Storia di Varese – 4. Varese tra il X ed il XII secolo nei primi documenti scritti: dai «sette colli» alle «castellanze»

1. Particolare della carta topografica di Varese nel XVIII secolo, tracciata in occasione dell’introduzione in Lombardia del Catasto teresiano. Come scritto nel pezzo, sostanzialmente, la topografia cittadina resta immutata, nelle principali linee, tra il X secolo e ed il 1757 (Catasto introdotto da Maria Teresa d’Austria).

di Bruno Belli

È nel X secolo che si hanno le prime notizie scritte su Varese, per lo meno per quanto riguarda alcune registrazioni notarili inerenti proprietà per lo più conventuali utili a designarne i confini.

L’«Archivio di stato di Milano» conserva, infatti, alcuni antichi documenti relativi alla zona varesina che ci permettono, pertanto, di comprendere come si presentasse il borgo nel X secolo.
La pergamena più antica, come già accennato, è dell’8 giugno 922: essa riporta, per la prima volta, l’espressione «loco Varese» per designare un territorio che rimane, in sostanza, quello compreso tra i 7 colli che coronano la nostra città e che, qui, pertanto, è utile ricordare.

Per comodità, designandoli, ne fornisco i riferimenti sulla base dell’attuale assetto della città più facilmente così individuabili al lettore. Muovendo dal centro cittadino troviamo, secondo i dati desunti dalla cartografia comunale di Varese:

«Miogni», altitudine m. 488 (ai serbatoi Aspem),
«Campigli», altitudine m. 459 (all’«Hotel Palace»),
«Montalbano», altitudine m.411 (alla Motta),
«S. Albino», altitudine m. 405 (Cartabbia)
«S. Pedrino», altitudine m. 409 (alla cuspide di Via San Gemolo a Bosto),
«Giubiano» altitudine m. 416 (al piazzale nell’angolo tra Via Carnia e Via Tagliamento)
«Biumo Superoire», altitudine m. 437 (al Sacrato della Chiesa di S. Giorgio).

In detto territorio, nella pergamena del 922 sono citate anche 6 castellanze, così denominate:

«Bimio subtenore», oggi «Biumo inferiore», («subtenore» derivante dal latino «sub» + «tenens», che alla lettera significherebbe «che sta sotto»);
«Bimio de supra», oggi «Biumo superiore» («de supra», lat. «che sta sopra»);
«De Zubiano», oggi «Giubiano»;
«Busticola», oggi «Bosto»;
«Loco Cardabia», oggi «Cartabbia»;
«De loco Castubini», oggi «Casbeno», senza dubbio la castellanza più antica, giacchè è l’unico nome che appare in una carta notarile dell’anno 898 nella quale «Varese» non è ancora nominata (probabilmente solo per il fatto che non serviva all’atto notarile).

Successivamente traccerò brevi notizie storiche sulle 6 castellanze.
Il termine «castellanza» indicava il legame e la dipendenza dal «castello», o dal «luogo centrale fortificato», in tal caso «Varese» che, già attorno all’anno 1000 era un borgo chiuso entro delle mura, sbarrato da 6 porte, di cui foriamo i nomi e delle quali tratterò in seguito.

Le porte per uscire dal borgo che mettevano Varese in relazione alle castellanze erano
:

«Porta Rezzano» (attuale Via Cattaneo),
«Porta di Pozzaghetto» o di «Pozzavaghetto» (secondo i diversi documenti), detta anche «Porta Milanese» (attuale Via Volta),
«Porta S. Martino» (dove c’è la Chiesa di S. Martino),
«Porta della Motta» (attuale Via Carrobbio),
«Porta Campagna» (incrocio tra Via Veratti e Via Sacco),
«Porta Regondello» (Via Donizetti).

Inoltre, sulla pergamena dell’8 giugno 922 compaiono anche le località di «Santa Maria del Monte» (come abbiamo visto c’era già una precedente chiesa alto medievale) e di «Velate» che non era una castellanza ma un luogo segnato come appartenente al territorio del «Sacro Monte».

Tra il 959 ed il 1192, sono utilizzate alcune denominazioni di luoghi attorno a Varese (castellanze e non solo) che ci aiutano a capire meglio il tracciato della zona il quale, in sostanza, rimase poi invariato fino al XVIII secolo (si veda la foto1), quando furono tracciate le prime moderne mappe cartografiche, in occasione dell’introduzione del «catasto» (1757) da parte di Maria Teresa d’Austria e della concessione del feudo a Francesco III d’Este (1765).

Nel 959 troviamo citato, per la prima volta «Mansonago» (oggi «Masnago») in relazione ad un proprietario di terreni, tale «Aldeprando de Mansonago». Lo stesso luogo è chiamato anche «Massenago» (documento del 964), «Masenago» (anno 993) ed, infine, «Massonago» (anno 1020).
Sempre nel X secolo si trova citato l’attuale «Bizzozero» come «Besozola», un toponimo affine a quello di «Besozzo» e di «Bisuschio», per il cui significato ancora si discute, anche se l’ipotesi più accreditata sembrerebbe farlo derivare dal latino «Bis – usutm» che significa «bruciato due volte».

Nel 989 troviamo per la prima volta «Bobiate», oggi «Bobbiate»; nel 1126 «Capitelaci» e «Summolacu», per indicare l’attuale «Capolago», come la stessa etimologia dei nomi espressi in un latino tardo medioevale manifestano.

Leggiamo anche l’espressione «loco segocio qui dicitur Sanestus Ambrosius» nel 1140, l’attuale Sant’Ambrogio Olona («sanestus» deriva da «sanesco» che significa «trovare la salute» da qui «santo», «santità») e, a un dì presso, nel 1142 «La Rasa» già denominata come tuttora, e, nel 1149, «in Bregaziana», oggi «Bregazzana».

Infine, il 6 maggio 1192, un’annotazione ecclesiastica importantissima per datare la vitalità già in atto a Velate: «Velate Ecclesia Sancti Stephani», già costruita e aperta per il culto, poi, ampliata come la conosciamo oggi, nel XV secolo.

Bibliografia minima (per approfondire):

AA.VV. Varese: vicende e protagonisti, Bologna, Edison, 1977
Luigi Ambrosoli,Varese, storia millenaria, Varese, Macchione Editore, 2002
Benzoni Claudio, Origini di Varese. Primavera varesina dopo le stagioni barbariche, Varese, Benzoni Editore, 2012.
Leopoldo Giampaolo, Quando sorse Varese, in «Rivista della Società storica varesina», Varese, aprile 1981