Quando Corso Matteotti diventò dei pedoni

A mezzogiorno del 16 giugno 1968, nel cuore di Varese, accadde qualcosa che allora sembrò quasi rivoluzionario: il traffico venne fermato lungo Corso Matteotti, trasformando una delle principali arterie cittadine in uno spazio riservato ai pedoni.
Oggi può apparire normale passeggiare tra vetrine, caffè e negozi senza il continuo passaggio delle automobili, ma fino alla metà degli anni Sessanta la città viveva una realtà completamente diversa. Automobili e motociclette potevano circolare e sostare liberamente praticamente ovunque, anche nel pieno centro storico.

Con il boom economico e la motorizzazione di massa, però, anche Varese iniziò a fare i conti con problemi nuovi: traffico crescente, parcheggi saturi e una città sempre più invasa dalle auto. Fu così che il Comune introdusse, il 12 gennaio 1966, la cosiddetta “zona disco”, primo tentativo di regolamentare la sosta nel centro cittadino. Ma il vero cambiamento arrivò due anni dopo.

Quel 16 giugno 1968, la chiusura sperimentale di Corso Matteotti segnò l’inizio di una nuova idea di città: meno spazio alle automobili e più spazio alle persone. Un esperimento che suscitò curiosità, discussioni e anche qualche protesta, ma che si rivelò presto un successo.
Negli anni successivi, infatti, la zona pedonale venne progressivamente ampliata fino a coinvolgere gran parte del centro storico. Il percorso culminò ufficialmente il 20 marzo 1974 con l’istituzione dell’“isola pedonale”.

Fu una trasformazione urbanistica, ma anche culturale. Per la prima volta il centro cittadino non era più pensato soltanto come luogo di passaggio, bensì come spazio da vivere, attraversare lentamente, incontrare e osservare.
Oggi, tra le polemiche sulle “strisce blu”, i parcheggi a pagamento e la ZTL, quella decisione presa nell’estate del 1968 racconta l’inizio di un cambiamento che avrebbe modificato per sempre il volto della città.