“Non siamo soli?” Al Multisala Impero di Varese una serata tra cinema, ufologia e domande sull’universo

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Una sala attenta, curiosa e partecipe. E soprattutto una domanda che da sempre accompagna l’umanità: siamo davvero soli nell’universo? È stata questa l’atmosfera che ha accompagnato la serata-evento organizzata al Multisala Impero di Varese in occasione della proiezione di Disclosure Day, il nuovo film di Steven Spielberg dedicato al tema dell’ufologia e della possibile vita extraterrestre. Prima dell’inizio della pellicola, il pubblico ha potuto assistere a un incontro introduttivo con il giornalista del Corriere della Sera Flavio Vanetti, da anni appassionato e studioso del fenomeno UFO.

Ad aprire la serata è stato un intervento ironico e coinvolgente del presentatore Andres Garofalo che ha subito strappato sorrisi alla platea: “Questa sera non c’è la pubblicità”, è stato annunciato dal palco, tra gli applausi dei presenti. Poi però il tono si è fatto più riflessivo, entrando nel cuore del tema: l’ufologia tra mistero, testimonianze e interrogativi ancora aperti.

Vanetti ha voluto chiarire subito un concetto fondamentale: “Gli UFO esistono per definizione, perché UFO significa oggetto volante non identificato. Un conto però è vedere qualcosa che non riusciamo a spiegare, altro è dire automaticamente che si tratti di astronavi aliene”. Da lì si è sviluppato un viaggio tra cinema, cronaca, storia e attualità. Il giornalista ha ricordato gli avvistamenti dei piloti della US Navy resi pubblici nel 2017, il concetto di “disclosure” – cioè la progressiva rivelazione di informazioni governative sugli UAP, i fenomeni aerei non identificati – e le molte contraddizioni che ancora accompagnano il tema. Particolarmente forte è stato il legame con il territorio varesino.

Durante l’incontro si è infatti parlato del celebre “caso Magenta-Vergiate” del 1933, considerato da alcuni studiosi uno dei primi presunti crash UFO della storia moderna, precedente persino a Roswell. Secondo alcune teorie, i resti del velivolo sarebbero stati trasferiti negli stabilimenti SIAI Marchetti di Vergiate e successivamente recuperati dagli americani nel dopoguerra. Un episodio che continua ancora oggi ad alimentare curiosità e dibattiti, soprattutto dopo alcune dichiarazioni rese negli ultimi anni davanti al Congresso degli Stati Uniti da ex funzionari e militari americani. La serata ha poi coinvolto direttamente il pubblico, invitato a esprimere la propria opinione. Molti spettatori si sono detti convinti che “qualcosa esista”, sottolineando come l’immensità dell’universo renda difficile immaginare la Terra come unico luogo abitato. Tra riferimenti storici, religiosi, scientifici e cinematografici, il dibattito ha mostrato quanto il tema continui ad affascinare generazioni diverse. E proprio questo sembra essere uno degli obiettivi del film di Spielberg: non tanto dare risposte definitive, quanto riaccendere domande profonde sull’uomo, sul mistero e sul nostro posto nell’universo. Nel finale dell’incontro, Vanetti ha invitato comunque alla prudenza: “Attenzione a non credere che tutto ciò che viene raccontato sia automaticamente vero. La cosiddetta disclosure potrebbe essere anche un processo graduale, pieno di mezze verità, interessi politici ed economici”. Applausi finali e poi il via alla proiezione, in una sala dove, almeno per una sera, il confine tra cinema, fantascienza e realtà è sembrato un po’ più sottile.