Emilio Morosini, il giovane varesino che si sacrificò per la Repubblica Romana

Il 17 giugno 1831 nasceva a Varese Emilio Morosini, uno dei più giovani e coraggiosi protagonisti del Risorgimento italiano. A soli diciotto anni avrebbe sacrificato la propria vita nella difesa della Repubblica Romana, entrando così nella storia come simbolo di un’intera generazione che scelse di mettere gli ideali di libertà e unità nazionale davanti alla sicurezza personale.

La sua vicenda è profondamente legata a Varese. Emilio nacque infatti nella villa di Casbeno che oggi tutti conoscono come Villa Recalcati, sede della Provincia di Varese. La dimora era stata acquistata pochi anni prima dal padre, Giovan Battista Morosini, esponente di una famiglia originaria del Luganese che, pur non avendo legami con l’antica casata dogale veneziana omonima, occupava da secoli un posto di rilievo nella vita pubblica ticinese.

La madre, Emilia Zeltner, proveniva da Soletta ed era figlia dell’ambasciatore svizzero in Francia. Emilio crebbe quindi in un ambiente culturalmente raffinato e aperto alle idee europee. Fu educato a Milano, frequentando il ginnasio di Brera, una scuola all’avanguardia per l’epoca, dove oltre alle materie letterarie si insegnavano lingue straniere, ginnastica, nuoto e scherma.
Proprio tra i banchi di scuola nacquero amicizie destinate a diventare leggendarie nella storia del Risorgimento. Emilio si legò infatti ai fratelli Dandolo e a Luciano Manara, giovani che avrebbero condiviso con lui il sogno di un’Italia libera e indipendente.

Quando nel marzo del 1848 Milano insorse contro gli Austriaci durante le Cinque Giornate, Morosini non esitò a scendere in strada. Aveva appena sedici anni. Da quel momento la sua vita si intrecciò con gli eventi più importanti della Prima Guerra d’Indipendenza. Combatté come ufficiale del primo battaglione dei Bersaglieri Lombardi guidato da Luciano Manara, distinguendosi in numerose azioni militari sul fronte lombardo e veneto.

Dopo la sconfitta piemontese e l’armistizio di Salasco, molti patrioti cercarono rifugio oltre il confine svizzero. Emilio e i suoi compagni fecero una scelta diversa. Continuarono a servire la causa nazionale e nel 1849 raggiunsero Roma, dove era stata proclamata la Repubblica Romana ispirata agli ideali di Giuseppe Mazzini.
Fu una delle esperienze politiche più avanzate e innovative dell’intero Risorgimento. La nuova repubblica si trovò però presto sotto l’attacco delle truppe francesi inviate per restaurare il potere temporale del Papa. Tra i difensori della città vi erano Giuseppe Garibaldi, Luciano Manara, Enrico Dandolo, Francesco Daverio ed Emilio Morosini.

Il 29 giugno 1849, durante i durissimi combattimenti sul Gianicolo, il giovane ufficiale varesino venne gravemente ferito. Morì il giorno successivo, il 30 giugno, poche ore prima della caduta definitiva della Repubblica Romana. Aveva soltanto diciotto anni.
La sua memoria è ancora oggi custodita nel Sacrario del Gianicolo, accanto a quella degli altri due patrioti varesini Francesco Daverio ed Enrico Dandolo, anch’essi caduti per la stessa causa.

Negli ultimi anni importanti ricerche dell’architetto varesino Franco Prevosti hanno inoltre permesso di correggere alcune informazioni tramandate dalla storiografia tradizionale. Ancora oggi diverse fonti autorevoli riportano infatti Milano e il 1830 come luogo e anno di nascita, mentre la documentazione conferma che Emilio Morosini nacque a Varese il 17 giugno 1831.
La figura di Emilio Morosini continua a rappresentare una delle pagine più nobili della storia varesina. Un ragazzo che avrebbe potuto vivere una vita agiata tra Milano e Casbeno, ma che scelse invece di mettere la propria esistenza al servizio di un ideale. Una scelta che lo portò alla morte quando non aveva ancora compiuto vent’anni, ma che gli garantì un posto permanente nella memoria del Risorgimento italiano.

Fonti: Rubrica “Föj Dur Nostar Calandari” di Fausto Bonoldi; ricerche storiche di Franco Prevosti.