Storia di Varese – 16. Le quattro Chiese di origine romanica

11. «S. Imerio», Bosto. Facciata della chiesetta. Sono visibili le tracce più antiche della muratura ed il bel campanile romanico.

di Bruno Belli

Risalgono all’età del «Battistero di S. Giovanni», considerando che l’attuale edificio del XIII secolo sorge sul precedente che era stato edificato almeno tra il VI ed il VII secolo, come avevamo scritto, almeno altre quattro chiese di Varese, situate nelle diverse castellanze e rioni, che penso sia opportuno presentare, prima di proseguire la storia cittadina del XIV secolo. Si tratta della Chiesa si «Santa Maria della Purificazione» od «Oratorio della Schirannetta» nella castellanza di Casbeno, della «Chiesa di S. Imerio» nella castellanza di Bosto, della «Chiesa di S. Cassiano» e della «Chiesa di S. Stefano» rispettivamente nei rioni di Velate e di Bizzozero.
Tali edifici attestano come, di là del borgo di Varese che sorgeva entro le mura piuttosto ristrette, esistessero comunità sviluppate già prima dell’anno 1000 nel territorio varesino.
Questa settimana approfondiamo le prime due. Le altre saranno trattare settimana prossima.

«Santa Maria della Purificazione» od «Oratorio della Schirannetta» a Casbeno.

Dedicata alla purificazione di Maria Vergine, già registrata dal Bussero (XIV secolo) nel «Liber notitiae Sanctorum Mediolani», come «Castobeno ecclesia sancte (sic) Marie (sic)» («Castobeno» è come scrivemmo, uno dei nomi più antichi che indicano Casbeno) e nella «Notitia Cleri Mediolanensii» del 1398 come «S. Marie de la Sgirana», è una piccola chiesa eretta per una comunità di pochi abitanti dediti all’agricoltura, a pianta rettangolare e navata unica. Fu eretta nel XIII secolo in mezzo al verde: oggi, purtroppo e circondata da abitazioni che non permettono di cogliere la posizione particolare in cui fu edificata. La facciata esterna era completamente affrescata, come avevamo ricordato per il «Battistero di S. Giovanni», caratteristica di molte chiese romaniche della zona.

Gli affreschi interni sono del 1408: si tratta di una data certa perché è stata apposta sull’orlo del campanello legato al pastorale di Sant’Antonio Abate. Sulla parete destra, nella fascia superiore, sono affrescati una «Madonna del Latte» ed una «Madonna con San Giovanni Battista e altri santi». Nel registro inferiore s trova «Dio padre che accoglie il Crocefisso tra le braccia», lavori eseguito probabilmente tra il XIV ed il XV secolo. Le monofore sono aperte a sud per avere più luce all’interno e per poter riscaldare meglio la chiesetta, che, appena eretta consisteva nella sola superficie dell’altare.
Sul fondo del presbiterio c’è l’altare in stucco, opera del XVIII secolo. Dopo il 1330 fu aggiunta la navata. Si narra che nel 1798, dopo avere soppresso gli ordini religiosi, Napoleone stesso che si trovava nelle nostre profanò la chiesetta entrandovi a cavallo, cedendola quindi al sarto Talamona in cambio di 25 giubbe per gli ufficiali. Nel 1802 la chiesa fu annessa alla parrocchia di Casbeno e nel 1944 rimase indenne ai bombardamenti che distrussero tutti gli edifici circostanti. Ogni anno, il 2 febbraio, per la festa della Candelora, si apre la chiesetta: si tratta di una delle rarissime occasioni per poterla visitare.

«Chiesa di S. Imerio» a Bosto.

Fu costruita sul luogo di un edificio longobardo ed è registrata sempre dal Bussero come «In plebe varixio (1), loco Bosti, ecclesia sancti Micaelis». Trae la dedicazione dal Santo che fu trucidato con il compagno Gemolo, in Valganna, nel 1047.
 Un’antica tradizione del secolo XI li presenta, infatti, i due anti come accompagnatori di un vescovo in viaggio per Roma proveniente da Oltralpe, che si recava dal papa per adempiere l’obbligo della visita «ad limina apostolo rum». Imerio e Gemolo furono uccisi a pugnalate, durante una rapina in Valganna, da una banda di malfattori che provenivano da Uboldo. Gemolo fu sepolto a Ganna (nel 1095 sorse l’attuale abbazia a lui dedicata), mentre Imerio che era riuscito a fuggire verso Varese, sebbene ferito mortalmente, fu sepolto nella chiesa di S. Michele (ora passato alla Parrocchiale) che in seguito prenderà il suo nome.

Dell’edificio originario, dopo l’ampliamento del presbiterio nei secoli XIV e XV ed altre aggiunte del XVII secolo, non resta che la parete meridionale della navata. Negli anni trenta del Novecento, demolita una costruzione a ridosso di questa parete, è comparsa parte della muratura romanica costituita da grossi ciottoli, talvolta disposti a spina di pesce, e pietre non squadrate. Nella parte superiore si trovano tre finestre «a doppio strombo», con piano inclinato e feritoia a sezione rettangolare. La struttura della muratura ed il taglio delle finestre hanno indotto gli studiosi ad una datazione della chiesa nell’XI secolo.
Nel presbiterio si trovano affreschi in stile gotico. Ora, la decorazione della volta e delle pareti nord e sud dell’abside è pressoché scomparsa o poco intelligibile. Nella volta si trovavano il «Cristo in mandorla» e i «Dottori della Chiesa». La parete di fondo è occupata da una «Crocifissione con Maria, san Giovanni e la Maddalena ai piedi della Croce», inquadrata da San Michele e un Profeta.

Di pregevole fattura sono gli affreschi nelle cappelle laterali: nella destra si trova una «Madonna col Bambino attorniata da Santi», gli ultimi di mano di un pittore del XVII secolo; nella sinistra la «SS. Trinità» certamente opera di un maestro che conosceva molto bene le opere del Morazzone. La posa del Cristo, con la gamba visibile in primo piano, come anche i panneggi richiamano alla mente l’«Incoronazione della Vergine» nella «Cappella del Rosario» della «Basilica di San Vittore», realizzata dal Mazzucchelli tra il 1598 ed il 1599.
La chiesa accoglie inoltre un sarcofago, utilizzato come altare, rinvenuto durante gli scavi del 1928: si ritiene essere quello di Sant’Imerio, come attesterebbero le raffigurazioni di pellegrini scolpite sul sarcofago stesso.
Secondo l’Adamollo si cominciò a celebrare la festa di S Imerio dal 1417.

A Bosto vi erano altre chiese antiche, sempre citate dal Bussero, esistenti, quindi, almeno fino al XIV secolo: «S. Maria» e «S. Quirico con S. Pietro», la quale, probabilmente, ha assegnato il nome al colle di S. Pedrino.

Bibliografia minima (per approfondire):

AA.VV. Varese: vicende e protagonisti, Bologna, Edison, 1977
Luigi Ambrosoli, Varese, storia millenaria, Varese, Macchione Editore, 2002
Mario Bertolone, Varese, le sue castellanze e i suoi Rioni,Milano, Faccioli, 1952
Luigi Borri, Documenti varesini raccolti, annotati e volgarizzati, Varese, Macchi e Brusa, 1891
Brambilla, Luigi, Varese e il suo circondario, Varese, Tipografia Ubicini, 1974.
Leopoldo Giampaolo, Varese. Sintesi storca, Varese, Litotipografia Verbano, 1977
Clara Castaldo, Guarire con i santi. Percorso storico artistico nel Varesotto, con un intervento di Giuseppe Terziroli, Varese, Macchione, 2006
Gemma Guglielmetti Villa, «Affreschi del ‘400 nel territorio di Varese», Milano Bramante, 1964.