Il 29 maggio 1950, all’età di appena tredici anni, moriva al Sacro Monte di Varese Domenico “Domenichino” Zamberletti, una delle figure più luminose e commoventi della spiritualità varesina del Novecento.
Nato il 24 agosto 1936 all’ombra del Santuario dell’Assunta, Domenichino trascorse tutta la sua breve esistenza tra i vicoli silenziosi del borgo e l’Albergo del Sacro Monte, gestito dalla sua famiglia. Ultimo di tre fratelli, crebbe in un ambiente sereno, profondamente cristiano e ricco di sensibilità umana, che contribuì a formare in lui una bontà fuori dal comune.
Fin da bambino mostrò un’attenzione speciale verso i poveri e i bisognosi. Pur essendo il “padroncino” dell’albergo, aiutava il personale con semplicità e affetto, trattando tutti come fratelli. Amava profondamente la preghiera: spesso si raccoglieva in chiesa per lunghi momenti di silenzio, tanto che una suora dovette un giorno richiamarlo perché il tempo era trascorso senza che lui se ne accorgesse.
La musica fu uno dei grandi doni della sua vita. Ancora piccolissimo iniziò a suonare il pianoforte dell’albergo, lasciando nascere melodie spontanee e delicate. A soli nove anni divenne organista ufficiale del Santuario del Sacro Monte. Durante la Consacrazione improvvisava senza spartito, seguendo soltanto ciò che sentiva nel cuore. Le sue melodie commuovevano profondamente chi lo ascoltava. Quando una signora gli chiese di poter avere lo spartito di uno di quei brani, Domenichino rispose con semplicità: «La musica mi è sgorgata dal cuore».
Frequentava il Collegio Salesiano di Varese, che raggiungeva ogni mattina prendendo la funicolare e poi il tram. Era un ragazzo intelligente, curioso, vivace, ma anche profondamente spirituale. Pregava davanti alle immagini della Madonna Ausiliatrice, di san Giovanni Bosco e di san Domenico Savio, verso il quale nutriva una particolare devozione.
All’inizio del 1949 comparvero i primi sintomi di quella che si sarebbe rivelata una grave leucemia. Seguì un lungo periodo di sofferenza vissuto con una serenità impressionante per un ragazzo della sua età. Dal letto della malattia offriva le proprie sofferenze per il Papa, i sacerdoti, i malati e i bambini poveri.
Le sue parole, conservate da chi gli fu vicino, colpiscono ancora oggi per maturità e fede: «So che non guarirò, il Paradiso è assicurato»; «Mamma, quando non ci sarò più, vai a trovare i bambini che soffrono negli ospedali»; «Mi sarebbe piaciuto tanto poter tenere Gesù nelle mie mani, ma si vede che devo essere sacerdote in Paradiso».
Il 29 maggio 1950, nello stesso anno in cui il suo amato Domenico Savio veniva proclamato beato, Domenichino si spense pronunciando parole rimaste nella memoria di molti: «Mamma, mi viene incontro la Madonna!».
La sua tomba si trova ancora oggi nel cimitero del Sacro Monte di Varese, meta silenziosa di chi continua a ricordare quel ragazzo capace di trasformare la sofferenza in gioia e la musica in preghiera.


