L’8 giugno 922 rappresenta una delle date simbolicamente più importanti della storia di Varese. È infatti a questa data che risale la più antica attestazione documentaria conosciuta del nome della città, conservata in una pergamena medievale custodita presso l’Archivio di Stato di Milano. Nel documento il nome compare nella forma latina «Varaese», con il dittongo “ae”, tipico della scrittura medievale dell’epoca e pronunciato comunque come una semplice “e”.
È il primo momento in cui Varese entra ufficialmente nella storia scritta. La pergamena è collegata all’antica chiesa di Santa Maria del Monte sopra Velate, luogo che già nel X secolo rappresentava uno dei principali punti religiosi e territoriali della zona.
La presenza del toponimo all’interno di un atto ufficiale testimonia come il territorio varesino fosse già organizzato e riconosciuto all’interno della rete ecclesiastica e amministrativa dell’Italia altomedievale. Gli studiosi ritengono che il nome “Varese” possa avere origini molto antiche, probabilmente legate alla radice preromana o celtica “var”, associata all’acqua, elemento che caratterizza profondamente il territorio tra lago, sorgenti e corsi d’acqua. Tuttavia, l’origine esatta del toponimo resta ancora oggetto di studio. Quel che è certo è che da oltre millecento anni il nome della città attraversa quasi immutato la storia del territorio.
Dal «Varaese» del 922 alla Varese contemporanea, il legame con le proprie radici documentarie continua ancora oggi a raccontare l’identità profonda della città. Fonti storiche e archivistiche: Archivio di Stato di Milano – Fondo Pergamene Codice Diplomatico della Lombardia Medievale (CDLM) Pergamene della Basilica di San Vittore di Varese, a cura di Luisa Zagni Centro Internazionale di Ricerca per le Storie Locali e le Diversità Culturali – Università dell’Insubria.