale si conserva la splendida opera «La visitazione dei magi» presso il Santuario del Sacro Monte di Varese. 

L’altare marmoreo ottocentesco e gli affreschi di Luigi Morgari (1923) hanno sostituito la decorazione settecentesca di cui rimane solo il «Dio Padre in gloria» sulla volta, opera del Magatti (1727).

Prima sulla destra, per chi entri dall’ingresso principale, è la «Cappella di San Gregorio», dove in è posta la «Messa di san Gregorio», dipinta da Giovan Battista Crespi, detto il Cerano, tra il 1615 e il 1617 sopra un un sobrio altare marmoreo: la tela costituisce una vetta della pittura milanese nell’età dei Borromeo. 

Sotto la mensa dell’altare si conserva la statua del Cristo morto che dal 1699 al 1834 fu utilizzata per la processione dell’«Entierro» (la sepoltura di Cristo) il Venerdì Santo.

Il possente campanile, alto quasi 77 metri, fu realizzato su disegno di Giuseppe Bernascone tra il 1617 ed il  1634, quando i lavori si interruppero per essere ripresi soltanto nel 1677. Il cupolino fu terminato solo nel 1774.

Ha una base quadrata di m.10, 82 per lato e presenta massicce fondamenta perché il sottosuolo è molle per la presenza di acqua. L’architetto Bernascone, detto il Mancino, lo progettò così alto perché fosse visibile dai colli circostanti ed anche perché il suono delle otto campane fosse udito distintamente fuori del borgo. I grossi massi di serizzo scelti dall’architetto furono trainati su carri detti «matti» anche con l’aiuto dei «Monelli della Motta».

Un’ultima nota sul campanile: esso richiama volutamente, per idea dello stesso Bernascone, quello del «Sacro Monte», eretto nello stesso periodo su progetto del medesimo architetto, ad attestare legame e corrispondenza tra il «cuore» religioso della città ed il «cuore» del pellegrinaggio Mariano il Lombardia..

Bibliografia minima (per approfondire):

  • AA.VV. Varese: vicende e protagonisti, Bologna, Edison, 1977
  • Luigi Ambrosoli, Varese, storia millenaria, Varese, Macchione Editore, 2002
  • Mario Bertolone, Varese, le sue castellanze e i suoi Rioni, Milano, Faccioli, 1952 
  • Leopoldo Giampaolo, Varese. Sintesi storca, Varese, Litotipografia Verbano, 1977
  • Luigi Brambilla, Varese e il suo circondario, Varese, Tipografia Ubicini, 1874
  • Luigi Borri, Documenti Varesini, Varese, Macchi e Brusa Editori, 1891
  • Chiara Zangarini, L’Addolorata e la madonna delle Grazie di Varese. Storia, devozione ed arte, Varese, macchione, 2012.

[Le singole foto, alcune tratte dalle pubblicazioni in Bibliografia, altre di mia proprietà o reperite nel web sono accompagnate come sempre da didascalie e da qualche notizia specifica in relazione al testo].

  1. La Basilica di San Vittore ed il Campanile del Bernascone in una fotografia della prima metà del XIX secolo. Così si presentava la piazza, molto più ampia, con alcune case e botteghe dove, in epoca fascista, fu edificato il Palazzo della «Cariplo».
  2. La Basilica di San Vittore ed il Campanile del Bernascone in un’altra fotografia della prima metà del XIX secolo, scattata durante una processione (probabilmente del «Corpus Domini» o della «madonna Addolorata»).
  3. La Basilica di San Vittore ed il Campanile del Bernascone in una fotografia degli anni Cinquanta del secolo scorso.
  4. La sobria facciata neoclassica dovuta al progetto di Leopoldo Pollack, allievo di Giuseppe Piermarini, completata tra il 1788 ed il 1791.
  5. Foto del magnifico e possente campanile, alto quasi 77 metri: fu realizzato su disegno di Giuseppe Bernascone tra il 1617 ed il  1634, quando i lavori si interruppero per essere ripresi soltanto nel 1677. Il cupolino fu terminato solo nel 1774.
  6. Disegno originale del Bernascone (1617) per il progetto del Campanile (Archivio prepositurale della Basilica di san Vittore). 
  7. Altro disegno originale del Bernascone (1617) per il progetto del Campanile  (Archivio prepositurale della Basilica di san Vittore). 
  8. Una suggestiva immagine notturna della Piazza nella quale spiccano, ovviamente, Basilica e Campanile.
  9. La facciata del Pollack in una suggestiva immagine notturna. L’illuminazione interna della navata centrale pone in risalto la vetrata posta nella lunetta, con l’immagine di San Vittore  a Cavallo.
  10. La vetrata posta nella lunetta, con l’immagine di San Vittore a Cavallo.
  11. Cartolina della prima metà del Novecento. Sulla destra le case con botteghe che furono demolite per fare posto all’edificio della Banca.
  12. Particolare della facciata del Pollack, dove leggiamo la dedicazione al Santo: vediamo i due angeli posti ai pennacchi della porta principale dal Pogliaghi nel Novecento.
  13. Salvatore Bianchi realizzò i tre grandi affreschi del coro nel Presbiterio con scene del martirio del Santo nel 1692.
  14. L’altare maggiore.
  15. Gli affreschi della volta, la «Gloria di San Vittore», opera di Giovanni Ghisolfi.
  16. Veduta d’insieme degli affreschi del Presbiterio con i due pulpiti intagliati da Bernardino Castelli.
  17. Particolare dell’Altare maggiore in una fotografia scattata dal grande Alfredo Morbelli. 
  18. Veduta d’insieme dei due pulpiti intagliati da Bernardino Castelli, la cassa d’organo di sinistra ed un lembo della «Cappella della Madonna del Rosario» (più a sinistra).
  19. Il pulpito e la cassa d’organo a sinistra dell’Altare maggiore in una fotografia (1935) di Alfreddo Morbelli.
  20. Particolare delle storie che sono scolpite nel pulpito di destra, in un’altra foto (1935) di Alfredo Morbelli.
  21. Una formella del pulpito.
  22. La navata centrale con gli stucchi e le decorazioni.
  23. Particolare della cassa d’organo di destra, opera meravigliosa di Bernardino Castelli.
  24. La navata centrale, in una foto (1935) di Alfredo Morbelli. 
  25. Le volte ed il cupolino.
  26. Cappella della «Madonna del Rosario» in una foto (1935) di Alfredo Morbelli.
  27. Particolare degli affreschi della volta della «Cappella della Madonna del Rosario», opera del Morazzone.
  28. Particolare della volta della «Cappella della Madonna del Rosario», opera del Morazzone, in una foto (1935) di Alfredo Morbelli che permette di “leggerli” con molta facilità.
  29. «Cappella di S. Marta». L’urna con le spoglie di Santa Urbica è visibile sotto l’altare.
  30. Lo splendido gruppo ligneo del XVI secolo «L’Addolorata», di recente attribuito ad Andrea da Saronno (1475 – 1547 circa). La Madonna è sorretta da Maria Cleofa e dalla Maddalena. Le tre stelle sono state aggiunte dopo il miracolo dell’apparizione delle stesse occorso nel 1678.
  31. Un olio di Gabriele Tadini che ritrae la Basilica di San Vittore.
  32. Una suggestiva immagine in bianco e nero, in notturna, del Massimo Tempio religioso varesino.
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