di Carla Tocchetti
Dopo un lungo periodo di silenzio, l’archivio “Domenichino” nella parrocchia di Sacro Monte di Varese è stato integrato con l’arrivo di preziosi faldoni che erano stati depositati in Curia a Milano. Una circostanza che conferma l’interesse ecclesiastico alla possibilità, tutta da costruire, di un percorso di beatificazione del piccolo Domenico Zamberletti, da molti ritenuto già “Santo” nei fatti.
Figura da sempre seguitissima a Varese, Domenico era nato a Sacro Monte nel 1936, fratello minore di Giuseppe Zamberletti, ex ministro della Protezione Civile. Una vita trascorsa nella fede e nella devozione alla Madonna del Monte, conclusasi tragicamente dopo una malattia dolorosa e fulminante nel 1950, a soli tredici anni. Immediatamente si era diffusa tra la gente la fama miracolosa del carismatico bambino, sostenuta dalla parrocchia di Santa Maria del Monte e dalla famiglia in particolare dalla madre Giuditta Camponovo Zamberletti. Era subito partita, con un entusiasmo che superava la prudenza della Chiesa, la raccolta di testimonianze a favore di una possibile beatificazione. Alla diffusione della “Vita di Domenichino” aveva collaborato la giornalista Maricilla Piovanelli, sacromontina, raccontando gli ultimi mesi di vita e il primo anno dopo la morte del prodigioso fanciullo in una biografia diffusa nel circuito salesiano nazionale e internazionale, a lungo considerata testo di riferimento per la didattica dei seminaristi.
La storia del Domenichino: l’archivio a Sacro Monte
Subito dopo il suo arrivo al Santuario di Sacro Monte un paio di anni fa, l’attuale rettore Mons. Eros Monti aveva intrapreso la sistematizzazione di un primo faldone con il nome di Domenichino, contenente centinaia di testimonianze indirizzate tra fine anni ’50 e anni ’60 a chi aveva il compito di custodire la memoria del piccolo Domenico. Lettere, cartoline, appunti manoscritti, talvolta anche piccole banconote oggi fuori corso, giunti anche dall’Asia e dall’America Latina, da ogni parte del mondo, da fedeli riconoscenti per intercessioni di “grazie ricevute” da Domenichino.
Le testimonianze dopo la morte del Domenichino
È stato il libro dedicato a Domenichino, redatto nel 2024 da chi scrive e pubblicato da Macchione, a storicizzare per la prima volta ciò che avvenne dopo la morte del piccolo, portando in luce le tante persone di rilievo che avevano preso a cuore la promozione della santità del piccolo Domenico (tra questi il salesiano Don Silvio Galli che lo ha sempre considerato un esempio di fede, e il siciliano Mons. Randazzo alla fine degli anni ’60 che aveva seguito i primi passi del processo di beatificazione).
Nonostante gli inspiegabili stop imposti al riconoscimento, si dice per questioni legate all’eccessiva pressione popolare, in realtà la devozione per Domenichino in questi 76 anni è rimasta immutata.
A questo si aggiunga il piccolo colpo di scena in occasione della presentazione del libro avvenuta nella Basilica di San Vittore quando Mons. Apeciti, responsabile dell’Ufficio per le Cause dei Santi e dei Beati della Diocesi, ha rivelato ai presenti l’esistenza di numerosi faldoni di cui si era persa la memoria, che vari decenni erano stati custoditi in un luogo riservato nel Seminario Arcivescovile di Venegono, contrassegnati dalla dicitura “IN SOSPESO”, in attesa di essere trasferiti a in Curia a Milano, dove già si trovavano i materiali depositati da Mons. Angelo Corno durante il suo periodo a Sacro Monte dal 2001 al 2013.
Beatificazione di Domenichino: il punto oggi
Ma allora a che punto siamo? Mons. Eros Monti conferma che da quando è arrivato a Sacro Monte le segnalazioni di grazie ottenute grazie a Domenichino non si sono mai interrotte, anche se la scelta della Parrocchia è sempre stata di mantenere attenzione sì, ma con riserbo e prudenza. Precisa anche che nel 2025 il Santuario ha rispettato la priorità di concentrarsi sugli eventi del Giubileo che in effetti ha portato un importante incremento di pellegrinaggi e complessità nella gestione delle attività. Ora è necessario un confronto con il Vicario di zona Mons. Franco Gallivanoni per le ultime indicazioni, ma l’ intento è quello di far arrivare un Postulatore che indichi come gestire con precisione l’avvio di un percorso. Prendiamo la cosa molto seriamente, fa sapere Mons. Monti ma, avverte, sarà il Signore in ultima istanza a decidere se Domenichino potrà diventare beato.
Il postulatore, figura giuridica esperta che rappresenta chi promuove la causa di beatificazione presso le autorità ecclesiastiche, coordinerà le indagini sulla vita del candidato santo, raccoglierà prove, assevererà testimonianze, preparerà la documentazione da sottoporre alle varie commissioni ecclesiastiche. Se è vero che alcuni Beati sono stati portati agli altari in tempi brevissimi, nella maggior parte dei casi il percorso è lungo, talvolta lunghissimo. Il postulatore è una figura cruciale, perché – come sottolinea lo stesso don Eros citando S. Rita canonizzata 450 anni dopo la morte – un eventuale iter procedurale protratto nel tempo deve essere completamente autonomo dai cambiamenti che possono intervenire nelle nomine parrocchiali o vescovili che possono cambiare. Si procederà passo dopo passo, dice l’arciprete, ma ciò che viene deciso ora deve avere un valore vincolante per il futuro. Non meno importante, il postulatore attiverà un processo molto articolato, che comporterà disponibilità di risorse economiche e organizzative: si procederà per gradi ma è molto probabile che la strada sia in futuro di costituire una Fondazione ad hoc.
La scomparsa a Sacromonte dell’ultimo cugino, Piergiorgio
In questo quadro, la ricongiunzione delle varie parti dell’archivio del Domenichino assume un’importanza sempre maggiore. Passano gli anni infatti, e via via si spengono le testimonianze dirette.
Non ha fatto in tempo a raccontarci il “suo” Domenichino il cugino diretto Piergiorgio Gallinoni, che pochi giorni fa si è spento a 92 anni a Sacro Monte nella casa di famiglia Camponovo ex albergo storico Colonne, a pochi metri dal Santuario. Una abitazione ricca di memorie, dove Domenico bambino veniva a trovare la nonna materna: costruita sui ruderi di una chiesa del XIV sec., le colonne delle antiche navate aveva conosciuto i passettini e le risatine dei bambini di casa Camponovo. In una delle camerette laterali, affacciata verso il lago, era stata poi sistemata una piccola stanzetta per Domenichino malato: nel decennale della morte, tutto l’arredo fu portato in Santuario ed esposto al pubblico con il beneplacito dell’allora cardinale Mons. Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI.
La memoria viva di mantiene nel tempo se si fonde con le carte, le parole scritte, i documenti raccolti con pazienza. È da qui, da quel patrimonio finalmente riunito e custodito, che potrà prendere forma quel cammino che tutti attendiamo: il cammino giusto, stavolta, che guarda lontano, nella consapevolezza che ogni passo va costruito con rigore, tempo e discernimento.