Quando il Caffè Hag divenne il cuore di Comerio

Il 28 maggio 1974 l’ex fabbrica del Caffè Hag venne donata al Comune di Comerio. Un gesto destinato a cambiare per sempre il volto del paese. Dietro quell’edificio che ancora oggi domina il centro abitato e guarda verso il lago, non c’è soltanto una storia industriale, ma una straordinaria vicenda umana fatta di guerra, amicizia, coraggio e riconoscenza.

Tutto ebbe inizio nel 1938, su un treno diretto a Vienna. In uno scompartimento si incontrarono due uomini che non si erano mai visti prima: Riccardo Crippa, giovane ufficiale milanese dei granatieri, e Roberto Berger, imprenditore ebreo austriaco che cercava disperatamente di salvare la madre dopo l’occupazione nazista dell’Austria.

Quel viaggio cambiò il destino di entrambi. Crippa, intuendo il pericolo imminente, si offrì di andare personalmente a recuperare la madre di Berger, sfruttando il fatto di essere ufficiale di un esercito alleato della Germania. Un gesto di altruismo che salvò una vita e diede origine a un legame destinato a durare per sempre.

Nel dopoguerra i due amici divennero soci e acquistarono a Comerio una vecchia filanda, trasformandola nello stabilimento del Caffè Hag. L’azienda arrivò a dare lavoro a circa sessanta persone, diventando una realtà importante per il territorio e per molte famiglie del paese.
Quando la produzione venne successivamente trasferita a Pomezia, la famiglia decise di donare l’intero edificio alla comunità di Comerio.

Da allora quell’immobile ospita il municipio, la scuola primaria, l’asilo nido, sedi associative e numerosi servizi pubblici: il vero cuore del paese. Ma dietro questa storia di imprenditoria e generosità si nasconde anche il dramma del Novecento europeo.
La famiglia Berger proveniva dalla Russia Bianca ed era stata colpita dalle persecuzioni antiebraiche già nel XIX secolo. Il padre di Roberto, Ignazio Berger, importante imprenditore viennese, venne assassinato il 12 marzo 1938, lo stesso giorno dell’annessione dell’Austria alla Germania nazista. Molti parenti finirono nei campi di sterminio. La stessa madre Fanny Engel morirà nella tragica strage di Strage di Meina.

Roberto Berger riuscì invece a salvarsi grazie all’aiuto di Riccardo Crippa, fuggendo attraverso le montagne verso la Svizzera insieme alla famiglia. Dopo la guerra, quell’amicizia sopravvissuta all’orrore divenne lavoro, rinascita e restituzione verso una comunità che li aveva accolti. Ancora oggi la loro storia vive anche nel monumento funebre dedicato a Roberto Berger nel cimitero di Comerio, opera dello scultore Vittorio Tavernari, commissionata proprio dall’amico Riccardo Crippa.
Una storia che merita di essere ricordata, perché dimostra come, anche nei momenti più oscuri della storia, il coraggio e l’umanità di una persona possano cambiare il destino di intere comunità.