Centodue anni fa inaugurato il primo tratto dell’Autostrada dei Laghi

Il 21 settembre di 102 anni fa veniva inaugurato il primo tratto dell’Autostrada dei Laghi. Un’opera rivoluzionaria, ideata dall’ingegnere Piero Puricelli, che portò Varese al centro della storia mondiale della mobilità.
Il 21 settembre 1924 non venne semplicemente aperta una nuova strada. Quel giorno, tra Milano e Varese, nasceva un modo completamente nuovo di viaggiare.

Alla presenza del re Vittorio Emanuele III fu inaugurato il primo tratto dell’Autostrada dei Laghi, oggi parte dell’A8: una strada concepita fin dall’origine per essere percorsa esclusivamente dai veicoli a motore, senza carri, carrozze, biciclette o pedoni e con il pagamento di un pedaggio destinato a sostenere le spese di costruzione e gestione.

Per queste caratteristiche, la Milano–Varese è considerata la prima autostrada moderna del mondo progettata come collegamento pubblico riservato alle automobili.

A concepire quell’opera straordinariamente innovativa fu l’ingegnere Piero Puricelli, imprenditore e pioniere delle costruzioni stradali, al quale nel 1940 sarebbe stato conferito il titolo di conte di Lomnago.
La sua idea era semplice quanto rivoluzionaria: realizzare una “via per sole automobili”, capace di collegare rapidamente Milano con Varese e con le località dei laghi lombardi, evitando gli attraversamenti dei centri abitati e gli ostacoli presenti lungo le strade ordinarie.

Un progetto decisamente avveniristico, soprattutto considerando che all’inizio degli anni Venti le automobili in circolazione in Italia erano ancora relativamente poche e rappresentavano un privilegio riservato a una parte limitata della popolazione.
Nel 1921 Puricelli fondò la Società Anonima Autostrade e ottenne che il suo progetto fosse dichiarato di pubblica utilità. Fu così possibile dare avvio a una complessa operazione che comportò migliaia di espropri e un enorme lavoro organizzativo.
Nonostante le difficoltà burocratiche, legali e tecniche, il primo tratto venne portato a compimento in appena quindici mesi.

La cerimonia ufficiale si svolse a Lainate. Vittorio Emanuele III percorse la nuova strada a bordo di una Lancia Trikappa della Casa reale, accompagnato dallo stesso Piero Puricelli.
Dietro l’automobile del sovrano si formò un lungo corteo di vetture con autorità, invitati e giornalisti, chiamati ad assistere a qualcosa che fino a quel momento non si era mai visto.

Agli occhi dei contemporanei quella carreggiata appariva sorprendentemente liscia, veloce e sicura. Un cronista del quotidiano romano La Tribuna descrisse il viaggio come: «Viaggio attraentissimo su un cemento liscio come un parquet, senza callaie insidiose o ciclisti o simili da mandare all’altro mondo…». Parole che restituiscono perfettamente lo stupore suscitato da quella strada così diversa da tutte le altre.

La nuova arteria collegava Milano e Varese lungo un percorso pensato esclusivamente per gli autoveicoli. Non erano ammessi pedoni, biciclette, carri o carrozze e il tragitto evitava, per quanto possibile, l’attraversamento dei centri abitati. Il pedaggio veniva riscosso nelle apposite stazioni e serviva a contribuire alle spese sostenute per la costruzione e la manutenzione dell’opera.

Il precedente dell’AVUS di Berlino, aperta nel 1921, viene talvolta ricordato nel dibattito sul primato mondiale. Quella struttura, però, era nata principalmente come circuito automobilistico e pista sperimentale. La Milano–Varese fu invece concepita fin dall’inizio come una vera strada pubblica destinata al collegamento veloce tra città.

Negli anni successivi il progetto venne completato con le diramazioni verso Como e il Lago Maggiore, dando forma all’Autostrada dei Laghi.

L’opera di Puricelli divenne un modello osservato anche all’estero e anticipò lo sviluppo delle moderne reti autostradali. Per la prima volta venivano riuniti gli elementi che ancora oggi caratterizzano un’autostrada: accesso riservato ai veicoli a motore, percorso veloce, assenza degli ostacoli tipici della viabilità ordinaria e pagamento di un pedaggio.

A centodue anni di distanza, milioni di automobilisti continuano a percorrere quella stessa direttrice, oggi profondamente trasformata e inserita nella moderna A8.
Pochi, forse, pensano che sotto l’asfalto di una delle strade più trafficate d’Italia sopravviva una pagina fondamentale della storia della mobilità mondiale.
E in quella storia, ancora una volta, il nome di Varese occupa un posto da protagonista.