11 gennaio 1906 muore Felicita Morandi

11 gennaio 1906 muore Felicita Morandi (11 gennaio 1906 – 21 aprile 1827)

Educatrice, scrittrice, poetessa e commediografa, ma soprattutto figura centrale nella storia dell’educazione femminile tra Otto e Novecento, Felicita Morandi rappresenta una delle espressioni più alte dell’impegno civile e pedagogico nato a Varese e irradiatosi ben oltre i confini cittadini.

Nata a Varese il 21 aprile 1827, Felicita Morandi visse una giovinezza che lei stessa, nei suoi Ricordi, descrisse come segnata da un rapporto difficile con la scuola, frequentata prima a Monza e poi a Milano. Insofferente alla rigida disciplina, non brillò per risultati scolastici, ma proprio da quella esperienza nacque la sua visione educativa, fondata su attenzione, comprensione e rispetto della persona.

Già attiva nel 1848 nel movimento delle donne varesine a sostegno della causa patriottica, Morandi si dedicò inizialmente alla scrittura e alle traduzioni dal francese, pubblicando poesie e testi letterari. Il passaggio decisivo della sua vita avvenne però con il trasferimento a Parma, dove il suo impegno sociale prese forma concreta attraverso l’organizzazione di corsi di formazione professionale e di istruzione magistrale per orfani e giovani donne, in un’epoca in cui l’istruzione femminile era tutt’altro che scontata.

Rientrata a Milano, nel 1865 assunse la direzione dell’Orfanotrofio della Stella, trasformandolo in un laboratorio avanzato di educazione e assistenza. Qui fondò, nel 1879, il Patronato delle fanciulle orfane e derelitte, dal quale nacque nel 1885 la Pensione benefica, istituzione destinata ad accogliere e formare anche giovani lavoratrici provenienti dalla campagna e da altre città lombarde.

Le sue opere pedagogiche, rivolte all’infanzia e all’adolescenza, ottennero riconoscimenti nei principali congressi e esposizioni didattiche dell’Italia postunitaria: Genova (1868), Napoli (1871), Bologna (1874) e Roma (1880).

Felicita Morandi morì a Milano l’11 gennaio 1906. A Varese, la sua memoria vive nella via che collega il centro alla Brunella e nella scuola elementare che porta il suo nome, di fronte al carcere dei Miogni. Dieci anni fa, nel centenario dell’istituto, un gruppo di insegnanti ne ha ripercorso la vita e l’opera, restituendo alla città il ritratto di una donna che può essere considerata, a pieno titolo, una delle sue figlie migliori.

Fausto Bonoldi